Pensioni per cani e gatti: il Veneto detta le nuove regole per le aperture delle nuove strutture di ospitalità. Col progetto di legge n. 145, firmato dai consiglieri Soranzo, Speranzon, Polato e Razzolini, arriva in Consiglio regionale come una lama che incide un impianto normativo rimasto immobile per decenni. Il testo denuncia apertamente ciò che gli operatori del settore ripetono da anni: le pensioni per cani e gatti sono state costrette a vivere dentro regole pensate per tutt’altro. La relazione parla di una normativa “carente” e “priva di specifici riferimenti” per attività che hanno ormai assunto un ruolo centrale nella vita delle famiglie venete, soprattutto dopo la pandemia, quando gli animali da compagnia hanno rappresentato un sostegno psicologico essenziale.
Un settore moderno, incastrato in norme da canile
Il Veneto riconosce finalmente l’assurdità di un sistema che ha trattato le pensioni come se fossero canili pubblici. Il testo ricorda che queste strutture richiedono “specifiche competenze dei conduttori” e spazi idonei a garantire “un idoneo trattamento psico-fisico” degli animali ospitati. È un passaggio politico netto: non si parla più di ricovero, ma di benessere etologico, qualità del servizio, professionalità. Un lessico che rompe con il passato e che fotografa un settore che non può più essere regolato con norme nate nel 1954.

Non serve più essere imprenditori agricoli
La modifica alla L.R. 11/2004: la frattura con il vecchio modello.Il cuore della proposta è la modifica dell’articolo 44 della legge urbanistica regionale. Con l’introduzione del nuovo comma 5 septies, i firmatari aprono la zona agricola anche a chi non è imprenditore agricolo, consentendo l’uso e la ristrutturazione di fabbricati esistenti per attività di pensione. È un colpo diretto a un vincolo che ha bloccato investimenti, innovazione e professionalizzazione. Il testo parla chiaro: l’obiettivo è permettere strutture moderne, adeguate, tecnologicamente aggiornate, nel rispetto della normativa edilizia e paesaggistica.
La Giunta chiamata a scrivere la nuova grammatica del settore
L’articolo 3 affida alla Giunta regionale un compito decisivo: definire requisiti strutturali, gestionali e professionali “avuto riguardo al benessere fisico ed etologico degli animali”. Dimensioni dei box, dotazioni, distanze dagli abitati, criteri costruttivi, competenze dei gestori: tutto dovrà essere riscritto. È la prima volta che una legge regionale impone esplicitamente di superare la logica igienico-sanitaria pura per abbracciare una visione etologica, scientifica, moderna.
Un primo passo che apre un cantiere normativo inevitabile
Il percorso parlamentare regionale si arricchisce così di un tassello che potrebbe diventare un precedente. Perché se è vero che le pensioni per animali escono finalmente dal recinto normativo dei canili, è altrettanto evidente che lo stesso lavoro andrà fatto per altre realtà: centri cinofili, asili diurni, allevamenti responsabili, strutture miste. Tutti ambiti dove qualità, professionalità e benessere etologico devono diventare criteri centrali, non optional. Il Veneto compie un passo politico che il settore attendeva da anni. Ora la sfida è trasformare questa apertura in una riforma organica, capace di costruire un sistema normativo coerente, moderno e allineato alle esigenze reali degli animali e dei professionisti che se ne occupano.








