L'accusa: “Caos normativo, non sono tutelati benessere animale e lotta al commercio illegale”
Banca dati nazionale per l'Identificazione animali da compagnia: è pronta la nuova bozza del decreto Sinac, sulle modalità tecniche e operative per l'implementazione del Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia. Si tratta della banca dati nazionale da far confluire poi in un sistema europeo di tracciamento, "ma la direzione generale della Sanità scavalca ben due ministeri", quello dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) e quello dell'Economia e Finanze (Mef).
Il Gruppo allevatori cinofili alza la voce

L'anticipazione arriva dall'associazione nazionale Gruppo allevatori cinofili (Gac), che riunisce gli allevatori di cani di razza chiedendosi "dov'é l'Enci", l'ente nazionale cinofilia italiana, e sollecitando la soluzione di un caos normativo. L'associazione ha chiesto un incontro urgente alla Direzione generale della sanità animale e del farmaco e al sottosegretario con delega alla salute animale Marcello Gemmato. Nella missiva, il Gac sottolinea la "discutibile consuetudine di non coinvolgere i portatori di interesse", cioè gli allevatori e contesta "una serie di incongruenze e affermazioni che trovano smentita nelle dichiarazioni del Masaf alla stessa Associazione riguardo a un chiarimento interpretativo sulla Legge n.349/1993 (Norme in materia di attività cinotecnica), proprio sui presupposti per l'esercizio dell'attività allevatoriale".
Presta: "Siamo al caos normativo"
La nuova bozza, spiega il presidente del Gac, Attilio Presta, "sancisce che sono registrati come 'amatoriali' gli allevatori che non sono equiparati ad imprese agricole", in pieno contrasto con quanto stabilito dal Masaf ed entrando anche nelle specifiche competenze del Mef e del fisco. "Ecco perché - rileva il presidente del Gac - chiediamo che ruolo abbia avuto l'Enci, che sulla carta dovrebbe agire su interesse e su mandato da una parte degli allevatori e dall'altra del Masaf, e che cosa intenda fare per evitare un ulteriore aggravamento del già ingestibile caos normativo in materia".

Divisi tra imprenditori agricoli e commerciali: il Masaf aveva chiarito
Il Masaf, spiega l'associazione, "aveva chiarito in modo inequivocabile che 'l'allevatore che non potrà essere considerato imprenditore agricolo, assumerà la qualifica di imprenditore commerciale ai sensi dell'articolo 2195 del codice civile oppure di semplice allevatore amatoriale (se non svolga attività economiche)". "L'attività di allevamento - spiega ancora Presta - è infatti una attività d'impresa perché immette cuccioli sul mercato. Diversamente è un hobby, ma l'hobbista non vende cuccioli e non fa cucciolate ogni anno". Secondo l'associazione, "l'assurdità più grave sta non solo nell'aver voluto distinguere una attività di allevamento tra amatoriale ed ordinaria ma di averlo fatto sulla base della detenzione di 'femmine intere in età riproduttiva' evidenziando che il problema non è sanitario e di biocontenimento (nel qual caso perché conteggiare le sole femmine e non anche i maschi?) ma esclusivamente ideologico, alimentato da preconcetti e da spinte lobbistiche per contrastare l'attività di chi alleva cani di razza".





