LifeAnimal.it ha documentato con un'inchiesta il proliferare da nord a sud d'Italia di offerte d'acquisto di cani con la possibilità di rateizzare il costo. Esseri senzienti venduti come elettrodomestici e a prezzi “stracciati: Giancarlo Graziosi, lei è vicepresidente dell'Associazione Nazionale Gruppo Allevatori Cinofili, cosa ne pensa?
“La rateizzazione in sé non è il male assoluto. È uno strumento, punto. Il problema è come viene usata. In molti casi diventa un modo per dare via cuccioli al primo che passa, senza capire chi è, come vive e se quella razza è adatta a lui. E questo non è allevamento, è commercio puro. Qui parliamo di animali, non di un televisore. Un allevatore serio vuole conoscere la famiglia, capire se il cucciolo crescerà nel modo giusto e restare un riferimento anche dopo. Le offerte che girano sui social – “prendi subito, paghi poi” – vanno nella direzione opposta. Lo strumento può esistere, ma non può sostituire la responsabilità”.
Il prezzo di acquisto di un Barboncino si aggira intorno ai mille euro. Chi vende garantisce che l'animale ha tutti i documenti in regola. Quali sono?

“Quando un Barboncino viene proposto a mille euro, bisogna fermarsi un attimo. È un prezzo che non torna. Un prezzo troppo basso di solito nasconde qualcosa: provenienza poco chiara, zero selezione, nessuna garanzia sanitaria o, peggio ancora, condizioni discutibili per la madre. Perché è da lì che si parte: come vive la madre del cucciolo? Se quel prezzo non copre neanche il mantenimento dignitoso di una fattrice, c’è già la risposta. “Documenti in regola” non significa niente se non c’è un pedigree ufficiale, il microchip correttamente registrato e una documentazione sanitaria trasparente. Tutto il resto sono parole”.
Tra le tante possibilità che offre questo mercato che spopola sui social, il pedigree dell'animale è solo a richiesta. Che differenza c'è tra un cane con pedigree e uno senza? E quanto influisce sul prezzo?
“Il pedigree costa venticinque euro, quindi non è quello a determinare il prezzo. Conta tutto ciò che c’è dietro: selezione, controlli, salute della linea, riproduttori testati, condizioni di vita degli animali. Il pedigree è solo il documento che certifica l’origine. Senza pedigree non sappiamo niente: non sappiamo chi sono i genitori, da dove arriva il cucciolo, che tipo di selezione c’è stata. È come comprare al buio. E quando si compra al buio, spesso si finisce per alimentare filiere che non fanno il bene degli animali. Questo sì che influisce sul prezzo: la qualità del lavoro”.

Voi allevatori vi siete organizzati per offrire la possibilità di acquisti a rate? Se no, perché?
“Non lo incoraggiamo. Non perché sia vietato, ma perché rischia di far partire tutto al contrario. Prima si sceglie il cane, poi si pensa a come pagarlo. Non funziona così. Prima bisogna capire se quella razza è giusta per quella famiglia. Bisogna parlare, valutare, capire dove andrà a vivere il cucciolo. Se dopo c’è bisogno di una forma di pagamento diversa, se ne parla. Ma se l’acquisto parte dalla finanziaria, vuol dire che la scelta non è stata ragionata. E questo crea problemi dopo”.
“Vendesi cani provenienti da allevamenti di fiducia”, recita la pubblicità. Quindi provenienti anche dai vostri?
“No. Gli allevamenti seri non delegano la vendita a portali o intermediari. Un allevatore deve conoscere la famiglia, capire dove andrà il cucciolo e restare un punto di riferimento. “Allevamenti garantiti” è uno slogan, non una certificazione. La garanzia vera è la tracciabilità dell’origine — e quella la dà solo il pedigree — e la trasparenza dell’allevatore che ti apre le porte e ti mostra come vivono i suoi cani. Il resto è marketing”.





