Di cavalli non si può parlare che per esperienza, come di un grande amore. Con Khaled – che significa “immortale” – un giovane mezzosangue arabo, col mantello grigio roano, siamo stati insieme ventiquattro anni. Quando ci siamo incontrati ne aveva sei, era un giovane brillante, intero, impegnativo, di animo buono, non bizzarro. Al garrese non superava il metro e sessanta, quindi non troppo alto, dato il suo incrocio con l’avelignese (quei cavalli di montagna, che sembrano biondi). Conoscersi è stato un percorso fatto di pazienza e di fiducia reciproca. Per vincere le paure di entrambi c’è voluto il coraggio di avvicinarsi lentamente.

Di un cavallo non si conosce mai abbastanza il passato: com’è stato allevato, se con premi o punizioni, se da solo o in compagnia, quanti lo hanno custodito. Le sue abitudini cambiano con chi se ne prende cura, ma gli resta sempre un imprinting antico, un copione che solo lui conosce. Però i cavalli sono flessibili, sanno adattarsi: conoscono l’uomo prima e più di quanto li conosciamo noi. Pensate al fatto che vivono a tutte le latitudini e in ogni tipo di clima.
L'importanza degli odori
Tornando a Khaled, cominciammo con gli odori: sono la prima cosa con cui si entra in contatto, e si impara a riconoscersi. Mi avvicinavo di lato, poi davanti, soffiandogli delicatamente con le mie narici sulle sue, con la carezza sul muso. Questo strano gesto gli ricordava il primo contatto con la madre; per me contava fargli sentire che poteva fidarsi. Certo, devi fare attenzione alle sue reazioni: quando piega le orecchie indietro vuol dire che ha paura, magari non di te, ma c’è qualcosa che il suo udito avverte come disturbante. Allora, con calma, lo accarezzi sul fianco, come quando cominci a strigliarlo. Non è semplice pulizia, è contatto, cura, tenerezza.
Qualcuno s’intimorisce quando si avvicina a un cavallo, perché lo vede grande. Ma non c’è da temerlo: è un erbivoro, l’unica difesa che ha è la fuga. Poi, dato che con gli occhi riesce a vedere un grande angolo a destra e a sinistra, gli resta buio un angolo davanti e dietro; dunque, se scalcia è perché non sa cosa dietro potrebbe infastidirlo. Tutto qui. Proprio per vincere questi naturali timori, in passeggiata, quando incontravamo dei bambini, chiedevo ai genitori di farli salire, per far sentire loro il caldo del mantello, per toccare la criniera e farsi portare lentamente, con me a terra. Da piccoli si ha meno paura dei cavalli, perciò è bene stabilire i primi contatti. Basta mettersi davanti alla sua bocca, con la mano ben aperta e un po’ d’erba sopra, che lui ti fa sentire la sua lingua calda e prende l’erba con gusto, senza morderti.

Il cavallo deve sapere chi è la guida
Alcuni, quando salgono le prime volte a cavallo, seppur istruiti sui comandi da impartire, con mani e piedi – solo gli esperti sanno che prima di tutto è la voce e il semplice spostamento dello sguardo a guidare il cavallo – si meravigliano che lui si fermi dove vuole, si metta a mangiare l’erba e non obbedisca. Questo succede perché un cavallo deve sapere con certezza chi è il capo branco: o te o lui. Per questa ragione, i cavalli, soprattutto anziani, portano con sicurezza i bambini o i ragazzi disabili. Invece, al cavaliere inesperto, che dà un consiglio invece di un ordine, il cavallo non può affidarsi, perciò decide lui. Direi che è un vero pragmatico, non ne fa una questione di principio. Dal momento che ci si deve muovere, ed è lui che ti porta sulle spalle, conviene decidere che fare, senza tante storie.
Queste prime considerazioni mi auguro possano essere utili a capire che con i cavalli – anzi, col tuo cavallo, perché anche se vai ad un maneggio cercherai sempre di ritrovare il primo su cui sei salito – si va a scuola di relazione, e questa fa bene a tutti. Proseguiremo il discorso. Per ora basta sapere che non è prima di tutto questione di tecnica, di sapere tutto quello che c’è da fare, o come ci si deve vestire. Chi ti insegna è il cavallo: lui sa chi è l’uomo e come si comporta, non altrettanto noi sappiamo chi sono i cavalli, ed è per questo che da loro possiamo imparare.








