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Pesci stressati, il rumore killer che fa spiaggiare i delfini e riduce la riproduzione dei cetacei

Per inquinamento acustico si intende l'insieme dei disturbi acustici generati dall'uomo in mare. I rumori stressano i pesci e interrompono le comunicazioni
Autore:
Valentina Renzopaoli
aggiornato il
12/12/2025

Pesci stressati che cambiano le rotte migratorie, cetacei che non si riproducono, delfini che spiaggiano. L'inquinamento acustico sta sconvolgendo l'habitat sottomarino e lo prova la ricerca scientifica. A questo tema ha dedicato anni di lavoro, il Professor Vincenzo Arizza, Direttore del Dipartimento Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche dell'Università di Palermo, in collaborazione con la Prof.ssa Mirella Vazzana, la dott.ssa Manuela Mauro, la dott.ssa Giusi Buscaino e il dott. Salvatore Mazzola. A Life Animal Arizza spiega come il rumore antropico marino rischia di danneggiare per sempre i nostri mari e le specie che li abitano.

Prof. Vincenzo Arizza, da quanto tempo si occupa di inquinamento acustico marino e cosa l'ha spinta a studiarlo?

"Mi occupo da una decina d'anni di inquinamento acustico marino, un interesse nato grazie ad una collaborazione tra il Dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche) dell'Università di Palermo e l'Istituto CNR-IAS di Capo Granitola, vicino, Mazzara del Vallo: il progetto si occupa degli impatti antropici attraverso una rete di idrofoni che registrano in maniera costante i rumori subacquei per valutare l'esistenza di disturbi acustici in ambiente marino. Il nostro gruppo ricerca del Dipartimento Stebicef dell'Università di Palermo ha elaborato una serie di test eseguiti in mesocosmo, ovvero in un ambiente con parametri controllati, praticamente un acquario, per cui siamo riusciti a sapere a cosa è sottoposto un determinato organismo, quali sono le variabili. Siamo partiti analizzando i pesci, sia dal punto di vista comportamentale sia analitico: abbiamo fatto analisi sul contenuto ematico: valori di glucosio, dell'ormone dello stress, il cortisolo, e valutato la capacità delle difese immunitarie e le sua modulazione in funzione del disturbo. Il risultato emerso è che gli organismi marini sono fortemente influenzati sia al livello comportamentale sia biologico da questo disturbo: in sua presenza si eleva enormemente l'ormone dello stress, il cortisolo".

Cos’è esattamente l’inquinamento acustico marino e perché è un tema emergente?

"Per inquinamento acustico si intende l'insieme dei disturbi acustici generati dall'uomo in mare: dobbiamo partire dal presupposto che gli animali comunicato attraverso i suoni e ciò che è generato dall'uomo disturba la loro comunicazione".

Quali sono le principali fonti di rumore antropico in mare?

"I motori marini, le eliche. Ultimamente si è aggiunta un'altra fonte di rumore: l'air gun, ovvero strumenti utilizzate nelle indagini geologiche finalizzate a verificare la possibilità di sfruttamento minerario, che sparano ad alta pressione aria sul fondo marino. Si tratta di una vera e propria “botta d'aria” che arriva sul fondo e da in risposta dei segnali".

Quali regioni del Mediterraneo risultano più impattate?

"Il Canale di Sicilia, lo Stretto di Messina sono invivibili dal punto di vista acustico; ma anche lo Stretto di Gibilterra, il Canale di Suez. In queste aree l'inquinamento acustico è ormai cronicizzato, costitutivo nel Mediterraneo".

Quali sono specie più influenzate da questo tipo di inquinamento?

"Tutti gli organismi, dai crostacei ai mammiferi marini passando per i pesci. Sono tutti disturbati perché questi gruppi animali comunicato tra di loro attraverso segnali acustici e per le interferenze umane non esistono barriere. Nonostante le aree protette, le onde acustiche si propagano nel mare".

Come influisce il rumore sulla vita dei cetacei e di altri organismi marini?

"Gli animali diventano più sensibili alle malattie a causa dello stress. Lo stress interferisce sul comportamento sociale e riproduttivo: gli animali non riescono più a riconoscersi, non riconoscono neanche i partner con cui accoppiarsi, c'è una interferenza che gli impedisce di comprendersi".

In che modo il rumore interferisce con i processi biologici come riproduzione, migrazione e alimentazione?

"Per evitare zone a impatto acustico gli animali cambiano le rotte migratorie: per esempio i delfini si spiaggiano perché perdono la rotta. I delfini emettono dei “bit”, il bit rimbalza sugli ostacoli e torna indietro; grazie a questa onda di rimbalzo i delfini sanno se c'è uno scoglio, una nave, un ostacolo: con il rumore umano, questi bit vengono compromessi e questo sistema di orientamento rischia di non funzionare".

Non c'è la possibilità che gli animali si adattino?

"Si adattano scappando dalle zone dove c'è l'impatto acustico".

Ci sono conseguenze anche per specie che non usano il suono per comunicare?

"E' difficile trovare specie che non vengono influenzate perché, anche quelle che non ne risentono direttamente, vivono in un habitat che cambia il suo assetto e il suo equilibrio a causa di queste interferenze. Le conseguenze si ripercuotono verso tutte le specie che abitano in un habitat che viene sconvolto".

Come si misura il rumore in mare? Esistono standard internazionali?

"Attraverso gli idrofoni si registrano i rumori e si fa un fonogramma, un grafico che rappresenta l'intensità e la durata del suono. In questo grafico si leggono le frequenze. Esiste una soglia del rumore, oltre il quale si definisce inquinamento".

È possibile ridurre il rumore in mare? Quali tecnologie esistono?

"Si, bisogna agire sulle fonti di rumore: ad esempio elettrificare i motori delle navi, sostituire le esplorazioni geologiche con altri sistemi. Si potrebbe, poi, limitare la velocità delle navi, o almeno evitare il traffico nei momenti della riproduzione, allontanare le rotte dalle aree protette realizzando zone di “quiete acustica”; incentivare chi diminuisce il rumore a diminuirlo con fondi da spendere per questo scopo".

La regolamentazione internazionale è adeguata?

"No, ci sono vacatio enormi perché qualsiasi provvedimento venga preso crea un problema di tipo economico, e quindi molti Paesi non hanno grande voglia di adeguarsi".

Quanto può influire l’inquinamento acustico su pesca, turismo e comunità costiere?

"Molto perché i banchi di pesci che prima vivevano in determinate zone, si spostano o potrebbero spostarsi e quindi non ci sono più aree di pesca sicura e questo innesca un altro problema, i pescatori cercano altre aree, fuori da quelle loro assegnate, contravvenendo alle regole".

Il cittadino comune può fare qualcosa per contribuire alla riduzione del rumore marino?

"Servirebbe un'azione di educazione alla cultura del silenzio".

Perché l’inquinamento acustico è meno conosciuto rispetto a quello della plastica o del petrolio?

"Perché non si vede. E noi non lo sentiamo, il nostro orecchio non è adatto a sentire i rumori sott'acqua".

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