La bozza di decreto legge che dà accesso al Sinac è un pasticcio che apre le porte all'evasione fiscale. Il silenzio di Giorgetti e delle Entrate
Il ministro Lollobrigida finisce all'angolo per mano del collega della Salute, Schillaci: le nuove regole per gli oltre 12 mila allevatori di cani e gatti, 9 mila dei quali riconosciuti dal Masaf di Lollobrigida le sta scrivendo il ministero che si occupa di sanità, pur obbligando gli operatori ad avere, uno status di “Agricoltori” e quindi sotto la gestione del ministro titolare del Masaf.
Il cortocircuito legislativo
E' una specie di cortocircuito legislativo che prepara una rivoluzione per gli operatori del settore, in base all'articolo 10 della bozza del decreto Schillaci che disciplina l'accesso al Sinac, il sistema di identificazione degli Animali da Compagnia.

LifeAnimal.it ha letto la bozza del decreto: ecco cosa dice l'articolo 10
All'articolo 10 della bozza che LifeAnimal.it ha potuto visionare in anteprima, si legge testualmente:“Per gli allevamenti di cani iscritti a Libro genealogico ufficialmente riconosciuto dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) ai sensi del D.lgs. 529/92 si applicano le eventuali disposizioni più restrittive approvate con decreto del MASAF e sono registrati come “amatoriali” ai sensi delle presenti indicazioni quelli che non sono equiparati ad imprese agricole ai sensi del Decreto 28 gennaio 1994 - Definizione di "imprenditore agricolo", ai sensi dell'art. 2, comma 3, della legge 23 agosto 1993, n. 349 recante: “Norme in materia di attività cinotecniche”. La frequenza di riproduzione per ogni fattrice non può superare 3 gravidanze ogni 24 mesi (ivi compresi casi di natimortalità) a cui devono obbligatoriamente seguire 12 mesi in cui l’animale non è impiegato nella riproduzione”.
Chi alleva cani o è un imprenditore agricolo, oppure lo fa per hobbi
Tradotto dal burocratichese, chi alleva cani di razza (i gatti e i furetti sono misteriosamente scomparsi dal Decreto) o sono imprenditori agricoli professionali, oppure “amatoriali”. E qui il burocrate si scava la fossa, perché nell'ordinamento italiano, la definizione di “amatoriale” non esiste da un punto di vista giuridico. Amatoriale è “appassionato”, hobbista e va dalla cucina sino alla cura delle farfalle. L'unica condizione è di non essere retribuiti per la “passione” che, come tale è attività cerebrale e “ludico ricreativa”.
Per il Fisco l'amatore non esiste

Se non bastasse il pasticcio di Schillaci e l'inerzia di Lollobrigida, l'articolo 10 apre le porte all'evasione fiscale “garantita per legge”. Qualcuno avvisi il ministro delle Finanze, Giorgetti e l'Agenzia delle Entrate, perché basterà definirsi “amatoriali” per lavorare senza pagare un euro di tasse. Anche perché negli odiatissimi Codici Ateco dell'Istat, non esiste “l'amatorialità di nessun lavoro vero”.
Gatti e furetti senza regole
Sintesi delle sintesi: il sistema degli allevatori di cani (senza gatti e furetti che in teoria lo scrivente potrebbe allevare in soffitta, ndr) è avviato allo sbando. Secondo il decreto Schillaci, allevare e vendere un cane, sarà come curare e commercializzare un carciofo: niente tasse se il banco è in prossimità del campo.
Cosa è il Sinac
Ma perché tanta attenzione su quell'oggetto che si chiama Sinac? Il sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia nasce da due esigenze reali chieste ad alta voce dall'Europa dopo il Covid e con l'obiettivo di avere sotto controllo numerico e sanitario la popolazione che vive nelle nostre case. Senza Sinac, basterebbe una mutazione genetica, il cosiddetto salto di specie, di un virus presente nei nostri cani, per scatenare potenzialmente un'epidemia. Il ricordo dei pipistrelli del mercato di Wuan è ancora vivo negli occhi di chi assisteva con paura ai servizi sulla diffusione del Covid-19.
Tre cucciolate l'anno certificano una professione
Ma chi guadagna e chi rischia definendosi “amatoriale”? Tolti i “professionisti” che fanno un lavoro trasparente e con supporti medico scientifici palesati dalla fiscalità gli “amatoriali” in linea di principio dovrebbero essere appassionati che magari con una femmina di cane, si organizzano per una cucciolata occasionale. Già due cucciolate l'anno profumano di “evasione fiscale” che se diventano tre, allora si trasformano in un lavoro con reddito da professione.
L'articolo 10 del Decreto è un errore grossolano
Di fronte a un testo che legittima la passione trasformata in commercio “abusivo”, viene da chiedersi se l'estensore sia un burocrate affermato e ben pagato del ministero, oppure una mano misteriosa ha suggerito la tutela “dell'illegale”.
Il decreto va riscritto nel segno della legalità
Un consiglio, infine, a chi scrive le leggi: le norme secondo il diritto italiano, regolano, definiscono comportamento virtuosi e si decidono dopo aver ascoltato gli esperti e i professionisti. Forse questo decreto va rivisto e riscritto nel segno della legalità.





