La proposta del leghista Stefano Valdegamberi all'esame del veterinario Sonia Fey: “Per il consumo servirebbero abbattimenti in condizioni controllate, ispezione veterinaria ufficiale e analisi specifiche"
Mangiare le nutrie? Quando la gestione fa più paura del problema. Ciclicamente, quando un problema non viene risolto per tempo, succede una cosa curiosa: si smette di gestirlo e si inizia a normalizzarlo. È quello che sta accadendo con le nutrie una specie invasiva, responsabile di danni ambientali enormi, rischio concreto per argini, coltivazioni e sicurezza idrogeologica. Fin qui nulla da discutere. Il problema è come si sceglie di affrontarlo. Negli ultimi giorni è circolata l’idea di “valorizzare” la nutria come risorsa alimentare. Tradotto: mangiamola. Ed è qui che il pragmatismo rischia di trasformarsi in una scorciatoia concettuale. Non tutto ciò che si può abbattere deve automaticamente finire nel piatto.
Un roditore che vive spesso in ambienti contaminati
La nutria non è un animale allevato, né gestito, né inserito in una filiera alimentare strutturata. È un roditore semiacquatico che vive stabilmente in fossi, canali, risaie, zone umide spesso contaminate. Non si tratta di pregiudizio o di gusto personale. Si tratta di sanità pubblica. Un animale che vive in ambienti acquatici stagnanti è, per definizione, un potenziale serbatoio di patogeni.
Cosa si rischia se si inserisce nella dieta umana

La nutria è associata a un rischio concreto di trasmissione di diverse zoonosi, prima fra tutte la leptospirosi. A questo si aggiungono batteri enterici, parassiti e contaminanti ambientali. E no, la risposta non può essere “basta cuocerla bene”. La sicurezza alimentare non funziona così. Per rendere una carne idonea al consumo servirebbero abbattimenti in condizioni controllate, ispezione veterinaria ufficiale e analisi specifiche. Applicare tutto questo alla nutria significa rendere il processo antieconomico, complesso e privo di reale senso pratico.
Il fallimento è averla fatta proliferare senza controlli
Il vero fallimento è a monte. La nutria non è il problema in sé. Il problema è aver lasciato proliferare una specie invasiva per anni, senza piani seri, senza continuità e senza assunzione di responsabilità. L’abbattimento selettivo, pianificato e scientificamente fondato, è uno strumento necessario. Trasformare una specie infestante e sinantropica in una proposta gastronomica è invece un messaggio sbagliato e fuorviante. Forse il punto non è decidere se la nutria sia commestibile oppure no. Il punto è chiedersi come siamo arrivati a discuterne. Quando una specie invasiva diventa così diffusa da essere proposta come alternativa alimentare, non siamo davanti a una soluzione. Siamo davanti a un ritardo gestionale. I problemi complessi si affrontano con competenze, pianificazione e responsabilità. Non con un menù degustazione.
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