La Cassazione ha riconosciuto l'esigenza di assistere un animale domestico per cure urgenti. Alla Camera una proposta di legge rivoluzionaria. Tutte le azioni da compiere col datore di lavoro
Negli ultimi anni il tema del riconoscimento di diritti "di cura" riferiti agli animali d’affezione è progressivamente entrato nel dibattito giuridico e legislativo. La Suprema Corte, con la sentenza n. 15076 del 2018, ha riconosciuto che l’esigenza di assistere un animale domestico bisognoso di cure può rientrare nell’ambito di fattispecie che legittimano (in concreto o in via analogica) l’utilizzo di permessi o congedi dal lavoro quando la cura sia effettivamente necessaria.
La Cassazione tutela il lavoratore
Più recentemente l’orientamento giurisprudenziale si è ulteriormente rafforzato. A ben vedere, con l’ordinanza n. 23185 del 2025 la Corte ha ribadito che, in ipotesi affini, come quelle relative all’uso di permessi per assistenza, non è necessario che l’assistenza sia prestata esclusivamente in ore coincidenti con l’orario di lavoro contratto; inoltre, in caso di contestazione disciplinare, grava sul datore un rigoroso onere probatorio per dimostrare l’abuso del permesso. Questo principio è importante: tutela il lavoratore che, per ragioni oggettive (es. urgenza veterinaria, ricovero notturno, prestazioni che richiedono monitoraggio continuo) deve assistere l’animale in momenti non coincidenti con la prestazione lavorativa.
La proposta di legge Dori prevede permessi anche in caso di morte

Sul piano legislativo, vi è attualmente presso la Camera, ad opera del deputato Devis Dori, una proposta di legge che mira a riconoscere espressamente permessi retribuiti per eventi legati agli animali d’affezione (malattia grave, cure veterinarie urgenti, decesso). La proposta modifica alcune disposizioni vigenti sulla disciplina dei congedi e dei permessi, prevedendo, a titolo esemplificativo, periodi di permesso retribuito per cure urgenti o per il lutto in caso di morte dell’animale. La proposta chiarisce la finalità e alcuni criteri di accesso.
Le azioni da compiere per ottenere un diritto
Tutto ciò premesso, allo stato attuale a detta della scrivente tre risultano le fonti operative da considerare: i) la normativa positiva vigente (che non contempla ancora in modo organico un congedo generalizzato per animali); ii) la giurisprudenza che apre spazi interpretativi favorevoli al lavoratore, e iii) le proposte di legge in itinere che, se approvate, formalizzeranno regole omogenee. La lettura congiunta delle sentenze della Suprema Corte e della proposta di legge permette di indicare quali saranno i passaggi fondamentali da condurre al fine di beneficiare dei permessi retributivi.
Leggere bene il contratto di lavoro

In primis, occorre controllare il proprio contratto individuale di lavoro e il contratto collettivo nazionale (CCNL) applicabile: alcuni accordi aziendali e CCNL già prevedono forme di welfare aziendale o permessi aggiuntivi per casi analoghi. In alcune grandi aziende esistono già tutele interne.
Il ruolo del veterinario
Quindi, occorre acquisire dal veterinario un certificato che attesti la diagnosi, la necessità delle cure o la prognosi, eventuale urgenza e tempi stimati di assistenza. Se la proposta di legge verrà applicata, o se il datore richiede prove per motivi di ordine interno, il certificato veterinario è il documento base.
Bisogna provare il rapporto di proprietà/convivenza
È utile dimostrare l’effettiva convivenza con l’animale (anagrafe canina/felina, microchip, libretto sanitario, fatture di ambulatorio o adozione). Questi elementi evitano contestazioni su abusi della misura.
La comunicazione al datore di lavoro
È necessario comunicare al datore con richiesta formale una richiesta scritta (pec/e-mail con ricevuta di inoltro) contenente: (a) periodi e orari necessari; (b) copia del certificato veterinario; (c) prova di proprietà/convivenza. Proporre, se possibile, soluzioni alternative (smart working nelle giornate contigue, recupero ore, reperibilità) per agevolare la gestione aziendale. In tal senso occorre motivare la richiesta con chiarezza e trasparenza poiché la giurisprudenza valorizza la buona fede del lavoratore e il carattere di necessità dell’assistenza. Se il permesso è richiesto per una procedura che richiede presenza continua (es. post-operatorio) è necessario spiegare perché non è possibile delegare ad altri.Infine, se il datore rifiuta o contesta o si teme provvedimento disciplinare, è consigliabile coinvolgere il sindacato o un legale specializzato in diritto del lavoro. In tal senso è bene ribadire che in caso di contestazione disciplinare, secondo recenti pronunce, l’onere di provare l’abuso grava sul datore.
Il valore della proposta di legge
La giurisprudenza ha aperto un varco importante: il diritto del lavoratore alla cura dell’animale di affezione trova oggi una tutela effettiva quando ricorrano esigenze di necessità e urgenza. Allo stesso tempo, il legislatore, con la proposta in itinere, potrebbe presto disciplinare la materia in modo organico e uniforme. Fino ad allora, il modo più sicuro per ottenere e legittimare il permesso è conservare documentazione veterinaria e di proprietà, seguire le procedure aziendali e, se necessario, attivare le tutele sindacali o giudiziarie.





