Il Tavolo di lavoro sui cani d’assistenza, istituito presso il Gabinetto di Alessandra Locatelli, ministro per la Disabilità, nasceva con l’obiettivo di costruire finalmente un quadro normativo chiaro e condiviso per un settore che in Italia attende da anni riconoscimento, organizzazione nazionale e standard tecnici uniformi. Ma la composizione del Tavolo ha subito sollevato diverse perplessità: le figure selezionate sono state poche e non pienamente rappresentative dell’ampio patrimonio di competenze e dell’esperienza tecnica consolidata presente nel Paese.
Molti professionisti con anni di comprovata attività nel campo dei cani d’assistenza – tecnici, formatori, enti storici e realtà specializzate – non sono stati invitati, nonostante avrebbero potuto contribuire in modo significativo con competenze, dati e documentazione maturati sul campo. Nel frattempo, proprio grazie al supporto esterno di alcuni di questi esperti esclusi, è arrivata al Tavolo una mole di materiale tecnico indispensabile per avviare un confronto serio.
Il rinvio a dicembre
La quantità e la complessità dei documenti, risultato di anni di lavoro e ricerca di un settore cresciuto senza una cornice normativa nazionale, hanno però reso necessario un rinvio: il Tavolo è stato posticipato a dicembre per permettere l’analisi approfondita del materiale. Una decisione che riflette l’ampiezza e la delicatezza del lavoro richiesto.

Gli operatori del settore sottolineano come il Tavolo rappresenti un passaggio cruciale per arrivare a un vero riconoscimento delle figure professionali e degli enti qualificati, oltre che a una struttura nazionale finalmente coerente. Tra i partecipanti al Tavolo sono presenti professionisti, ma anche alcune figure con un’esperienza ancora limitata nel campo dei cani d’assistenza. Una composizione che, secondo diversi addetti ai lavori, rischia di indebolire il confronto tecnico e di rallentare un processo atteso da molti anni.
Il timore di una rappresentanza limitata
Il timore diffuso è che la mancanza di un adeguato equilibrio tra esperienza consolidata ed esigenze normative possa ostacolare la definizione di standard efficaci, fondamentali sia per la tutela delle persone con fragilità e delle loro famiglie, sia per chi opera professionalmente nel settore da lungo tempo. L’auspicio, in vista di dicembre, è che venga valorizzato il vasto patrimonio tecnico già disponibile e che il Tavolo possa lavorare con una rappresentanza più completa delle competenze presenti in Italia, colmando finalmente un vuoto normativo che pesa da troppo tempo su famiglie e operatori.








