La storia dell’orso M90 non si chiude con una sentenza. Il procedimento giudiziario relativo al suo abbattimento si è concluso con l’assoluzione del presidente della Provincia di Trento, perché il fatto non costituisce reato. Una decisione che archivia il caso sul piano legale, ma lascia aperte domande profonde sul piano etico, ambientale e culturale. Perché la vicenda di M90 non è soltanto un fatto amministrativo o giudiziario: è il simbolo di un conflitto sempre più evidente tra l’uomo e la fauna selvatica.
Abbattimento come decisione preventiva
L’orso M90 non aveva attaccato. Questo è un punto cruciale. Non si è trattato di una risposta a un’aggressione, ma di una decisione preventiva legata al fatto che l’animale fosse diventato “confidente”, cioè abituato alla presenza umana. Una condizione che viene spesso considerata pericolosa, ma che raramente viene analizzata fino in fondo.

Come fa l'orso a diventare confidente
Perché un orso diventa confidente? La risposta, scomoda ma evidente, è che spesso è l’uomo stesso a favorire questo comportamento. Rifiuti lasciati accessibili, cibo non custodito, frequentazioni inconsapevoli del territorio: sono queste le dinamiche che modificano l’equilibrio naturale e riducono la diffidenza degli animali. In questo contesto, l’abbattimento rischia di diventare una scorciatoia. Una soluzione rapida che interviene sull’effetto, ma ignora la causa. Eliminare un animale perché si è adattato a un ambiente alterato dall’uomo significa, in fondo, scaricare su di lui la responsabilità di un sistema che non funziona.

Serve un cambio di approccio
La questione, allora, è più ampia: può davvero il rapporto tra uomo e animale essere gestito attraverso la soppressione degli esemplari problematici? Oppure è necessario un cambio di approccio? Sempre più esperti indicano una strada diversa: prevenzione, informazione, gestione consapevole del territorio. Mettere in sicurezza i rifiuti, educare cittadini e turisti, utilizzare strumenti di dissuasione non letali. Interventi meno immediati, forse, ma capaci di costruire una convivenza più stabile e rispettosa.
Gli animali pagano il prezzo più alto
La morte di M90, al di là della sua legittimità giuridica, solleva dunque una questione morale che non può essere archiviata. Se un animale non ha attaccato, se il suo comportamento è in parte conseguenza dell’azione umana, è giusto che sia lui a pagare il prezzo più alto? Non esistono risposte semplici. Ma una certezza sì: continuare a gestire questi casi come emergenze isolate rischia di trasformare ogni problema in una condanna definitiva. E di allontanarci sempre di più da un equilibrio possibile tra presenza umana e natura. M90 non è solo un orso abbattuto. È un segnale. Sta a noi decidere se ignorarlo o imparare qualcosa.
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