La Bibbia non affronta esplicitamente il tema dell’anima degli animali in senso filosofico, ma in ebraico la parola nephesh, spesso tradotta con “anima”, è usata anche per gli animali. «Dio disse: “La terra produca esseri viventi (nephesh) secondo la loro specie”» (Genesi 1,24). Dopo il diluvio, Dio ha esteso la sua alleanza non solo a Noè, ma anche a tutti gli animali. Per la tradizione cattolica, poi, l’evento salvifico di Cristo include l’insieme delle creature: «tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito» (Romani 8,22-23).
"Nulla va perduto"
Alla luce di questi elementi, tenuto conto delle debite distinzioni, è possibile nutrire la speranza che nulla vada perduto nell’abbraccio del Signore, quando questo mondo entrerà in una dimensione nuova, immaginabile solo per la verità dell’amore.
Il paradiso è aperto a tutte le creature

«Un giorno vedremo di nuovo i nostri animali nell’eternità di Cristo. Il paradiso è aperto a tutte le creature». Queste parole di Paolo VI a un bambino della periferia romana, che piangeva la morte del suo cagnolino, furono citate, a braccio, da papa Francesco nell’udienza generale del 26 novembre 2014, che così proseguiva: «Quella che si prospetta, come compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, è quindi una nuova creazione; non dunque un annientamento del cosmo e di tutto ciò che ci circonda, ma un portare ogni cosa alla sua pienezza di essere, di verità, di bellezza».
La cautela con cui la Chiesa volge lo sguardo alla pienezza della vita e dell’amore di Dio, nell’aldilà, non impedisce di confidare che tutto ciò che abbiamo amato conservi una forma di comunione con noi. Di più è difficile dire.








