
Ogni essere umano ne ha una, lo squalo le rappresenta tutte: zanzare, paura del buio, paura degli spazi aperti, delle api, del morso di un serpente
Lo Squalo di Steven Spielberg morde da mezzo secolo squarciando lo schermo cinematografico e televisivo continuando a macinare dollari ad ogni passaggio, sui segreti del suo making of è stato detto e scritto praticamente tutto.
Chi lo prenderebbe come animale domestico?
L’autopsia di un capolavoro è completa: libri, interviste, documentari. Una locandina originale dell’epoca raggiunge quotazioni da capogiro. Due temi rimangono inesplorati: innanzitutto dal flusso di cassa è rimasto escluso la categoria degli squali che, a quanto risulta, non ha mai visto un dollaro di diritti d’autore. E poi, chi terrebbe uno squalo come animale domestico? È la prima pellicola nella storia del cinema che non ha generato nello spettatore, uscito dalla sala, il desiderio di possederne uno da mettere in bella vista come si fa con un quadro d’autore o un vaso della dinastia Ming.
I dittatori preferiscono i leoni
Anche i dittatori e i criminali più spietati nei loro zoo privati lo rifuggono, preferendogli di gran lunga un cucciolo di leone che finisce per divorarsi i mobili e il divano ma fa salire l’autostima alle stelle. Un paio di cattivi perfidi e spietati della saga di James Bond ne possiedono alcuni esemplari che fanno nuotare in piscina, ma sempre come monito o piccolo inferno dove gettare gli ospiti sgraditi o chi tenta di imbucarsi a una festa senza invito.
Parola di Spielberg: "La reificazione di una fobia"
Spielberg ha detto più volte che lo squalo del suo film è la reificazione di una fobia. Ogni essere umano ne ha una, lo squalo le rappresenta tutte: zanzare, paura del buio, paura degli spazi aperti, delle api, del morso di un serpente. È la Stanza 101 di Winson Smith, il protagonista di 1984 di Orwell. Non è una questione di coraggio, è il punto di rottura di ogni essere umano. Nel libro la stanza 101 così viene descritta: "La cosa che c'è nella stanza 101 è la cosa peggiore del mondo. (...) La cosa peggiore del mondo varia da individuo a individuo. Può essere venir seppelliti vivi, essere arsi, o affogati, o impalati, o un'infinità di altre morti. Ci sono casi in cui è una cosa assai più modesta, nemmeno fatale, di per sé… la sofferenza non è mai sufficiente. Ci sono casi in cui una creatura umana resiste al dolore anche in punto di morte. Ma per ognuno c'è sempre qualcosa d'insopportabile... un qualche cosa del quale non si può sostenere la vista. Il coraggio e la paura non c'entrano per nulla. Se si sta precipitando dall'alto non è vigliaccheria afferrare una fune. Se si viene a galla da profondità marine, non è vigliaccheria riempirsi i polmoni d'aria. È soltanto un istinto cui non si può resistere.
"La tromba che annuncia l'arrivo di un mostro"
Per ognuno c’è sempre qualcosa di insopportabile e mortale, la musichetta che annuncia l’entrata in scena dello squalo nel film è la tromba che annuncia l’arrivo del mostro. Non è il sangue (non esiste ad oggi nessuna prova che ne siano attratti) a scatenare le loro fauci ma l’avidità dell’essere umano. Quella degli uomini politici e degli imprenditori che nel film antepongono il dio denaro e l’apertura degli stabilimenti balneari al pericolo mortale di mandare i bagnanti in bocca a un tritacarne. Sono loro i soli e unici mostri. Per non finire come vittime collaterali, dunque, si consiglia di non dormire con una mano o un piede fuori dal letto. Gli squali sono tra noi.








