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I rinoceronti hanno memoria e "parlano" con l'uomo. Reportage

All'interno di alcune riserve private e farm dell’Africa australe tra Namibia e Sudafrica, vivono i rinoceronti bianchi. Un animale fuori dal tempo con una straordinaria capacità di relazionarsi con l’uomo
Autore:
Benedetta Gasbarri
aggiornato il
24/03/2026

I rinoceronti sono animali che sembrano appartenere alla preistoria, con il loro corpo massiccio, la pelle spessa, il passo lento e inspiegabilmente silenziosissimo: animali meravigliosamente fuori dal tempo. Eppure avendo avuto il privilegio di osservarli da vicino, all’interno di alcune riserve private e farm dell’Africa australe tra Namibia e Sudafrica, ne ho potuto ammirare una dimensione molto meno conosciuta, fatta di comportamenti complessi, memoria e una sorprendente quanto straordinaria capacità di relazionarsi con l’uomo.

Cosa sono le “farm”

Le farm e le riserve private sono ampie aree di territorio gestite privatamente ed attivamente per la conservazione della fauna selvatica. Non si tratta di zoo né di contesti di cattività, ma di ambienti naturali protetti nei quali gli animali vivono liberi, seguiti e monitorati da personale specializzato con l’obiettivo di garantirne sicurezza, salute e continuità della specie.

White o wide

Anche il nome “rinoceronte bianco” porta con sé una storia che vale la pena di essere raccontata. Il cosiddetto rinoceronte “bianco” non deve il proprio nome al colore, come si potrebbe facilmente pensare, bensì ad un errore linguistico di traduzione: il termine inglese white deriverebbe dall’afrikaans wide, che significa “largo”, in riferimento alla forma della bocca, ampia e piatta, adatta al pascolo, caratteristica distintiva di questa specie. Per contrasto, venne poi definita “nero” l’altra specie di rinoceronte africano, il rinoceronte con il labbro più appuntito, specializzato invece nel brucare arbusti. Una distinzione linguistica che nel tempo è diventata classificazione, senza avere però alcun legame con il colore reale di questi animali, che è pressoché identico, un grigio scuro marroncino per via della sabbia e del fango nel quale spesso si razzolano.

L'habitat delle farm

Il rinoceronte bianco, il più grande tra i due, ha generalmente un carattere più socievole e meno irruento, proprio questa caratteristica rende possibile, in contesti controllati e gestiti, un’osservazione più ravvicinata dei suoi comportamenti. Nelle farm, che sono una realtà molto comune in Namibia e Sudafrica e nelle riserve private, dove gli animali vengono monitorati e protetti, si possono cogliere aspetti che difficilmente emergerebbero in contesti meno controllati, soprattutto legati alla loro capacità di apprendere e adattarsi anche alla presenza dell’uomo. In questi luoghi, l’intervento umano non ha lo scopo di alterare la natura degli animali, ma di proteggerli da minacce esterne, garantendo loro condizioni di vita il più possibile vicine a quelle naturali.

La memoria dei rinoceronti

Uno degli elementi che mi ha colpito molto è la loro memoria. I rinoceronti, anche i più giovani, dimostrano una notevole capacità di riconoscere routine e abitudini che gli umani che si occupano di loro all’interno di questi contesti gli hanno insegnato: un esempio sono le attività di alimentazione controllata (feeding), utilizzate in alcune strutture per integrare l’alimentazione o facilitare il monitoraggio sanitario, sono pratiche limitate e controllate, impiegate principalmente per esigenze sanitarie e gestionali, e non rappresentano l’alimentazione esclusiva degli animali, che continuano a nutrirsi autonomamente nel loro habitat. Infatti gli animali imparano rapidamente gli orari in cui vengono alimentati; se il cibo tarda ad arrivare, non restano passivi: si avvicinano, spesso in gruppo, riducono la distanza dai custodi e mettono in atto comportamenti chiaramente orientati ad attirare la loro attenzione. Spostano oggetti con il loro muso, si muovono in modo più insistente, producono suoni e segnali che, nel loro insieme, rendono evidente una forma di aspettativa appresa.

Uomo e rinoceronte: la comunicazione è possibile

Non si tratta di addestramento nel senso stretto del termine, perché questi comportamenti non vengono loro insegnati dall’uomo, ma è una forma di comunicazione che i rinoceronti tenuti in tali ambienti hanno sviluppato di associare eventi, tempi e presenze, adattando il proprio comportamento di conseguenza. È un aspetto che contribuisce a ridimensionare l’idea, ancora diffusa, del rinoceronte come animale esclusivamente istintivo e poco reattivo, anzi posso assicurare che è tutto il contrario. In alcuni contesti, soprattutto dove il rapporto tra animali e custodi è stabile e continuativo, si osserva anche un livello di tolleranza al contatto che può risultare sorprendente. I rinoceronti che vivono in queste condizioni riconoscono le persone che si occupano di loro e, entro limiti ben precisi, possono accettare la loro vicinanza. In questi casi, non è raro vedere questi animali che si lasciano accarezzare sul dorso o sulla pancia, ma anche sul muso e vicino agli occhi, rimanendo tranquilli durante le interazioni o addirittura mostrando segnali di rilassamento come l’arricciamento della coda o l’allungamento delle zampe, alcuni insistono spingendo con il muso quando i custodi smettono di coccolarli perché ne vogliono ancora, mostrando una forma di reale gradimento del contatto rispettoso dell’essere umano. Sono segnali che, pur non potendo essere letti in chiave emotiva umana, indicano chiaramente una risposta positiva allo stimolo e una forma di fiducia costruita nel tempo tra questi animali e l’uomo. E' importante sottolineare che queste interazioni avvengono esclusivamente con i custodi che conoscono gli animali da anni e non rappresentano in alcun modo una pratica aperta ai visitatori.

La natura da animale selvatico

Tutto questo non deve però far dimenticare la natura di questi animali. Il rinoceronte resta uno degli animali più potenti e potenzialmente pericolosi d’Africa. Un individuo adulto ha pochi predatori naturali e, nella maggior parte dei casi, non teme altri animali che non siano l’uomo. La sua forza, unita a una vista limitata ma compensata da olfatto e udito molto sviluppati, può renderlo imprevedibile, soprattutto in situazioni di stress o percezione di minaccia. È proprio questo equilibrio tra forza e sensibilità a rendere il rinoceronte un animale così straordinario. Da un lato la capacità di imporsi in un ecosistema complesso, dall’altro una gamma di comportamenti che, se osservati con attenzione, rivelano adattabilità, memoria e una certa apertura alla relazione in contesti specifici.

Il rischio bracconaggio

Questa complessità emerge ancora di più se si considera la pressione costante del bracconaggio. Il corno, composto da cheratina, la stessa sostanza di cui sono composte le unghie e i capelli dell’essere umano, continua a essere richiesto nel mercato illegale, alimentando una delle principali minacce per la sopravvivenza di questa specie. Alcune sottospecie, come il rinoceronte bianco settentrionale, sono ormai purtroppo funzionalmente estinte: al mondo ne restano solo due esemplari e sono entrambe femmine, le ultime due testimoni del massacro causato dall’uomo, ora sono entrambe protette e sorvegliate all’interno di una riserva che le ospita in Kenya. In questo triste scenario, il lavoro delle riserve e delle farm assume un ruolo centrale nella conservazione di questi animali. In molti casi, proprio grazie a queste strutture, è stato possibile garantire protezione continua, controllo sanitario e un incremento delle popolazioni in contesti in cui, altrimenti, la sopravvivenza sarebbe stata fortemente compromessa. Queste realtà, pur diverse tra loro, contribuiscono alla conservazione attraverso la protezione attiva, il monitoraggio e, in alcuni casi, la gestione delle popolazioni. In alcuni contesti viene utilizzata anche la rimozione preventiva del corno (dehorning), con l’obiettivo di ridurre l’interesse dei bracconieri. Si tratta di una misura che non elimina il rischio, ma che rientra in strategie più ampie di tutela.

 

L'equilibrio della convivenza

Osservare i rinoceronti all’interno di questi ambienti permette di comprendere quanto la loro sopravvivenza ormai dipenda da un equilibrio delicato tra natura e intervento umano, perché ad oggi sono purtroppo sempre più una specie a rischio d’estinzione a causa del bracconaggio. Non si tratta di animali addomesticati né mai addomesticabili dall’uomo. Si tratta piuttosto di una convivenza regolata, costruita nel tempo, in cui l’uomo assume un ruolo di mero custode, ma il rinoceronte rimane libero nel suo ambiente naturale senza che ne sia in alcun modo stravolta la natura e l’indole, con la sola eccezione di aver dovuto in queste realtà imparare a convivere pacificamente con i coinquilini umani che condividono quello stesso habitat, traendone i rinoceronti, quando vogliono, anche qualche beneficio, come cibo extra e un po’ di coccole, ma solo se gradite. In questo senso, la presenza dell’uomo non sostituisce la natura, ma si limita a proteggerla, permettendo a questi animali di continuare a vivere secondo le proprie dinamiche.

L'animale che sorprende

Dietro l’immagine di un animale massiccio e apparentemente impenetrabile si nasconde una complessità caratteriale che raramente viene raccontata: una capacità di apprendere, di adattarsi e, in alcuni contesti, di sviluppare forme di fiducia ed empatia che lo rendono un animale straordinario. Il rinoceronte resta un animale selvatico, potente e potenzialmente pericoloso per l’uomo: questo deve essere chiaro. Ma è anche, allo stesso tempo, una delle espressioni più sorprendenti della vita animale, capace di ricordare, reagire e interagire in modi che, osservati da vicino, cambiano profondamente la percezione che abbiamo di questi giganti. Questa doppia natura, fatta di forza e vulnerabilità, di distanza e fiducia, rende il rinoceronte non solo un potente simbolo della lotta alla conservazione, ma anche una delle testimonianze più straordinarie di quanto il mondo animale sia sempre in grado di sorprenderci.

 

 

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