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“Microchip di cani morti a quelli vivi”. La denuncia in Emilia

Il consigliere di FI, Vignali denuncia irregolarità nell'attribuzione dei microchip nei canili convenzionati gestiti da coop e privati. La Regione dovrà chiarire
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
19/03/2026

“A Reggio Emilia sarebbe frequente, nelle strutture di ricovero in convenzione, la pratica irregolare di sostituire il microchip tra animali deceduti e nuovi ingressi”. A lanciare l’allarme, chiedendo spiegazioni alla giunta regionale dell'Emilia-Romagna su questa pratica, è Pietro Vignali di Forza Italia.

Le regole violate

Rimarca il consigliere: “La regolarità della procedura dell’attribuzione del microchip è fondamentale per garantire l’identificazione dell’animale nelle pratiche di accalappiamento, cessione, adozione e restituzione. Mentre in passato era consueta per tutti gli operatori del settore, ora non sarebbe più eseguita in strutture convenzionate, che non sarebbero nemmeno munite del lettore apposito”.

Canili "in mano a coop e privati"

Prosegue Vignali: “Le gestioni esternalizzate a cooperative o comunque a privati di canili ha generato, in diverse realtà, una preoccupante carenza di trasparenza e una gestione dei flussi di ingresso e uscita degli animali difficilmente monitorabile”. Rimarca: “Si avverte, poi, un incremento del commercio di animali provenienti da altre regioni o dall’estero, spesso gestito senza i necessari controlli”.

Vignali interroga la Regione Emilia Romagna

Vignali, nel chiedere “il rispetto della legge sulla gestione degli animali in queste strutture”, vuole sapere dall’esecutivo regionale “se intenda rendere obbligatoria l’identificazione fotografica e la tracciabilità immediata dell’animale sin dal momento del recupero o dell’ingresso in struttura, al fine di prevenire frodi legate ai microchip”. Chiede, poi, “quali azioni di monitoraggio specifiche si intendano intraprendere per accertare che la ‘finalità prioritaria dell’adozione’ sia perseguita con zelo dai gestori delle strutture convenzionate, sradicando il fenomeno dei canili intesi come luoghi di mera detenzione a fini di lucro”.

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