Ci sono due luoghi che raccontano meglio di qualsiasi analisi tecnica il fallimento dello Stato nel governare il settore degli animali da compagnia: Afragola e Ponte Galeria. Due casi diversi, due territori lontani, un’unica storia: quella di un Paese che da vent’anni chiude gli occhi davanti a traffici illeciti, cucciolate fantasma, abusi e sofferenza animale. E che continua a farlo anche oggi, mentre si discute di SINAC, di tracciabilità e di prevenzione sanitaria come se fossimo in un Paese normale.
Il filo rosso: un sistema costruito per non funzionare
Afragola e Ponte Galeria non sono eccezioni. Sono la regola. Sono il prodotto di un impianto normativo che ancora oggi si basa su criteri del 1934, quando gli allevamenti venivano classificati come “industrie insalubri”. Sono il risultato di un Accordo Stato-Regioni del 2003 mai aggiornato, che ha congelato il settore in un limbo dove tutto è possibile e nulla è controllabile.
E mentre l’Europa parla di benessere etologico, di prevenzione sanitaria, di valutazione del rischio, l’Italia continua a sonnecchiare incapace di ascoltare chi davvero è portatore di interessi della comunità e non propri. Ed è così che si alimentano i traffici illegali. È così che si perde ogni capacità di prevenzione. È così che si lascia prosperare il randagismo. È così che si tradisce la fiducia delle famiglie.

Il punto politico: l’inerzia non è un errore, è una scelta
Il nuovo SINAC deve essere il punto di svolta. Invece rischia di diventare l’ennesimo pannicello caldo: definizioni confuse, controlli aggirabili, tracciabilità incompleta. E soprattutto nessuna volontà di introdurre ciò che davvero serve: una classificazione del rischio basata su criteri oggettivi, come chiede l’Europa. Perché senza questo, Afragola e Ponte Galeria continueranno a ripetersi. In silenzio. Nell’indifferenza generale.
Il tempo è scaduto
Afragola e Ponte Galeria non devono più essere casi di cronaca. Devono essere l’ultima prova di un fallimento che non possiamo più permetterci. Perché la legalità non è un dettaglio. Il benessere animale non è un optional. La tutela delle famiglie non è negoziabile. E uno Stato che non protegge tutto questo, semplicemente, non sta facendo il suo dovere.
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