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Gatti che parlano e cani che cantano: gli animali sintetici con l'IA

La tecnologia serve anche per creare pet influencers digitali: account Instagram di gatti che non esistono, ma che generano sponsorizzazioni reali
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
05/12/2025

Gli animali sintetici stanno già popolando pubblicità, videoclip, cortometraggi. Nessun set, nessun animale reale, nessun rischio

C’era una volta l’uomo che dipingeva il suo cane. Tipo Picasso? Oggi c’è l’algoritmo che lo fa da solo e con più pixel che emozione. Le intelligenze artificiali generative, da Midjourney a Runway, da Sora a Pika Labs, stanno inaugurando una nuova stagione: gli animali digitali. Gatti che parlano, cani che cantano, pappagalli che recitano Shakespeare. Non sono frutto di un trucco fotografico, ma immagini e video interamente generati dal nulla, da modelli capaci di trasformare una descrizione testuale in un essere vivente di pura sintesi.

Tutti i segreti della tecnologia

Dietro la meraviglia c’è un tema etico e culturale non da poco. Gli animali sintetici stanno già popolando pubblicità, videoclip, cortometraggi. Nessun set, nessun animale reale, nessun rischio. Eppure, il confine tra protezione e sostituzione è labile: se l’IA può creare un documentario sulla savana senza un solo leone vivo, quanto tempo passerà prima che la realtà diventi superflua? Tecnicamente, il processo si basa su reti generative avversarie (GAN) o su modelli diffusion, gli stessi che disegnano visi umani o paesaggi inesistenti. Nel caso degli animali, la difficoltà è doppia: bisogna ricreare pelo, riflessi, movimento e sguardo, elementi che il cervello umano percepisce come indici di “vita”. Le nuove versioni di Sora di OpenAI o di Runway Gen-3 stanno raggiungendo livelli di realismo inquietante, la zampa che tocca il pavimento, l’ombra che si deforma, il respiro simulato.

Per l'Università di Edimburgo è un bestiario moderno

Gli studiosi della University of Edinburgh hanno definito questa tendenza “digital bestiary”: un bestiario moderno dove l’immaginario sostituisce il biologico. Alcuni laboratori, come DeepMind Visual Language Lab, stanno addestrando modelli capaci di riprodurre comportamenti animali plausibili, un cavallo che corre secondo la biomeccanica reale, un gatto che reagisce a un rumore improvviso, grazie a set di dati di etologia filmata.

Il miracolo degli animali estinti che tornano a vivere

Ci sono anche casi virtuosi: le IA vengono usate per ricreare animali estinti (come il dodo o la tigre della Tasmania) a scopo educativo, o per testare scenari di conservazione ambientale senza stressare specie viventi. Ma la stessa tecnologia serve anche per creare pet influencers digitali: account Instagram di gatti che non esistono, ma che generano sponsorizzazioni reali.

È un cortocircuito perfetto: animali finti che guadagnano soldi veri, commuovono persone vere e, talvolta, aiutano cause reali. L’IA li ha resi protagonisti di un palcoscenico senza habitat. E noi, spettatori affascinati, dobbiamo chiederci se il passo successivo sarà l’inverso: quando l’animale reale verrà giudicato meno “fotogenico” del suo doppio digitale.

Forse, in futuro, l’unica differenza tra un video di gattini e uno di gattini sintetici sarà la nostalgia. E allora, più che di realtà aumentata, parleremo di empatia diminuita. Perché l’IA potrà generare ogni pelo, ogni sguardo, ogni miagolio, ma non quel brivido leggero che ci attraversa quando un essere vivo, vero, ci guarda davvero.

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