Branchi sempre più vicini ai centri abitati. In Centro Italia scatta l'emergenza lupi
Animalisti sul piede di guerra dopo che l'Europa e diversi Paesi europei hanno declassificato il lupo da specie “super protetta” a “protetta”. Una decisione arrivata in seguito ai numerosi e sempre più frequenti avvicinamenti di branchi di lupi a persone e centri abitati. Ma cosa dice la scienza? e come si è evoluta la situazione in Italia negli ultimi anni? Lifeanimal.it ha intervistato uno dei massimi esperti italiani di lupi, il Professor Marco Apollonio, Ordinario di Zoologia presso l'Università di Sassari.
Professor Marco Apollonio, le cronache negli ultimi mesi ci raccontano di numerosi avvicinamenti dei lupi alle zone abitate: in Emilia Romagna e in alcune zone dell'Abruzzo adriatico sembra si sia scatenata una vera fobia. Esiste davvero un'emergenza lupi? La paura è giustificata?
"La cosa sorprendente è che la gente si sia svegliata con tanto ritardo: la riconquista da parte del lupo delle aree di pianura e delle aree costiere, anche prossime alle abitazioni è un fatto che avviene da alcuni decenni. La popolazione italiana di lupi ha avuto un incremento notevole, superiore a qualsiasi altro Paese europeo: il lupo sta tornando nei luoghi dove aveva vissuto in passato e da dove era stato cacciato. Fino alla prima metà dell'Ottocento i lupi vivevano nella Pianura Padana".
Attualmente, in quali aree sono più diffusi?
"Sono tornati nella Pianura Padana, in Toscana, anche all'interno dei centri abitati. A Firenze, alle spalle di Piazzale Michelangelo, ci sono ville con giardini con cinghiali e lupi. Ma vivono anche all'interno del Grande Raccordo Anulare di Roma, ad esempio nel Parco dell'Insugherata. A Milano è stato fotografato un lupo a fianco della fermata della metropolitana. Insomma, la favoletta del lupo che vive in luoghi remoti è, appunto, una favola. In Europa il lupo ha sempre vissuto a contatto dell'uomo, siamo stati noi che, ad un certo punto, abbiamo deciso di ridurre drasticamente la sua presenza cominciando dalle aree più accessibili appunto le pianure e le aree prossime a centri abitati".
Quanti lupi ci sono in Italia?
"L'ultimo censimento di cinque anni fa aveva contato circa 3300 lupi. Oggi, con un tasso di incremento del 20% annuo, potrebbero essercene almeno circa 6mila".
Quanti attacchi all'uomo si sono verificati negli ultimi anni?
"Ci sono stati 19 attacchi negli ultimi 5 anni: ben 11 a Vasto, 1 in Lucania, 1 a Otranto su una spiaggia, in Toscana, Piemonte, nelle zone interne dell'Abruzzo, un attacco a Roma lo scorso anno. In un paio di casi, si è trattato di attacchi predatori contro bambini".
Dobbiamo preoccuparci?
"I lupi sono animali selvatici, mammiferi evoluti: all'interno delle popolazioni ci sono esemplari con temperamento differenti, un piccolo numero di loro può essere problematico. Quindi, i problemi sono causati DA alcuni individui e alcuni branchi specifici. Quello che si deve attuare è una gestione attenta: la situazione va tenuta sotto controllo, bisogna localizzare i branchi, sapere dove vivono, quali sono le loro caratteristiche. Bisogna fare un monitoraggio serio, non far finta di niente o limitarsi a dare dei numeri complessivi".

Perché un lupo o un branco diventa pericoloso?
"Bisogna distinguere due aspetti: uno legato al temperamento, alcuni esemplari possono essere più aggressivi di altri; l'altro legato al comportamento umano inappropriato che crea il problema: ad esempio, la gestione dell'immondizia, in particolare dell'umido fuori dalla porta di casa che può attrarre animali che utilizzano secondo una loro logica economica la nuova risorsa messa a disposizione; e poi c'è persino chi alimenta i lupi per fare foto, per averli vicino".
Eppure, i lupi hanno un loro ruolo importante nell'equilibrio dell'ecosistema?
"Certamente: la presenza del lupo sta aiutando a riequilibrare la presenza spesso molto importante, degli ungulati. Ci sono luoghi in Toscana dove la presenza del lupo, da una parte ha fatto la felicità dei viticoltori che hanno visto ridotto i danni alle vigne dovuti agli ungulati, dall'altro ha consentito una rinnovazione dei boschi dove le giovani piante venivano consumate dagli ungulati. Hanno quindi una importante funzione ecologica, legata ad ambienti naturali. Ma devono rimanere fuori dalle aree abitate. Non è accettabile appassionarsi all'idea di avere lupi anche sopra i tetti. I lupi sono animali selvatici con una collocazione in ambienti naturali".
L'Europa ha declassato il lupo da “superprotetto” a “protetto” e l'Italia sta seguendo la stessa strada: e' un percorso corretto? Quali possono essere le conseguenze?
"E' un percorso corretto perché non considerare più il lupo specie particolarmente protetta non è una posizione ideologica, è una valutazione scientifica che nasce dal fatto che la specie è ormai comune. In Germania c'erano zero branchi nel 2mila, oggi se ne contano 273, in Italia abbiamo molte migliaia di lupi, come si fa a considerarlo un animale raro? La funzione della classificazione è quella di evitare l'estinzione di una specie, ma nel momento in cui una specie non è più rara, dire che è intoccabile non è più una posizione sostenibile".
Il lupo quindi non rischia l'estinzione?
"Direi proprio di no: è uno dei grandi mammiferi europei che ha avuto uno degli incrementi più rilevanti negli ultimi 50 anni".
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