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Moda: la rivincita degli artigiani, chi è Sleepy & Dolly Friends

L’industria dell'abbigliamento non è più solo qualche scaffale dentro i pet shop più forniti, ma sono nate vere e proprie boutique spesso situate in località esclusive
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
09/02/2026

Nella costellazione di prodotti per animali da compagnia, un posto di rilievo occupa l’industria dell’abbigliamento e degli accessori di lusso, argomento che suscita una inevitabile ilarità da parte di chi è estraneo al mondo PET, ma anche da parte di chi ha un cane o un gatto, ma ha una visione più spartana del proprio amico.

Eppure l’industria del settore è cresciuta, non più solo qualche scaffale dentro i pet shop più forniti, ma sono nate vere e proprie boutique dedicate al tema, spesso situate in località esclusive.

La Sardegna che non t'aspetti: Francesca Onnis si racconta

Valeva dunque la pena di cercare di saperne qualcosa in più, su chi compra, perché lo fa e sul mercato che si sta generando, che non è più solo appannaggio di grandi brand. Volevamo anche capire perché un cliente dovrebbe rivolgersi a un’artigiano e quali sono i limiti dei grandi brand. Nella nostra ricerca di piccole realtà artigianali, abbiamo incontrato Francesca Onnis, fondatrice della Sleepy & Dolly Friends. Francesca è una effervescente over 40, sarda doc che per lavoro si divide tra Cagliari e Roma, perché è prima di tutto una infermiera strumentista impegnatissima nel mondo della chirurgia plastica, a cui la giornata già molto piena evidentemente non bastava.

Copri e vesti un maltesino

Un po’ di anni fa nella sua vita è entrato un primo maltesino, Sleepy, seguito a breve da una seconda, Dolly, con i quali, a dispetto della loro nomina di cani da salotto, per non dire da borsetta, Francesca ha iniziato da subito a fare con loro tanta attività di trekking, li ha portati in barca al mare e soprattutto si è appassionata all’agility, partecipando anche a gare importanti, con discreti risultati. Ve l’avevo detto che era effervescente. Inizialmente anche Francesca non si è sottratta al fascino di cappotti e accessori, ma ben presto ha iniziato a rendersi conto che i prodotti, anche costosi, venduti nei negozi o on line, poco si adattavano alla vita sportiva come la intendeva lei: taglie grossolane che creavano problemi ai cani in movimento, tessuti di scarsa qualità che mostravano scarsa durabilità, che scolorivano con gli inevitabili lavaggi frequenti... e ha deciso di fare da sola. Ha provato a farsi realizzare qualcosa su proprio disegno da una sarta e piano piano le è venuta l’idea imprenditoriale di farne un lavoro vero.

Dal designer alla sartoria giusta

Si è affiancata a una designer professionista per la messa a punto delle sue idee, per le quali resta comunque la prima creativa, ha trovato, dopo diversi tentativi, la sartoria giusta per la realizzazione dei capi, e via via una persona che le gestisse la parte commerciale, gli ordini, il marketing e l’inevitabile sito internet, fino a creare un podcast, “l’Armadio di Fido” che in varie puntate spiegasse perché, come e quando “vestire” il proprio animale,  insegnasse a distinguere i tessuti, come trattare i capi per prolungarne la vita, perché vestire in certi casi non è solo un vezzo, ma per alcune razze e situazioni può essere protezione e un aiuto al loro benessere. E non parliamo solo di taglie piccole. Anche il cane che lavora in acqua necessita di essere protetto nella stagione fredda quando esce dall’acqua, e così il cane che lavora nelle macerie sotto la pioggia, e via dicendo.

I tessuti e il capo su misura

Dunque la specializzazione di Sleepy & Dolly friends è andata prima di tutto nella direzione del capo su misura, per adattarsi al movimento, perché l’idea è che il cane deve comunque continuare a fare il cane, anche se, scorrendo il catalogo, è evidente che si è anche strizzato l’occhio alla ricerca del design particolare, della moda e dello chic. Francesca ha prima di tutto effettuato, e continua ad effettuare, una ricerca sui tessuti, che fossero certificati per l’assenza di sostanze chimiche pericolose e contemporaneamente che avessero una adeguata robustezza, morbidezza e durevolezza. Ma ha cercato anche tessuti innovativi, biocompatibili, addirittura derivati dal sughero e, soprattutto, personalizzabili, perché presso la sua ditta è addirittura possibile creare il tessuto con proprio disegno a piacere, anche inserendo loghi che, ripetuti all’infinito, diventano il motivo del tessuto stesso.

Altro che Swarowsky: qui siamo in una vera sartoria

Il cliente tipo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è tanto la signora bene con il cane-toy, che cerca i cristalli di Swarowsky, ma soprattutto le persone più votate ad una vita dinamica, per le quali il prodotto di serie risultava insoddisfacente. Ogni capo viene infatti realizzato su misura, e il cliente è tenuto a fornire tutta una serie di misure, proprio come farebbe un sarto “umano”, per rendere il capo davvero comodo. Non è mancato qualche incidente di percorso, perché prendere le misure non è alla portata di tutti, e ci ha raccontato del caso del cane-cubo, perché riportando le misure sui cartamodelli, così come il cliente le aveva segnalate, veniva fuori di fatto un cubo. L’abito è stato infatti rifatto due volte, ma al terzo tentativo il capo era finalmente perfetto"

Il prezzo di un capo unico

Alla fine ogni pezzo diventa un pezzo unico, chiaramente i grandi marchi devono tagliare abiti standard, pur disponibili in diverse taglie, e non possono permettersi la personalizzazione, e questo è il motivo per cui le persone decidono di affidarsi ad una impresa artigiana come quella che abbiamo conosciuto noi, e naturalmente le cose particolari e di qualità elevata si pagano. Tutto sommato però nemmeno troppo, perché comunque i brand più famosi di certo non regalano questi capi, mentre per questi capi artigianali si può spendere dal 20 al 50% in più dell’equivalente di serie.

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