I cani nei canili? La riforma sulla tutela degli animali d'affezione del 2025, entrata in vigore in questo mese di gennaio 2026 è l'ennesimo provvedimento con tante ombre e poche luci. Due i nodi “scorsoi” definiti dal nuovo Manuale Gestionale: gli spazi destinati agli animali e la regola degli appalti per i canili al massimo ribasso.
Ad analizzare gli effetti e le mancanze del nuovo “Manuale” è lo studio legale specializzato Brocardi con un articolo a firma dell'avvocato Marco De Gregorio che denuncia con chiarezza i limiti di una riforma che non scalfisce i “buchi neri” dei canili o dei rifugi.
Il "vuoto" normativo: lo spazio vitale nella babele di Regioni e Comuni
Scrive De Gregorio: “Le strutture, siano esse canili sanitari o rifugi, sono ora obbligate a garantire una tracciabilità totale degli ingressi e delle uscite, una gestione rigorosa dei farmaci veterinari e protocolli di biosicurezza stringenti. Nonostante l'evidente passo in avanti, la riforma non risolve la questione degli spazi vitali. Il manuale parla genericamente di “spazi adeguati alle esigenze etologiche”, lasciando alle Regioni e ai Comuni la libertà di definire le dimensioni effettive. Questo decentramento normativo crea disparità profonde sul territorio nazionale. Di norma, un cane di taglia media ha oggi a disposizione un box tra i 4 e i 6 metri quadrati, con un'altezza di 2 metri”.
Il benessere animale vittima della Devoluzione

E' evidente che l'Italia del “benessere animale” è vittima di una devoluzione normativa in cui i i cani finiranno per avere trattamenti diversi a seconda della zona, un po' come accade per gli umani con la Sanità, con cure migliori (e spazi migliori) a seconda se le Regioni o i Comuni sono più o meno ricchi.
Lo Stato risparmia e chi ci guadagna
Sul fronte della gestione economica, l'analisi di Brocardi.it è feroce: “Il vero motore del sistema canili risiede nel meccanismo degli appalti pubblici. Molti Comuni, impossibilitati a gestire direttamente le strutture, affidano il servizio a privati o associazioni tramite bandi che, spesso, premiano l'offerta economicamente più bassa. È il fenomeno delle aste al ribasso¸ in cui l'ente pubblico fissa una base d'asta giornaliera per ogni cane ospitato e il gestore vince proponendo il prezzo più competitivo”.
Il cane nel canile diventa una rendita nel tempo
Continua l'esperto legale, De Gregorio: “Più tempo un cane resta in canile, più il gestore incassa la diaria quotidiana, con la conseguenza che le attività volte a favorire le adozioni rischiano di diventare controproducenti per il bilancio della struttura. Secondo i dati raccolti, la media nazionale di costo per animale si attesta intorno ai 6 euro al giorno, ma esistono strutture in cui la gestione è scesa fino alla soglia critica dei 4 euro giornalieri. In questa cifra devono rientrare cibo, cure mediche, personale e manutenzione, rendendo evidente come il margine di profitto venga eroso proprio dalla qualità della vita degli animali”.


Tra Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna l'80% dei cani
Dall'analisi dei dati del SINAC, Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia) è emerso che, su un campione di oltre 100.000 cani monitorati, l'80% della popolazione canina reclusa si concentra in sole cinque regioni: Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna. In diverse strutture del Mezzogiorno, la media degli ospiti supera le 300 unità per singolo canile, una densità abitativa che rende impossibile il rispetto degli standard minimi di salute”. I dati citati si riferiscono alle indagini condotte dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute nell'ottobre 2024.
La riforma 2026 protegge la macchina amministrativa, non gli animali
In questo contesto, parlare di benessere animale è un esercizio di ipocrisia istituzionale. La riforma del 2026 avrebbe potuto affrontare i nodi strutturali del sistema. Non lo fa. È una riforma che continua a protegge la macchina amministrativa, non gli animali. È difficile comprendere quanti la stiano pubblicizzando positivamente senza valutarla concretamente. Il canile è un modello economico che vede nel cane non un essere senziente, ma una rendita.
Il link all'articolo di Brocardi.it - Canili, arriva la riforma 2026, più sicurezza, benessere e controlli per i nostri cani: ecco cosa cambia e le novità





