Cani e gatti sepolti insieme ai compagni umani: avrei tanto voluto scrivere che l’Italia è tutta unita nell’accettare e gestire la tumulazione degli animali di affezione nei cimiteri insieme ai loro “padroni” umani. Purtroppo non posso farlo perché non è ancora cosi… sic! Amaramente devo invece scrivere che ci sono più macchie sul pelo del mio cane Dino (un Jack Russel scatenato!!) piuttosto che tutte le Regioni/Città/Comuni che in Italia consentono la sepoltura dei propri animali domestici con i loro proprietari.

Leggendo norme, prassi locali e limiti regolamentari sulla possibilità di seppellire le ceneri degli animali domestici accanto ai loro proprietari, il quadro che emerge è, a mio giudizio, frustrante e rivelatore: l’Italia è un Paese che riconosce a parole l’importanza del legame affettivo tra persone e animali, ma nella sostanza continua a considerare questi ultimi un “corpo estraneo” al nucleo familiare e di conseguenza ne impedisce l’ingresso nella stragrande maggioranza dei cimiteri civici.
Ecco dove si può fare
Oggi solo poche regioni come Toscana, Liguria, Lombardia, Campania, Veneto e Abruzzo, hanno legiferato per permettere la tumulazione congiunta e ancora meno sono le città ed i comuni che hanno effettivamente aggiornato i loro regolamenti.
Milano è più avanti, Soriano nel Cimino nel Lazio, dove la "tumulazione congiunta" è consentita, è praticamente un unicum; Roma, capitale d’Italia, è ancora ferma a un’impostazione arcaica che non consente nemmeno di riporre un’urna in una cappella di famiglia. Eppure, la legge regionale glielo permetterebbe, se solo si volessero adeguare i regolamenti.
Il principio di base dovrebbe essere semplice: un animale domestico non è un oggetto ma un “membro effettivo della famiglia” indissolubilmente legato alla vita emotiva dei suoi proprietari da una relazione che dura per anni (ed anche decenni), travalicando lo spazio ed il tempo. Che senso ha riconoscerlo nel vissuto quotidiano e negarlo nel momento del commiato finale? Quale valore giuridico o morale difende una burocrazia che autorizza cimiteri per animali ma vieta che le ceneri (almeno le ceneri!!!) in un’urna separata, riposino accanto a chi ha condiviso la vita con loro?

Il diritto in ritardo rispetto alla società
Dietro questi divieti sopravvive la vecchia idea che l’animale sia inferiore, residuale, non degno di una prossimità simbolica con l’essere umano nei luoghi della memoria. È un retaggio culturale che molte regioni hanno iniziato a scardinare ma che le grandi città, e soprattutto Roma, mantengono per inerzia regolamentare, non per motivi razionali.
La verità è che il diritto è in ritardo rispetto alla società. Le famiglie italiane vivono gli animali come parte integrante del nucleo affettivo e la volontà di restare insieme anche dopo la morte non è un capriccio bensì un’esigenza identitaria che parla di relazioni affettive vere.
Ignorarla significa negare valore giuridico a un legame umano profondissimo. A ben vedere, servirebbe una legge nazionale chiara, capace di superare il caos attuale di norme frammentate e interpretazioni divergenti. Una legge che riconosca ciò che milioni di persone vivono quotidianamente: gli animali d’affezione sono parte integrante della famiglia!
Sul punto il nostro Paese continua ad essere frammentato e diviso: regioni avanti (molto lentamente) e altre ferme a un passato burocratico; comuni che aprono e comuni che chiudono, senza una logica che non sia quella della paura di cambiare.
La normativa di riferimento
È una mancanza di visione che il legislatore dovrebbe colmare. La normativa statale di riferimento, come il D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 (Regolamento di Polizia Mortuaria), disciplina i cimiteri e la sepoltura degli esseri umani ma non affronta direttamente la questione degli animali domestici. Di conseguenza, la possibilità di seppellire l'urna cineraria dell'animale nello stesso loculo del proprietario dipende dalla specifica autorizzazione del comune competente.
Personalmente considero la sepoltura congiunta non solo possibile, ma doverosa. È un atto di civiltà che allinea il diritto ai sentimenti e restituisce dignità al rapporto uomo/animale. Continuare a rinviarlo significa ignorare una realtà affettiva fortunatamente sempre più consolidata e lasciare migliaia di persone prigioniere di regole che non rappresentano quasi più nessuno.








