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Umani pazzi per gli animali, il filosofo Donti: “Figli pelosi”

Il filosofo e divulgatore Nicola Donti affronta il rapporto tra umani e animali. Li chiama figli pelosi. E spiega i motivi di questa relazione così intensa, a volte estrema
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
25/01/2026

A spiegare i motivi per cui l'umanità è sempre più dedita a cani, gatti, pesci rossi e uccelli è Nicola Donti, filosofo e divulgatore e recordman sui social

Spopola su Fb, Youtube e TikTok

L'amore per la sapienza, ovvero la Filosofia cosa c'entra con gli animali d'affezione? A spiegare i motivi per cui l'umanità è sempre più dedita a cani, gatti, pesci rossi e uccelli è Nicola Donti, filosofo e divulgatore che, con i suoi speach in video, ha collezionato 4,5 mln di visualizzazioni su Youtube, per non contare le short lesson su TikTok. E chiarisce: “Il mio record è senza tette e perizoma, solo col pensiero e l'analisi che mi ha permesso di superare quota 100 mila follower su Fb”.

Donti, perché secondo lei uomini e donne sono sempre più pazzi per gli animali d'affezione?

“Le ragioni come al solito sono molteplici. La prima, e lo dico da filosofo del linguaggio, è proprio nel linguaggio: prima erano bestie ora sono pet; e così da strumenti di compagnia sono diventati figli pelosi. E questo ha creato una nuova realtà perché il linguaggio non prescrive ma identifica e quindi abbiamo riconosciuto loro dei diritti. E poi c'è un rapporto che è percepito come più semplice, autentico e gratificante. Le nostre relazioni sono cariche di aspettative, negoziazioni e quindi di possibili delusioni. Un animale, invece, offre una relazione con comunicazione corporea, non tradisce e non avrà una crisi esistenziale”.

E quindi non è proprio come un figlio...

“Sì, e a differenza di un figlio non chiede aiuto per i compiti di matematica e noi fuggiamo anche dal rischio di responsabilità. Sintesi: un animale è anche una relazione a basso rischio”.

Meno fatica, più soddisfazioni?

“Ma no, c'è anche un altro aspetto legato ai costi: noi viviamo in società molto ricche e moto precarie e dove la ricchezza è momentanea, non solida: avere un figlio è un progetto ad alto rischio economico ed emotivo e a lunga scadenza. L'animale è un sostituto che ha bisogno di cure e con costi molto inferiori e soddisfa il desiderio di accudimento e relazione intensa a scadenza. Quindi i negozi di animali fioriscono perché vendono beni per un consumo a basso rischio”.

E la tenerezza infinita?

“E' l'ultimo aspetto che è la prospettiva dell'etica della compassione immediata: chi si prende cura di un animale si sente molto buono. Prendere un cane è un atto di benevolenza che conferma il tuo buon cuore senza mettere in discussione gli stili di vita. L'animale è il bisogno perfetto, è eternamente riconoscente e non ha diritti che configgono con i nostri”.

Questo approccio non ci rende più poveri emotivamente?

“Non so se poveri, sicuramente ci rende meno responsabili è una sorta di fuga dalla dalla responsabilità. Io lo dico sempre: i fenomeni del marketing sono un'anticipazione dei cambiamento Se un oggetto è una necessità per un bimbo, i genitori lo fanno ma siccome ci sono sempre meno bimbi, il nuovo business è nel mondo dei Pet. Il mercato ha già orientato il suo orizzonte”.

Da parte umana non c'è una specie di sfruttamento emotivo?

“Sì noi, non scegliamo mai in base ad un ragionamento; non scegliamo in base a comportamenti logici, analitici e con un pensieri critico ma in base alle nostre emozioni. E l'emotività è un elemento fondamentale. Direi di più: quello che abbiamo di fronte non è psico-marketing ma neuro marketing che arriva direttamente ai neuroni. Noi umanizziamo tutto e quindi anche gli animali. La frase è “che gli manca solo la parola”. Non solo, gli manca anche il pensiero critico, gli manca la consapevolezza del sé. Hanno un'intelligenza biologica”.

Cane o gatto?

“Il cane è la personalità più orientata all'obbedienza e si adatta molto di più alle abitudini dei diversi proprietari. Spesso non si capisce chi ha scelto chi e sono simili anche fisicamente. Il gatto fa la sua vita e plasma l'essere umano; ha una capacità di incidere e lo trasforma a sua immagine e somiglianza. E' dominante. Il cane è addomesticato, il gatto no”.

Lei ha cani?

“Sì, un Bulldog Francese che però è un incubo. E' un cane costruito in laboratorio e come tutti quello costruiti è pieno zeppo di difetti. I veterinari lo chiamano “brachicesso” perché è difficile da anestetizzare. La natura non li fa così, crea bastardini non di razza e non è un caso, perché dall'incrocio nasce il miglioramento della specie. La purezza non è un vantaggio”.

Cambierà questo rapporto tra umani e animali o diventerà morboso?

“Non lo so, dipenderà da noi. Ho l'obbligo dell'ottimismo: ho anche due figli e devo guardare in prospettiva: come tutti in fenomeni dopo un'ubriacatura iniziale ci si riposiziona. Il problema è capire quando tocchiamo il fondo.

L'ubriacatura animale cosa lascerà dietro?

“Sarà ancora una volta a discapito degli animali. Il rischio è il fenomeno di Natale: vuoi non regalare un cuccioletto sotto albero? Gli animali chiedono rispetto e dedizione e in molti non lo accettano come dimensione E' il fenomeno di fronte al quale spesso dicono “ pensavo, credevo; pensavo fosse amore invece era un calesse. Sul terreno resteranno i più deboli”.

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