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Marimo, l'alga pet a forma di palla simbolo di resilienza

Sapete cos'è un Marimo? Considerata "magica" in Giappone, è un'alga a forma di palla di cui ci si può prendere cura come fosse un animale domestico
Autore:
Laura Renzopaoli
aggiornato il
12/03/2026

Non è un animale, nemmeno una pianta, non ha bisogno di molto tempo né di spazio. Vive anche qualche secolo, si può quindi lasciare in eredità. Avete mai sentito parlare di un Marimo? Simbolo dell'amore che resiste alle intemperie, il Marimo è una specie di “alga pet”. Un'alga che di cui ci si può prendere cura un po’ come un Tamagotchi.

Il fenomeno Tamagotchi

Qualsiasi Millennial se ne ricorderà sicuramente, o ne avrà posseduto almeno uno. La Tamagotchi mania è stato un fenomeno anni Novanta che ha però attraversato decenni, affermandosi come moda senza tempo. Il successo di questi simpatici quanto esigenti animaletti virtuali è figlio dei tempi, di una società che rifugge il contatto, che ricerca velocità ed immediatezza, ma che conserva comunque le esigenze primarie di accudimento e dedizione. Secondo la terapista della salute mentale, Dott.ssa Jessica Lamar, il Tamagotchi soddisfa infatti un bisogno primario tipico di ogni essere umano, il prendersi cura. Ma in questo caso avviene tutto in un ambiente sicuro, controllato e con poco sforzo. Qualcosa di simile può avvenire con questo strano essere vivente. Vediamo di che si tratta.

Che cos'è il Marimo

Il Marimo è un’alga a forma di palla, scientificamente nota col nome di Cladophora o Aegagropila linnaei. Il nome “Marimo” viene dal giapponese Mari-Mo (毬藻), il cui significato è la composizione delle parole “Mari”, che potremmo tradurre come pallina o biglia e “Mo” cioè pianta acquatica. Tale nome sarebbe stato conferitogli dal botanico giapponese Takiya Kawakami nel 1898.

In natura, le alghe Marimo sono state reperite in Islanda, Irlanda, Scozia, Austria, Giappone, Ucraina, nella regione della Siberia fino ad arrivare all’Estonia, in America del Nord e in Australia, dove sono però state introdotte dall’uomo. Le colonie più grandi conosciute si trovano nel lago Alkan in Giappone, e nel lago Mývatn in Islanda. Le colonie di Marimo devono adattarsi a condizioni di scarsa illuminazione, correnti, vento, oltre che alla morfologia, il substrato del fondo e la sedimentazione del lago in cui si trovano. La forma tonda permette quindi all’alga Marimo di sopravvivere in un ambiente poco ospitale, ed è dovuta proprio all’azione ondulatoria delle correnti dei laghi.

In Giappone il Marimo è considerato un’alga magica portafortuna e data la sua longevità, viene conservato come cimelio di famiglia, venendo tramandato di generazione in generazione, come simbolo di legame tra familiari o amici. Data la semplicità delle cure che richiedono, le alghe Marimo vengono a volte date ai bambini piccoli per crescerle proprio come “animali domestici”.

Come curare il Marimo

Tra le varie proprietà che la contraddistinguono, l’alga Marimo è nota per la sua longevità, si crede infatti che queste formazioni a forma di palla possono vivere oltre i 200 anni. Ma per assicurargli una lunga vita bisogna sapere come curarle. Le alghe-palla si sviluppano all’interno di laghi freddi e incontaminati, con fondali bassi. Andranno quindi conservate nell’acqua dolce,in un acquario, o negli stessi barattoli all’interno dei quali sono state acquistate, salvo poi cambiare vasetto quand crescono troppo.

All’interno dell’acqua non è necessario disciogliere alcun prodotto o integratore, mentre va assolutamente evitata l’acqua distillata, che è priva degli elementi nutritivi necessari per la sua sopravvivenza. L’acqua fresca del rubinetto andrà benissimo. Idealmente, la temperatura dell’acqua dove conservi l’alga-palla non dovrebbe mai superare i 25°.
Ma non lasciare nemmeno il Marimo al buio completo, perchè non crescerebbe.
Puoi lasciare il Marimo esposto alla luce diretta per qualche ora ma senza esagerare, soprattutto nei mesi più caldi. Una luce indiretta da bassa a media è più che sufficiente per farlo fotosintetizzare. Qualora la tua casa o il tuo ufficio non avesse luce sufficiente, sappi che le alghe Marimo possono fotosintetizzare anche con la normale luce artificiale. In questi casi, lascia la tua alga-palla nei pressi di una lampadina fluorescente o ad ampio spettro.

Il Marimo può stare da solo?

Non ti preoccupare se devi lasciare il tuo Marimo “solo a casa” per qualche giorno. Le alghe palla sono delle specie selvatiche abituate alle condizioni inospitali dei fondali dei laghi: restare senza esposizione alla luce non le metterà in pericolo. Idealmente il cambio dell’acqua all’interno dei vasi dei Marimo andrebbe fatto ogni una o due settimane, ma l’alga sopravviverà anche se ritardi di qualche giorno. Gli inconvenienti del cambiare l’acqua tardi sono due: si presenterà un po’ più torbida, mentre i Marimo produrranno meno bollicine di ossigeno. Nei mesi più caldi potrebbe essere necessario cambiare l’acqua più di frequente, per via dell’evaporazione.

La pulizia

Puoi pulire i vasetti di vetro a mano o in lavastoviglie. Assicurati che non vi siano residui di sapone, ed elimina eventuali depositi di calcare, alghe rimaste attaccate ed impurità residue. Versare della ghiaia sul fondo del contenitore in cui tenete il Marimo aiuterà a mantenere il fondale dalle inevitabili piccole impurità, dandogli quindi un aspetto migliore e più “zen”. In mancanza delle correnti acquatiche che in natura gli conferiscono la sua caratteristica forma di palla, il Marimo potrebbe deformarsi o appiattirsi un po’. Quando hai finito di pulirlo, appallottola quindi l’alga-palla usando i palmi delle mani facendo una leggerissima pressione, per ridarle una forma perfettamente sferica. Ripeti l’operazione ogni qual volta tu abbia l’impressione che l’alga-palla si stia appiattendo. Se custodisci più alghe Marimo sul fondo di uno stesso contenitore, scuotilo di tanto in tanto imitando l’ondeggiare delle correnti acquatiche, in modo da smuovere le alghe.

Il Marimo che danza

Una particolarità del Marimo è la sua danza: a seguito di ogni cambio dell’acqua, con la luce del giorno, per effetto della sintesi clorofilliana, il Marimo trasformerà l’anidride carbonica in ossigeno, le cui sfere, visibili anche ad occhio nudo, lo faranno fluttuare all’interno del suo contenitore. Passato qualche giorno, l’ossigeno si espanderà, posizionandosi sui bordi del barattolo ed esaurendo così l’azione di sospensore per il Marimo che tornerà sul fondo del barattolo fino al successivo cambio d’acqua. Per ravvivare la danza, basterà procedere a un nuovo cambio d’acqua o ad un semplice rabbocco, magari con anche un po’ d’acqua gassata che aggiunge vivacità.

Longevità e resilienza

La resilienza delle alghe Marimo che possono vivere per centinaia di anni resistendo agli elementi della natura, è una rappresentazione poetica di un amore che può sopravvivere alle intemperie del tempo ed agli alti e bassi della vita. La mitologia giapponese narra la storia di una coppia d’innamorati che si rifugiarono sulle rive del lago Akannper per sfuggire alle proprie famiglie che li volevano separati. I loro due cuori si trasformarono in Marimo per vivere in eterno il loro amore. È per questo che nella tradizione il Marimo simboleggia il cuore di due innamorati, per poi assumere nel tempo l’espressione di stima e rispetto, ovvero anche di un portafortuna per le novità, da una nuova amicizia a una nuova casa, una nuova attività o una nuova sfida di lavoro.

Un museo sul lago Akan

In virtù della sua longevità, del suo bagaglio storico e di un carico di significati che toccano il cuore, il Marimo è solitamente tramandato di generazione in generazione e ha assunto una tale rilevanza da venire dichiarato nel 1921 "Tesoro Naturale Giapponese" per infine guadagnarsi addirittura un bel museo sulle rive del lago Akan.

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