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Animali alle urne: “Votiamo per quello del tavolo tecnico?”. La provocazione

Entrerebbero nei seggi senza selfie, senza proclami, senza “lo faccio per i miei follower”. Loro voterebbero davvero per cambiare qualcosa
Autore:
Attilio Presta
aggiornato il
02/18/2026

Se un giorno gli animali potessero votare, credo che la prima sorpresa sarebbe vedere quanto sono più seri di noi. Entrerebbero nei seggi senza selfie, senza proclami, senza “lo faccio per i miei follower”. Loro voterebbero davvero per cambiare qualcosa, non per sentirsi migliori per cinque minuti.

Il cane: "Ah, di nuovo questi"

Il cane, quello che da anni ascolta promesse sul “benessere animale” mentre vede leggi che non arrivano mai, guarderebbe la scheda e penserebbe: “Ah, di nuovo questi. Quelli che dicono ‘a breve’ da quando ero cucciolo”. E voterebbe contro l’arte tutta umana di annunciare riforme come si annunciano i saldi: con entusiasmo, ma senza nessuna intenzione di farli davvero.

Il gatto: "Aboliamo la retorica"

Il gatto, invece, entrerebbe nella cabina con l’aria di chi ha già capito tutto. Lui non sopporta l’ipocrisia: quella che ti accarezza dicendo “gli animali sono la mia priorità” e poi firma norme che non proteggono nessuno. Lui voterebbe per abolire la retorica, quella che usa gli animali come scenografia emotiva mentre la realtà resta identica, immobile, impolverata come un faldone dimenticato.

Il pappagallo: "È una questione complessa, è una questione complessa"

Foto free di Erwan Hesryjpg

Il pappagallo sarebbe il più spietato. Ripeterebbe a voce alta tutte le frasi che sente da anni: “Stiamo lavorando”, “È una questione complessa”, “Serve un tavolo tecnico”. E la gente fuori, per la prima volta, si renderebbe conto di quanto suonano ridicole quando non c’è un politico a pronunciarle con aria grave. Lui voterebbe contro la liturgia delle promesse, quella che si ripete uguale da decenni come un mantra che non cura niente.

La capra: "Io? Contro la propaganda"

Poi ci sarebbe la capra, che osserva tutto in silenzio. Lei voterebbe contro la nostra capacità tutta umana di complicare ciò che funziona e ignorare ciò che potrebbe migliorare davvero la vita degli animali. Perché gli animali, a differenza nostra, non hanno bisogno di propaganda: riconoscono subito chi fa e chi finge.

Alla fine, se davvero potessero votare, credo che gli animali eleggerebbero un candidato che noi non abbiamo mai avuto il coraggio di mettere in lista: la coerenza. Quella che non promette, non recita, non si nasconde. Quella che fa.

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