Studio pubblicato sulla rivista Nature che potrebbe aprire nuove strade contro la perdita della vista nell'uomo
Vivono per secoli nelle profondità fredde e quasi prive di luce dell’Artico e dell’Atlantico settentrionale, ma non diventano ciechi. Al contrario, gli squali della Groenlandia, i vertebrati più longevi al mondo, conservano una vista sorprendentemente efficiente anche dopo centinaia di anni. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature che potrebbe aprire nuove strade per comprendere e contrastare la perdita della vista legata all’età negli esseri umani.
Vivere al buio o quasi a 300 metri di profondità
Per lungo tempo si è pensato che questi grandi squali, che possono superare i 400 anni di età e vivere fino a 3.000 metri di profondità, avessero progressivamente perso la funzione visiva, come accaduto ad altre specie adattate all’oscurità permanente. Anche la presenza frequente di parassiti sulla cornea aveva rafforzato l’idea di una vista compromessa. Le nuove analisi raccontano però una storia diversa. I ricercatori hanno studiato occhi di squali della Groenlandia fino a 130 anni di età, confrontandoli con quelli umani e bovini, e hanno analizzato l’intero genoma della specie.
La regola dell'evoluzione sugli organi e l'adattamento

“Dal punto di vista evolutivo, non si mantiene un organo che non serve” spiega Dorota Skowronska-Krawczyk, fisiologa dell’Università della California a Irvine e autrice senior dello studio, sottolineando come l’orientamento degli occhi degli squali verso la luce suggerisse una funzione visiva ancora attiva. Le analisi mostrano che la retina degli squali non presenta segni evidenti di degenerazione e conserva i principali tipi cellulari necessari alla visione. Inoltre, i parassiti presenti sulla cornea non impediscono alla luce di raggiungere la retina. Le caratteristiche anatomiche e l’espressione genica indicano un sistema visivo ben adattato alla visione in condizioni di scarsa illuminazione. Il risultato più rilevante riguarda però il livello insolitamente elevato di espressione dei geni coinvolti nella riparazione del Dna nella retina.
Gli effetti della ricerca sull'uomo
“Questa attività potrebbe sostenere l’integrità dei tessuti oculari per tempi estremamente lunghi” spiegano gli autori, suggerendo un possibile meccanismo chiave che consente agli squali di preservare la vista per secoli. Secondo i ricercatori, comprendere come questi animali riescano a mantenere un sistema visivo funzionale per una durata di vita così estrema potrebbe offrire nuovi spunti per lo sviluppo di terapie contro patologie oculari legate all’invecchiamento, come glaucoma e degenerazione maculare.
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