LifeAnimal
L'unico magazine "bestiale"
Direttore:

* ULTIME NEWS * World Dog Show 2026: Bologna, in scena la grande bellezza dei cani - Dà fuoco a gatto e lo cucina. A Sarzana fermato un nigeriano -  Gatto nero cercasi, Casting per la serie tv Delitti del BarLume - I cavalli parlano: ecco come distinguere il loro nitrito - 

Si legge in 4 minuti

Cani e gatti, Dario Nardella e la rivoluzione Ue: “No a sfruttamenti”

Cosa cambia per allevamenti, rifugi e proprietarì di cani e gatti dopo l'Approvazione del Regolamento europeo sul benessere animale?
Autore:
Valentina Renzopaoli
aggiornato il
10/04/2026

Microchip obbligatori, registrazione in database nazionali, divieto di accoppiamento tra consanguinei; la rivoluzione annunciata dall'Ue con il Nuovo Regolamento sul benessere di cani e gatti e sulla loro tracciabilità che il Parlamento Europeo dovrà ad approvare il prossimo 28 aprile, la spiega in esclusiva per LifeAnimal.it Dario Nardella, “relatore ombra” del provvedimento, eurodeputato Pd e coordinatore dei Socialisti nella commissione parlamentare Agricoltura e sviluppo rurale, Agri.

Onorevole Nardella, qual è stato il ruolo giocato dall’Italia; quale quello suo personale?

“Ho un cane in casa ed è normale che mi interessi a questo tema, ma soprattutto ho ascoltato l,'esperienza di tante persone che hanno riscontrato problemi o difficoltà con allevamenti, perché il giro d'affari illegale in Europa e in Italia legato al commercio di animali supera il miliardo di euro l'anno: un mercato nero di cui sono cani e gatti a pagare le conseguenze. Gli allevamenti illegali che svolgono pratiche scorrette rappresentano, infatti, una delle cause del maltrattamento e la finalità principale di questo Regolamento è combattere questo fenomeno. Io come relatore per i Socialisti, ma anche come deputato italiano, mi sono battuto, in particolare per l'aspetto che riguarda la tracciabilità; perché se è vero che in Italia il microchip, per i cani, è già realtà, in alcuni Paesi europei non lo è. Il regolamento inoltre, allarga l'obbligo anche ai gatti”.

La tracciabilità totale è un obiettivo ambizioso. Ma come si garantisce l’interoperabilità tra 27 sistemi nazionali che oggi non comunicano tra loro?

“Il regolamento prevede proprio l'interoperabilità dei sistemi: gli Stati Membri saranno obbligati a mantenere aggiornato il proprio database e a garantirne l’interoperabilità affinché cani e gatti con microchip possano essere tracciati in tutta l’UE. Il mercato e il sistema di regole a tutela degli animali dovrà essere valido per tutta l'Europa: i database saranno aggiornati anche con le registrazioni di tutti cani e gatti che entrano in Unione Europea”.

Ma, Onorevole, lei sa che la Cinotecnica in Italia vive ancora dentro un impianto normativo del 1934? e che non si riesce nemmeno a completare il SINAC (Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia)?

“Ha ragione, il regolamento serve proprio a questo, a smuovere i Paesi fermi o rimasti indietro: impone a tutti gli stati membri di raccogliere i dati sul movimento e commercio di cani e gatti, che saranno consultabili dai diversi Stati Membri. Chi non lo ha ancora fatto dovrà necessariamente costruire un proprio database interoperabile”.

Le Regioni italiane hanno venti normative diverse sul benessere animale. Dopo l'approvazione del Regolamento europeo si dovranno adeguare?

“Certo, essendo un regolamento immediatamente applicabile nello stato membro, non è necessaria una legge nazionale di trasposizione, ma le Regioni devono direttamente adeguarvisi. Devono modificare le loro legge se non sono conformi al regolamento e possono farlo solamente con un criterio restrittivo”.

Il regolamento introduce standard giusti ma anche molto elevati. Come pensa che gli allevamenti familiari e di piccola scala possano sopravvivere senza essere schiacciati da costi e burocrazia? Realtà che rappresentano una fetta enorme dell'intero settore.

“Sono consapevole che la realtà italiana è questa. Siamo riusciti a far escludere da alcune disposizioni del regolamento gli allevamenti di piccole dimensioni, quelli che producono al massimo due cucciolate per anno solare hanno meno obblighi rispetto ai grandi. Situazione analoga si è prevista per i rifugi (che hanno massimo 15 cani o gatti) e le famiglie di accoglienza. Quindi, le piccole realtà non sono sottoposte a questi criteri, proprio perché il piccolo non ha i mezzi economici per rispettare tutti gli standard, soprattutto quelli relativi al personale”.

Ma lei sai che è proprio in questa fascia che spesso si annida la zona grigia di illegalità?

“E' vero. Da un lato, non li possiamo penalizzare troppo con adempimenti che non possono rispettare, dall'altro c'è il rischio che tra i piccoli si possa annidare l'illegalità. Mi auguro che le Regioni possano individuare criteri corretti e giusti anche per i piccolissimi allevamenti, anche in base alle realtà territoriali”.

Ci pare che il regolamento non faccia differenze tra animali di razza e no. Avete valutato l’impatto reale sulle razze a bassa diffusione e sugli allevatori che fanno selezione etologica, non produzione industriale?

“Non abbiamo introdotto nessuna distinzione perché il benessere deve essere uguale per tutti”.

I traffici illeciti e le immissioni sui mercati nazionali passano attraverso la vendita commerciale nei negozi o tramite commercianti che utilizzano le piattaforme. Perché si è scelto di non vietare questo tipo di vendite?

“Le vendite on line sono autorizzate perché, a nostro giudizio, possono diventare uno strumento utile a contrastare le vendite nei negozi, che invece, vengono disincentivate. A dire il vero, c'era stato un dibattito su questo punto, ma si è ritenuto che il commercio on line, se gestito da piattaforme serie, possa maggiormente rispondere alle esigenze e ai requisiti di benessere. Sull'online, rimane comunque l'allevatore il responsabile delle informazioni relative alla tracciabilità dell'animale: è lui che deve fornire sull'annuncio le informazioni necessarie”.

Il regolamento impone obblighi severi anche ai rifugi. Avete valutato il rischio che molte strutture non riescano a reggere l’impatto?

“I rifugi hanno già meno obblighi meno degli allevamenti da commercio, però quegli obblighi minimali sono tutti orientati al benessere animali su alimentazione e spazi disponibili e devono essere rispettati. Chi non li rispetta non può rimanere aperto. Saranno le Autorità nazionali che dovranno vigilare sul rispetto delle regole, così come sugli allevamenti”.

C'è chi già sospetta che questo aumento delle norme possa, prima o poi, portare anche a una vera e propria tassazione per chi possiede animali, lei lo esclude?

“Nel regolamento non si menzionano “tasse” ma si parla di sanzioni, perchè un regolamento che non prevede sanzioni non serve a nulla. La scelta del tipo delle sanzioni è lasciato al singolo stato membro. Sicuramente ci possono essere dei costi legati alla microchippatura: in sede di dibattito avevo chiesto che il regolamento spingesse sugli Stati affinché fossero previsti degli incentivi per persone più fragili, come gli anziani. Ma la richiesta risultava troppo eccessiva. Su questo aspetto, potremmo lavorare, mi auguro che Regioni e Stato prevedano un supporto economico per le persone per le quali anche una microchippatura può essere un onere importante.

E tu cosa ne pensi? 
Condividilo con i tuoi amici... Passa parola!

LifeAnimal

Il magazine di informazione dedicato al mondo animale. News, approfondimenti e consigli per il benessere dei tuoi amici. Testata giornalistica in attesa di registrazione presso il Tribunale di Tivoli.
Fondato e diretto da
Valentina Renzopaoli
Nota legale:
Contenuti verificati per rispettare diritti d’autore.
Ideato, progettato e realizzato con il ♥ by
Webmaster Roma
Back to Top
pawmagnifiercrossmenu linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram