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Dunia Animalara: “Esiste una cinofilia inutile. No al cane soldatino”

In edicola con il libro "I cani non sono tutti uguali", l'educatrice cinofila Dunia Animalara si racconta. Dai suoi cani al suo modo di intendere il benessere animale
Autore:
Valentina Renzopaoli
aggiornato il
05/02/2026

Educatrice cinofila ed esperta di comportamento, giornalista, speaker di Animal House, trasmissione di Radio Deejay, scrittrice: tutti la conoscono come Dunia Animalara, attivissima sui social per diffondere una “cinofilia utile”. A Lifeanimal racconta cos'è il benessere animale.

Dunia, come preferisce essere chiamata: Dunia Rahwan o Dunia Animalara?

“Beh, sui social credo che pochi sappiamo il mio cognome, un cognome che si fa fatica a scrivere, quindi qualche anno fa è nato il soprannome “animalara”, nasce così”.

Di che origine è il cognome?

“Mio padre è palestinese, è venuto in Italia negli anni Settanta per studiare medicina”.

Istruttrice cinofila, giornalista, speaker radiofonica, scrittrice, volontaria nei canili: quante vite ha lei?

“Tante, ma il mio impegno è unidirezionale: quello che mi interessa sono gli animali, il loro benessere. Da quando ho 17 anni sono vegetariana, ora sono diventata vegana, tutti i lavori che faccio e che ho fatto (fotografia naturalistica, immersione in mare) sono orientati a vedere, studiare, ritrarre gli animali”.

Dunia Animalara

Da dove nasce questa passione?

“Nasce con me quando era bambina. Credo che i principali motivi siano due: mia madre, una mamma molto “animalara”, pionieristica. Lei ci insegnava la raccolta differenziata quando era sconosciuta a tutti, ci insegnava a comportarci con gli animali in modo rispettoso e mai coercitivo: il suo pensiero era futuristico. A Milano in casa vivevamo con cani gatti, tartarughe, pesci. Per me è anormale pensare a una vita domestica che non sia condivisa con gli animali. E poi: sono neurodivergente, nello specifico Adhd, e questo ha comportato delle difficoltà aggiuntive durante la fase di crescita, così negli animali ho sempre ritrovato armonia, accettazione e amicizia, quella che faticavo a trovare nella vita scolastica”.

Qual è stato il cane (o i cani) che ti hanno insegnato ad amare gli animali?

“Quelli con cui sono cresciuta: indimenticabili i gatti Attila e Madonna e il cane Spiro, che hanno accompagnato la mia infanzia e l’adolescenza. Il cane che però ha cambiato la mia vita è stata Vilma: per lei ho iniziato a studiare cinofilia perché era un cane con cui era difficile connettersi, quindi mi sono messa a studiare. Vilma era una bretoncina arrivata in famiglia già adulta. È stata una “adozione irresponsabile”, me la sono fatta spedire come un pacco ed è arrivata con un sacco di difficoltà difficili da gestire anche per chi, come me, è cresciuto con i cani. Era intellegibile, e all’epoca era anche meno comune rivolgersi a professionisti cinofili in grado di aiutare un umano di riferimento che non sa più che pesci prendere. Da quel momento è cambiata la mia vita: sono stata assunta al canile di Milano come educatrice cinofila per diversi anni, poi ho adottato anche un altro cane, Dustyboy detto il Bomber. Era una rinuncia di proprietà e con lui è iniziato un altro capitolo del mio percorso di studi volto al benessere degli animali perché anche lui era un cane particolare, con diversi disagi. I primi tre anni sono stati impegnativi, poi a un tratto ho compreso che per far funzionare quella relazione dovevo accettare le sue caratteristiche individuali, anche quelle che mi piacevano di meno. Il Bomber rifuggiva ogni tipo di iper controllo e per stare bene con lui dovevi per forza imparare a rispettarlo”.

E poi è arrivata Vanda...

“Un anno e mezzo fa, dopo che è mancata la mia femmina di alano, è arrivata Vanda dal canile di Mediglia, in provincia di Milano. Una meticcia che più meticcia non si può, che ha subito maltrattamenti ed è rimasta traumatizzata, ma con me e il Bomber ha iniziato una seconda vita ed è rifiorita. È una cagnolina straordinaria, il mio regalo più grande. Purtroppo pochi mesi dopo l’adozione di Vanda, il Bomber ci ha lasciate. Il lutto è stato straziante, ma appena sono stata meglio ho accolto un altro cane, Anice Ozi, un cane entrato al canile di Vigevano a 45 giorni di vita assieme ai suoi fratelli e sorelle, tutti adottati tranne lui. Dopo tredici mesi di box è venuto a casa con noi. È un adolescente di 30 chili con l’esperienza di un cucciolo di quattro mesi e tanta voglia di fare il guardiano. Sarà un’avventura!”

Sulle sue pagine social c'è scritto “Promuovo la cinofilia utile al benessere dei cani”: cos'è o cosa dovrebbe essere il benessere animale?

“Se vogliamo improntare una relazione sul benessere reciproco, è necessario elevarci da ogni presupposto di coercizione ma anche di obbedienza fine a se stessa, dal concetto di dominanza e sottomissione, e di omologazione del cane. Per perseguire il benessere animale è necessario riconoscere l'unicità dell’animale. Per rispettare un cane dobbiamo capire come soddisfare i suoi fabbisogni, che sono strettamente legati all’individualità, anziché cercare di trasformarlo in un soldatino pronto a farci da accompagnatore. Il cane dovrebbe godere di alcuni diritti che pretendiamo per noi stessi, soprattutto dal punto di vista degli interessi, delle pulsioni, delle emozioni. È un approccio paritario alla relazione uomo-cane”.

Dunia Animalara

Esiste una cinofilia che non mira al benessere animali?

“Sì, esiste ed è molto diffusa non solo in ambito coercitivo. Oltre a chi applica violenza e maltrattamento fisico, ci sono forme di inutilità cinofila legata all'iper-controllo, una tipo di maltrattamento più subdolo. Un esempio comune è impedire ai cani di annusare, non liberarli mai dal guinzaglio, inibire ogni iniziativa, imporre continui e spesso assurdi comandi. Esiste anche un'altra forma di inutilità cinofila, che potrei definire gentilismo estremo, scandito da eccessivo permissivismo e assenza di regole, di cui invece il cane ha bisogno essendo un animale sociale che inquadra il branco secondo gerarchie. Non basta l’amore, è necessaria anche tanta conoscenza e, a volte, un po’ di carattere”.

Quali sono i principali errori degli umani di riferimento dei cani?

“Due aspetti ricorrenti condizionano il rapporto con il cane, a partire dall'ansia, che fa perdere lucidità. Gli stati ansiogeni frenano la relazione, compromettono l'educazione e inibiscono l’evoluzione caratteriale del cane, con il risultato che al cane vengono precluse le esperienze ambientali e sociali. Poi c’è la richiesta di performance. Nel rapporto con le persone è normale lasciare libertà di scelta, mentre il cane deve fare quello che gli diciamo per dimostrare intelligenza, obbedienza e affidabilità. Lo trovo assurdo.”

Quali sono le richieste di aiuto più frequenti dei umani di riferimento?

Molti umani faticano a fidarsi dei loro cani in ambito sociale, quindi con altri cani o le persone, perché non comprendono la comunicazione del loro amico e spesso la fraintendono. Dopo la pandemia per il Covid, sono aumentate le richieste di aiuto per i cani che faticano a stare a casa da soi, infine il grande classico è il cane che tira al guinzaglio. Pochi riflettono su questo strumento, su quando possa essere disturbante per un cane essere legato se dall’altra parte della corda c’è qualcuno che non mi capisce, che non mi tutela.”.

È in libreria il suo libro edito da Longanesi I cani non sono tutti uguali: perché questo libro?

“Ci ragionavo da anni ma prima volevo prendere il titolo di istruttrice cinofila EsCac (esperta cinofila in area comportamentale). Volevo raccogliere in un unico testo la mia idea di cinofilia e metterla al servizio degli altri attraverso uno strumento alla portata di tutti. Spero sia un primo passo per indirizzarsi verso una cinofilia utile al benessere del cane, o magari per rivedere il proprio passato cinofilo e fare meglio in futuro. Questo libro invita a guardare il meraviglioso essere che abbiamo accanto da una nuova prospettiva, forse più realistica.”.

Uno dei principali obiettivi che Lifeanimal si è prefissato è quello di contribuire a comunicare che il cane non è per tutti e che la scelta del cane è un passo fondamentale per la felicità futura di cane e dell’umano di riferimento: siamo ancora lontani dal far comprendere questi concetti?

“Il primo capitolo è dedicato proprio a questo: sei sicuro di volere un cane? Provo a scoraggiare le persone, perché se non sono pronte a farsi stravolgere la vita da un cane e di assumersi un ruolo genitoriale nei loro confronti, è meglio lasciar perdere. Bisogna essere pronti a tutto, anche ad affrontare complicazioni in ambito comportamentale oppure di salute. Quando si intraprende una nuova relazione esistono pro e contro, e vanno gestiti. Consiglio sempre di adottare nei canili, anziché l’acquisto negli allevamenti, perché lo considero un percorso più etico e arricchente, ma per scegliere il cane più adatto al proprio contesto familiare e ambientale è necessario procedere con raziocinio, e non solo con il cuore. Ho scritto il libro anche per aiutare le persone in questa delicatissima fase. Del resto, partendo con la zampa giusta la strada sarà più lieve.”

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