La privazione porta la Drosophila a nutrirsi di etanolo. Sorpresa: i loro spermatozoi sono più grandi di quelli umani
E lo chiamano moscerino: privati dei rapporti sessuali i moscerini della frutta si consolano consumando alcool. La scoperta non è nuova ma è tornata in auge grazie alla riproposizione sui social di uno studio sulla rivista Scienze che ha dimostrato come l'assenza di sesso, li porti a consumare l'etanolo.
Ma i maschi di Drosophila vanno ben oltre il sesso riproduttivo, perché la natura li ha dotati di spermatozoi che sono 20 volte più grandi delle loro dimensioni e mille volte più grandi degli spermatozoi umani. Insomma, dietro la definizione di “moscerino” si nasconde una macchina da riproduzione complessa e super efficiente che riesce persino a tormentare le femmine, privandole del sonno per la continua richiesta di accoppiamento.
Etanolo uguale alcool: ecco casa accade
In pratica, quando i moscerini hanno una regolare attività sessuale hanno un incremento nel cervello di un neuropeptide (NPF) che aumenta il senso di soddisfazione. Se hanno deprivazione sessuale devono compensare con l'alcool per aumentare NPF.

L'esperimento scientifico
Scrivono i ricercatori di Scienze: “I sistemi di ricompensa del cervello rafforzano i comportamenti necessari per la sopravvivenza delle specie, tra cui il sesso, il consumo di cibo e l'interazione sociale. Le droghe di abuso cooptano questi percorsi neurali, che possono portare alla dipendenza. Qui, abbiamo usato Drosophila melanogaster per indagare la relazione tra ricompense naturali e farmacologiche. Nei maschi, l'accoppiamento aumentava, mentre la privazione sessuale si riduceva, i livelli di neuropeptide F (NPF). Attivazione o inibizione del sistema NPF a sua volta ha ridotto o migliorato la preferenza di etanolo. Questi risultati collegano così l'esperienza sessuale, l'attività del sistema NPF e il consumo di etanolo. L'attivazione artificiale dei neuroni NPF era di per sé gratificante e precludeva la capacità dell'etanolo di agire come ricompensa. Proponiamo che l'attività dell'asse del recettore NPF-NPF rappresenti lo stato del sistema di ricompensa della mosca e modifichi il comportamento di conseguenza”.
Moscerini alcolisti?
La lista delle specie che ingeriscono alcol in natura continua ad allungarsi con ogni nuova ricerca. Le mosche dell’aceto, da tempo associate all’alcol per la loro tendenza a riprodursi su frutti fermentati, sono solo la punta dell’iceberg. Insetti come api e farfalle, uccelli come colibrì e beccofrusoni, mammiferi come i tupai dalla coda di penna e i lori pigmei, e persino primati non umani, inclusi gli scimpanzé (uno dei nostri parenti evolutivi più prossimi), sono stati tutti documentati mentre consumavano sostanze contenenti etanolo.
La Natura è un bar sempre aperto
L’etanolo è sorprendentemente comune nell’ambiente naturale. Contrariamente alla percezione comune che lo associa principalmente alle bevande prodotte dall’uomo, si trova naturalmente in molti frutti, nettari e linfe. Il processo è semplice quanto inevitabile: quando i lieviti, incluso il Saccharomyces cerevisiae (il famoso lievito di birra), colonizzano frutti ricchi di zuccheri, fermentano questi zuccheri producendo etanolo. A scriverlo è il magazine Futuroprossimo.it che spiega con ricchezza di particolari come gli animali abbiamo a disposizione quantità pressoché infinite di etanolo.
Ogni zona della terra ha il suo cocktail
“Questo processo di fermentazione naturale trasforma le foreste e le giungle in veri e propri bar a cielo aperto. Studi condotti in diverse parti del mondo (da Panama a Costa Rica, da Singapore a Israele fino alla Finlandia) hanno documentato la presenza di etanolo in frutti selvatici. Sebbene la concentrazione di etanolo in questi frutti sia generalmente inferiore a quella delle bevande alcoliche prodotte dall’uomo, alcuni frutti troppo maturi, come quelli della palma nera (Astrocaryum standleyanum), possono contenere livelli di etanolo paragonabili a quelli di una birra standard (circa 5%)”.
Gli umani si ubriacano, gli animali si nutrono
Questa ubiquità dell’etanolo in natura spiega perché così tante specie diverse lo ingeriscono regolarmente. Non è che questi animali stiano cercando di ubriacarsi: stanno semplicemente mangiando ciò che è disponibile nel loro ambiente naturale, che spesso include frutti in vari stadi di fermentazione.





