Il tempo stringe. A pochi giorni dal Natale, la Regione Piemonte si prepara a varare il Regolamento attuativo dell’articolo 38 della Legge Regionale 9 aprile 2024, n. 16 – “Disposizioni coordinate in materia di tutela degli animali da compagnia e prevenzione del randagismo”. Una norma che, sin dalla sua approvazione, era stata salutata come innovativa e capace di proiettare il Piemonte verso un futuro più giusto e consapevole per il benessere animale.
Una partita cruciale

Con il Regolamento, la Giunta presieduta da Alberto Cirio ha l’occasione di dimostrare coraggio e visione, candidando il Piemonte a “stella polare” di un cambiamento che, in ogni caso, arriverà con il Regolamento europeo. Ma la sensazione diffusa tra associazioni, allevatori e cittadini è che questa opportunità rischi di essere sprecata se non gestita correttamente e da chi ha reale competenza.
Serve dialogo ma qualcosa non sta funzionando
Fino a pochi mesi fa, il confronto con i portatori di interesse era costruttivo e partecipato. Oggi, invece, il clima è cambiato: tavoli di lavoro saltati, associazioni escluse, risposte ufficiali che non arrivano. È piombato tutto in un verticismo esasperato, che ripropone modalità gestionali ormai superate e riferimenti normativi non più adeguati.
Un settore in ansia
Animalisti, allevatori di cani e gatti, professionisti e famiglie attendono con trepidazione un testo che dovrebbe segnare un passo avanti. Ma l’attesa si è trasformata in ansia: la mancanza di trasparenza e di coinvolgimento rischia di minare la fiducia e di vanificare lo spirito innovatore della Legge Regionale 16.
Serve responsabilità politica
Non va dimenticato che la delega al benessere animale è nelle mani del Presidente della Regione. È dunque legittimo chiedere: la politica è davvero informata di ciò che sta accadendo nei suoi Uffici? Chi governa questi processi? E soprattutto, chi si assume la responsabilità di un eventuale passo indietro rispetto alle promesse di modernità e partecipazione?
Un appello ai vertici regionali
È il momento di riaprire il dialogo, di restituire voce alle associazioni e ai portatori di interesse, di dimostrare che il Piemonte non vuole solo inseguire l’Europa ma guidare il cambiamento. Il Regolamento sul benessere animale non può nascere nel silenzio e nell’esclusione: deve essere frutto di coraggio politico, trasparenza e partecipazione.








