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Cane di quartiere, il “randagio legale” legge follia: è inapplicabile

La norma varata nel 1991 è un buco nell'acqua nella lotta al randagismo. In pochi si prendono la Responsabilità Civile. E il Comune di Roma...
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
22/01/2026

Cani di quartiere, la follia dei legislatori supera ogni confine. La prima legge che ha istituito un “randagio non randagio” che è libero di circolare senza guinzaglio per le vie cittadine, risale a 1991 con il provvedimento dello Stao che ha delegato a Comuni e Regioni, la facoltà di emanare il regolamento di disciplina. Da allora, il festival della demagogia.

Il caos normativo

Nel tempo ogni Regione ha tentato di legiferare in solitudine per normare una figura giuridica controversa, a partire dalla Responsabilità Civile per chi ne diventa tutore. Nel Lazio, ad esempio, la Regione nel 1997, ha creato un caos normativo che ha demandato la gestione e il controllo alle associazioni che propongono alla Asl la nomina e il rispetto dei requisiti, tra cui la vaccinazione, e la garanzia dell'accudimento.

La "fabbrica della panna" del Comune di Roma

Nel nulla normativo, il Comune di Roma si è distinto con una mozione del dicembre 2024 con la quale, il “cane di quartiere” è diventato uno slogan per il Giubileo. A fine Anno Santo, il Campidoiglio non ha fornito dati ufficiali sui “randagi non randagi”, previsti da una mozione che però l'assemblea non ha tramutato in una modifica del Regolamento Comunale sugli animali. E dire che erano stati i consiglieri proponenti a fornire i “numeri” dei quadrupedi di quartiere, assenti a Roma da 15 anni. L'unico censimento disponibile di queste figure “di quartiere” è di Legambiente e risale al 2023, con 1632 esemplari registrati. Per il ministero della Salute che ha la competenza sanitaria, sono pari a zero, nel senso che non esiste un “elenco speciale”, allegato all'anagrafe degli animali d'affezione.

Il "mistero di quartiere" nel Sud Italia per risparmiare

A conti fatti il cane di quartiere è una specie di mistero legislativo, utilizzato da qualche Comune del Sud Italia per risparmiare nella lotta al randagismo. A fronte di 358 mila randagi censiti ufficialmente, i “cani di tutti” sono lo 0,46%. Praticamente una legge inutile e intrisa di demagogia. Sarebbe ora di modificarla, abrogarla o emendarla.

I requisiti per ottenere il titolo di cane di quartiere

Sterilizzazioni e vaccinazione dalla Asl o da veterinario convenzionato; iscrizione all'Anagrafe Canina a nome del Sindaco o del Comune; avere un tutore privato o associazione, non essere aggressivo per l'incolumità delle persone. Le Aziende sanitarie locali si incaricano di fare le valutazioni relative alla pericolosità e registrare gli animali a nome del Sindaco. Sul territorio ogni cane di quartiere ha uno o più referenti che si incaricano di provvedere al cibo, alle eventuali cure mediche, e ovviamente pensano alla loro sicurezza.

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