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Elefanti, rinoceronti, pappagalli: 4 mila specie vittime dei trafficanti

Ambiente: report WWF, oltre 4mila specie animali e vegetali vittime del commercio illegale: dalla pseudo-scienza alle credenze popolari, cosa uccide
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
03/02/2026

Il 3 marzo è il World Wildlife Day. Secondo un report dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) del 2024, sono oltre 4mila le specie animali e vegetali vittime del commercio illegale nel mondo, ma qualcosa, almeno in Italia, si sta muovendo. È questa la fotografia scattata dal nuovo report 'Crimini di Natura' del Wwf Italia. Il documento analizza l’espansione globale dei crimini ambientali e il loro impatto su ecosistemi, clima, economie e comunità. Il report evidenzia come "il degrado della natura non sia più soltanto una conseguenza di modelli economici insostenibili ma sempre più spesso il risultato di attività illegali organizzate, altamente redditizie e profondamente radicate in reti criminali internazionali".

Le specie più cercate e cacciate dai trafficanti

A livello internazionale, il report evidenzia come, secondo l’Unodc, il commercio illegale di fauna e flora coinvolga circa 4mila specie animali e vegetali in 162 Paesi. "Pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, orchidee e legni pregiati sono tra le categorie più trafficate, mentre i mercati finali spaziano dall’alimentazione alla medicina tradizionale, fino al settore dei beni di lusso", avverte il Wwf che stima profitti globali oltre i 20 miliardi di dollari all’anno anche se i sequestri rappresentano solo una parte minima del traffico reale.

Gli animali vittime delle credenze popolari

Una sezione del report è dedicata alle conseguenze delle credenze popolari e della pseudo-scienza sul benessere degli animali. Specie come pipistrelli, serpenti, gufi, pangolini, leoni e tigri vengono perseguitate o uccise sulla base di miti privi di fondamento. Le superstizioni possono portare allo sterminio di intere popolazioni o alimentare il commercio illecito di parti di animali usate come presunti rimedi medicinali, senza alcuna validazione scientifica. Il report sottolinea l’importanza dell’educazione scientifica e del pensiero critico come strumenti fondamentali di prevenzione.

I rischi che corre l'Italia, paese della Biodiversità

Il rapporto conferma che l’Italia, pur essendo uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, è anche "fortemente esposta alle attività illegali contro la natura. La posizione geografica strategica della penisola la rende un punto di transito privilegiato per traffici internazionali, mentre il bracconaggio continua a rappresentare una minaccia concreta per molte specie selvatiche. Le pratiche illegali comprendono uccisioni, catture e commercio di specie protette, dall’avifauna migratoria ai rapaci, fino ai mammiferi come lupo e cervo, e alla flora protetta, come le orchidee spontanee e le piante officinali". Il traffico di fauna esotica rappresenta un'ulteriore minaccia: specie come tartarughe, uccelli ornamentali, rettili tropicali e perfino piccoli primati vengono commercializzati illegalmente sfruttando canali online e scambi transfrontalieri. Gli incendi dolosi, insieme alla deforestazione illegale, sono invece identificati come una delle cause principali della perdita di foreste nel mondo.

Segnali positivi

"Nonostante la gravità del fenomeno dei crimini di natura, emergono alcuni segnali positivi. Operazioni coordinate tra forze dell’ordine, magistratura, istituzioni e società civile hanno permesso di ottenere importanti risultati in termini di sequestri, arresti e condanne", spiega il Wwf che, da parte sua, "contribuisce in modo determinante attraverso progetti di cooperazione internazionale, attività di vigilanza diretta delle guardie volontarie, unità cinofile antiveleno e iniziative formative rivolte a comunità locali e operatori pubblici e l’azione degli avvocati del Panda presenti nelle aule di giustizia".

Domenico Ajello, Wwf: "Servono leggi più efficaci e controlli più severi"

“I crimini di natura non rappresentano un problema isolato: compromettono la salute degli ecosistemi, riducono i servizi naturali da cui dipendiamo, aggravano gli impatti climatici e minacciano la nostra sicurezza. Fermarli è possibile se istituzioni, esperti e associazioni collaborano: servono leggi più efficaci, controlli più severi, filiere sostenibili e un forte impegno culturale nel contrastare disinformazione e consumi illegali. L'Italia si trova di fronte a una occasione storica: entro maggio 2026 dovrà recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente che contiene una serie di norme mirate ad aumentare gli strumenti di repressione delle illegalità ambientali, incluse quelle contro la vita selvatica”, ha dichiarato Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura Wwf Italia.

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