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Catturava gatti e poi li torturava a morte: indagato medico di Brindisi

Dopola perquisizione domiciliare, sequestrata una gabbia trappola, un bastone e un girabacchino, presumibilmente utilizzati per catturare e tentare di colpire gli animali
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
23/02/2026

Avrebbe ucciso tre gatti e tentato di ammazzarne altri cinque: la Procura della Repubblica di Brindisi ha emesso, nei confronti di un brindisino di 51 anni, Cristian Luca Ghezzani, di professione medico, un avviso di conclusione delle indagini preliminari riguardante numerosi episodi di maltrattamenti ed uccisione di gatti, verificatisi nei mesi scorsi a Brindisi.

Le indagini della Squadra Mobile

Dalle indagini, svolte dalla Squadra Mobile della Questura, è emerso che sono tre le uccisioni di felini addebitabili all'uomo e altri quattro tentativi, non consumati per cause non dipendenti dalla sua volontà. In alcuni casi sarebbe avvenuto nei pressi delle colonie feline.

Torture sino ad ucciderli

A un gatto è stata tranciata la coda dopo un colpo alla testa. A un altro è stato provocato lo sfondamento del cranio e della regione inguinale, per poi caricarlo in auto e gettarlo dal finestrino privo di vita. Un terzo micio sarebbe stato drammaticamente investito. E poi ancora, colpi alla testa e sul corpo, talvolta accompagnati da tagli lunghi circa quattro centimetri.

Inchiodato dalle telecamere

I fatti si riferiscono a un periodo tra il 2023 e il 2025. I poliziotti si sono avvalsi di osservazioni e pedinamenti e di numerose telecamere di controllo delle colonie feline della città. Sono stati così ricostruiti gli spostamenti del 50enne ed i singoli episodi contestati. Nel corso delle indagini è stata anche effettuata una perquisizione domiciliare al termine della quale sono stati sequestrati una gabbia trappola, un bastone e un 'girabacchino', utilizzati per catturare e tentare di colpire gli animali.

Infine, le attività tecniche effettuate dal Gabinetto provinciale di polizia scientifica, e con l’ausilio di un consulente tecnico dalla Procura della Repubblica, hanno accertato che all’interno della gabbia trappola, sul bastone e all’interno dell’auto utilizzata dall’uomo vi fossero effettivamente tracce di sangue e peli riconducibili a gatti.

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