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Allevamento prigione a Trento: 35 Husky per lo sleddog liberati. Foto e video

La struttura era nata nel 2016 con un progetto promosso dalle istituzioni locali. Millegrobbe punto di riferimento nazionale e internazionale
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
16/02/2026

Durante un’operazione del Corpo forestale Trentino in collaborazione con LAV, nella giornata di sabato 14 febbraio sono stati presi in custodia dall’associazione animalista 35 cani detenuti in un centro in Trentino, in località Millegrobbe-Lavarone. Il sequestro preventivo degli animali e della struttura dove erano detenuti è stato motivato dalla detenzione in condizioni incompatibili con la natura degli animali, come previsto dal Codice penale. Altri due cani sono stati affidati nei giorni scorsi all’associazione locale.

La denuncia della Lav contro la struttura di Lavarone

Lo Sportello Maltrattamenti LAV della sede di Trento aveva recentemente presentato una documentata segnalazione in merito alle gravi condizioni di detenzione di circa quaranta cani di tipologia Alaskan Husky presso un allevamento di cani da slitta situato in località Millegrobbe, nel Comune di Lavarone in Trentino. A seguito della segnalazione presentata da LAV, il Corpo forestale Trentino ha effettuato un sopralluogo congiunto con l’Azienda Sanitaria provinciale, che ha confermato la detenzione in condizioni inaccettabili per i cani.

Denutriti e in pessime condizioni sanitarie

Dalle verifiche effettuate è inoltre emerso che molti degli animali versavano in evidente stato di denutrizione ed erano detenuti in condizioni igienico-sanitarie fortemente precarie, all’interno di gabbie fatiscenti e sottodimensionate prive di cucce e di adeguati spazi di ricovero. Le condizioni riscontrate risultano incompatibili con la natura degli animali e difformi rispetto alle loro esigenze etologiche di specie.

Gli Husky affidati alle cure della Lav

“I cani, ora affidati a LAV, verranno seguiti da veterinari e personale competente che potrà garantire loro cure adeguate. LAV, come in ogni situazione in cui viene chiamata a prendersi carico di animali, garantirà loro dignità, diritti e un futuro degno di questo nome, liberi dallo sfruttamento a scopo di lucro esattamente come meritano”, ha dichiarato Annarita D'Errico responsabile Sportelli LAV contro i maltrattamenti sugli animali.

Millegrobbe ambiva a centro nazionale

La struttura era nata nel 2016 nell’ambito di un progetto promosso con il coinvolgimento e il supporto delle istituzioni locali e con l’obiettivo di rendere Millegrobbe un punto di riferimento nazionale e internazionale per la disciplina dello sleddog.

Cosa è lo Sleddog. In Italia è riconosciuto dal Coni come attività sportiva

Lo sleddog è un’attività che si fonda sullo sfruttamento dei cani a fini ludici ed economici. I cani vengono infatti utilizzati come strumenti di attrazione per il pubblico, spesso senza adeguate garanzie di tutela del loro benessere. Nonostante in diversi Paesi questa pratica sia sempre più oggetto di limitazioni e contestazioni, da alcuni anni lo sleddog viene promosso anche in Italia, con controlli insufficienti e standard non uniformi. Appare inoltre inaccettabile che lo sleddog sia riconosciuto addirittura dal CONI come attività sportiva attraverso la federazione di settore, la FIDASC, contribuendo così a legittimare una pratica fondata sull’uso degli animali a scopo di lucro. Sebbene lo sleddog non sia, non a caso, disciplina olimpica, tale riconoscimento nazionale risulta ancora più stonato nel contesto delle Olimpiadi Invernali attualmente in corso nel nostro Paese, evento che dovrebbe rappresentare valori di rispetto e sostenibilità, non certo l’utilizzo degli animali come mezzi di intrattenimento.

Venti cani messi all'asta

Spiega la Lav: “A distanza di anni dall’inaugurazione, la realtà del Centro di Millegrobbe che emerge è drammaticamente diversa da quella annunciata: la struttura appare in stato di abbandono e degrado, circondata da rifiuti ed escrementi, con odori percepibili a diversi metri di distanza nonostante le basse temperature. L’attività risulta di fatto cessata da tempo, mentre decine di cani sono rimasti segregati in condizioni incompatibili con il loro benessere psico-fisico, esposti anche alle rigide temperature invernali e in totale isolamento. Particolarmente grave il fatto che circa una ventina di questi cani erano stati messi addirittura all’asta”.

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