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Orso M90 ucciso, assolto Fugatti. “Il fatto non è reato”

Abbattimento orso M90, Il Presidente della Regione Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti è stato assolto perche "il fatto non costituisce reato". Delusione e rabbia delle Associazioni Animaliste
Autore:
Valentina Renzopaoli
aggiornato il
18/03/2026

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti è stato assolto dall’accusa di “uccisione con crudeltà” in relazione all’abbattimento dell’orso M90, avvenuto il 6 febbraio 2024 “perché il fatto non costituisce reato”.

M90 era un orso giovane, di 2 anni e mezzo, che l’assenza dei cassonetti anti-orso aveva abituato a cercare cibo vicino a centri abitati. Nell’ottobre del 2023 era stato investito da un’auto ma era rimasto illeso. Nel gennaio del 2024 aveva seguito per un breve tratto due escursionisti in Val di Sole. Tanto è bastato Fugatti per condannarlo a morte con un decreto emesso il 6 febbraio ed eseguito poche ore dopo la pubblicazione, senza lasciar tempo alle associazioni di ricorrere. Nel decreto non era prevista la telenarcosi e M90 è stato abbattuto con due proiettili nei polmoni e nel fegato, nessuno dei quali immediatamente letale ed è morto lentamente per emorragia interna.

L’episodio aveva acceso un duro scontro tra istituzioni e associazioni animaliste che hanno sempre ritenuto non pericoloso l'esemplare.

La dichiarazione di Fugatti

“L’assoluzione conferma in modo chiaro la piena legittimità dell’operato della Provincia” dichiara il presidente Fugatti. “Abbiamo assunto una decisione necessaria e responsabile, nell’esercizio delle nostre competenze. La gestione di esemplari pericolosi richiede interventi tempestivi e rispettosi delle norme vigenti, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità delle persone, inclusa quella del personale del Corpo forestale a cui è affidato l’intervento sul campo. Abbiamo agito con professionalità, attenendoci a protocolli consolidati e riconosciuti a livello internazionale” conclude.

La delusione della Lav

“Siamo molto delusi da questa sentenza che non ha tenuto in conto degli elementi oggettivi che dimostravano come l’uccisione dell’orso sia stata eseguita in violazione delle regole che la stessa Provincia di Trento si è data per la gestione di casi del genere” commenta Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della LAV. “Ora il nostro pensiero va all’uccisione di M90, un orso che non aveva mai creato problemi ma che frequentava le aree urbanizzate perché abituato a cibarsi nei cassonetti non protetti”.

Bisogna comunque sottolineare che la formula utilizzata dai Giudici non pone minimamente in dubbio i fatti - l'uccisione dell'orso - sotto la responsabilità di Fugatti, ma soltanto la fondatezza dell'elemento soggettivo del dolo, nonostante la difesa puntasse a dimostrare l’insussistenza del reato chiedendo la piena assoluzione del Presidente della PAT e scaricando la responsabilità su altri soggetti.

La posizione della Leal

“Prendiamo atto dell’assoluzione, ma permangono interrogativi sulle modalità di gestione del caso e sulla concreta valutazione delle misure alternative” dichiara Gian Marco Prampolini, presidente Leal: “In assenza delle motivazioni, è essenziale garantire che ogni decisione rispetti i principi di proporzionalità, trasparenza e tutela della biodiversità.”
“Dal punto di vista giuridico, sarà determinante analizzare le motivazioni per verificare la corretta applicazione dei principi di necessità e residualità dell’abbattimento,” osserva Aurora Rosaria Loprete, legale Leal.

Michela Brambilla: "Non si può negare l'evidenza"

“Il fatto sussiste, non si poteva negare l’evidenza di una morte inflitta fra atroci patimenti, ma il presidente Fugatti non è punibile, con le motivazioni capiremo perché. Se il giudice afferma che non si può uccidere un animale in questo modo, si è stabilito un importante principio di diritto”. Così il professor Mario Zanchetti, difensore della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ammessa come parte civile.

Proprio dalla formula adottata bisogna partire per comprendere che, nonostante l’assoluzione del principale imputato, l’associazione presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla segna un punto a favore nella lunghissima battaglia per tutelare gli orsi del Trentino. Nell’istanza per la costituzione di parte civile LEIDAA ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che l’operazione di preventiva narcotizzazione “avrebbe potuto essere effettuata in totale sicurezza evitando la lenta agonia provocata dai colpi d'arma da fuoco ad espansione che hanno attinto polmoni e fegato dell’orso M90” senza ucciderlo subito. Ma la telenarcosi non era espressamente prevista nel decreto del presidente della Provincia. E ben poteva essere presente, anzi, doveva essere presente, un veterinario. La formula “il fatto non costituisce reato” non nega l’evidenza. “Attendiamo le motivazioni - afferma il professor Zanchetti - per decidere quale sarà il prossimo passo”.

 

 

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