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Il segreto degli storni svelato dalla matematica e rubato dai droni

L'ornitologo Rosario Balestrieri della Stazione Zoologica Anton Dohrn spiega il mistero delle coreografie degli storni e il numero magico che governa il loro coordinamento
Autore:
Valentina Renzopaoli
aggiornato il
02/02/2026

Qual è il segreto delle coreografie disegnate in cielo dagli storni? In base a quale strano algoritmo le nuvole di uccelli si arrotolano nell'aria? L'ornitologo Rosario Balestrieri della Stazione Zoologica Anton Dohrn, tra i più importanti enti di ricerca al mondo nei settori della biologia marina e dell’ecologia, svela il mistero e racconta cosa la tecnologia sta provando a “rubare” alla natura.

Dottor Rosario Balestrieri, gli storni che uccelli sono?

“Gli storni sono i primi uccelli (ad esser stati inanellati nella storia degli studi ornitologici 1889) passeriformi di medie dimensioni, poco più piccoli dei merli, sono migratori fortemente gregari: gli stormi di storni, le nuvole nel cielo, li vediamo da novembre a marzo. Durante la stagione riproduttiva (primavera/estate) sono, invece, territoriali, non sono gregari”.

Storni

Cosa si intende per gregari?

“Che vivono in gruppi che diventano enormi soprattutto nella fase di dormitorio e di spostamento della migrazione dal Centro Europa al Mediterraneo. L'Italia ospita una enorme parte della comunità degli storni che nidificano in tutta Europa. Noi siamo sulla rotta migratoria di quelli che vanno a svernare in Nord Africa, e siamo un importante sito di svernamento. In particolare, le pianure con produzioni agricoli e le aree costiere rappresentano i dormitori più importanti grazie ai canneti; ma anche le città sono predilette perché hanno un microclima di un grado un grado e mezzo più alto rispetto alle aree non urbane”.

Quali sono i loro orari?

“Gli storni sono uccelli diurni, quindi si svegliano poco prima dell'alba, partono dai rami si dividono in gruppi più piccoli e vanno nelle campagne per andare a mangiare. Poi rientrano la sera al tramonto, per individuare il dormitorio formano nuvole enormi a cui si aggregano tutti fino a scendere sul gruppo di alberi scelto. Tendenzialmente sono fedeli all'ambiente selezionato nell'ambito della stagione. Di solito, dopo Capodanno, i dormitori spariscono per una quindicina di giorni, dopo che i rumori dei botti li hanno spaventati”.

Chi è il regista delle coreografie che vediamo formarsi nel cielo?

“Noi siamo abituati a pensare che gli animali ragionino come noi, quando vediamo lo stormo in formazione cerchiamo di identificare un capo, ma è molto difficile pensare che ci possa essere un capo. Parliamo di migliaia, decine di migliaia di individui, quindi non c'è un capo, ma un gruppo auto-organizzato dal basso in cui ogni individuo vale uno e in cui lo stormo si organizza in una modalità di emergenza: quando un individuo fa una manovra quelli che stanno intorno la replicano e questa onda si propaga molto velocemente all'interno dello stormo. Pensiamo ad un flusso stradale: l'individuo riceve uno stimolo, ad esempio identifica un predatore, a quel punto fa una virata non allineata a quelli che gli stanno intorno che, a questo punto, si allineano a colui che si è spostato”.

Come fa la matematica a impedire nello stormo di storni il tamponamento a catena?

“E' stato studiato in modo approfondito che gli storni non guardano lo stormo in generale, non hanno bisogno di comprendere tutto il gruppo, ma guardano quelli che gli stanno intorno, in un numero preciso: sette. Sette è il numero magico che gli dà tutte le informazioni necessarie per coordinarsi in maniera efficacie senza troppi dati di elaborare. Se fossero di più i dati da elaborare sarebbero troppi. Facciamo un esempio: uno stormo sta volando tra i palazzi di Roma e viene aggredito da un falco pellegrino. Dovrà reagire a due stimoli: evitare di schiantarsi contro i palazzi ed evitare il falco pellegrino: gli storni della parte bassa del gruppo sono quelli che hanno il problema dei palazzi quindi il movimento che si avvia per schivare i palazzi sarà più intenso nella parte bassa e pian piano che si alza perderà di forza; quando il falco attacca il gruppo, gli stormi che dovranno andare più veloci e fare gli avvitamenti più veloci saranno quelli più vicini al falco. Gli stimoli possono essere differenti ma il gruppo si autoregola”.

Storni

Non è una danza ipnotica ma un'arma di difesa tattica, come funziona?

“Queste manovre confondo il predatore perché il falco ha molta difficoltà a isolare quale individuo catturare, in questo modo è difficile mettere a fuoco la preda e la sua efficacia diminuisce. Quindi, più il gruppo è numeroso più le probabilità del singolo individuo di essere predato sono ridotte”.

Dagli uccelli ai droni: cosa stiamo rubando agli storni per la tecnologia del futuro?

“Stanno studiando gli storni per replicare nei droni l'“intelligenza a sciame”: l'obiettivo è anziché dare al drone delle direttive precise e vincolanti, fare in modo che lo strumento si muova replicando o adeguando il proprio movimento in azioni collettive. Uno degli sviluppi futuri è che questo tipo di intelligenza a sciame possa essere inserita nelle automobili per evitare gli incidenti stradali”.

Diciamoci la verità: gli storni danno un po' fastidio perché sporcano. Ci sono rimedi?

“Il rimedio c'è: gli uccelli scelgono le città perché sono più calde, come abbiamo detto, e si posano sui filari di alberi o sui parchi cittadini. Allora, abbiamo a disposizione due approcci: o cerchiamo di orientare i dormitori nei luoghi dove danno meno fastidio, tipo parchi alberati senza parcheggi, zone alberate con terreno e non su strada. Oppure nei luoghi i cui la presenza notturna diventa insostenibile, si possono avviare potature che danno agli alberi un orientamento verticale per rendere agli uccelli il posto più scomodo o faticoso e fargli scegliere un altro luogo. C'è da dire che in Italia gli alberi o non vengono proprio potati o vengono capitozzati, talmente corti che i rami non restano, per potare un albero e dargli la forma voluta ci vogliono persone esperte ma le potature stradali vengono fatte da operai. E poi ci sono i dissuasori acustici: nel momento del tramonto parte il verso di uno storno dilaniato da un falco: in una fase iniziale funziona poi anche loro tendono ad abituarsi, quindi bisogna ogni tanto cambiare il file audio e cambiare posizione”.

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