Vietare il commercio di carne di cavallo, nonché asini, muli e bardotti, la zampata che non t'aspetti arriva dall'Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale italiana che dedica un lungo articolo in risposta a una lettera e chiarisce: “I cavalli non dovrebbero essere visti come bestiame da portare in tavola, ma come esseri senzienti caratterizzati da una lunga relazione speciale con l’essere umano, animali da compagnia piuttosto che fonte di proteine”.
La Chiesa Cattolica sempre più attenta al benessere animale
Una presa di posizione, diretta, senza mezzi termini che evidenzia una maturità della Chiesa di Roma sul benessere animale con le “dovute distinzioni sulla proporzionalità ed evidenti eccezioni”. Chi scrive è Andrea Lavazza, firma del quotidiano e professore associato di Filosofia morale e coordinatore dell'Osservatorio per l'etica delle nuove tecnologie presso l'Università Pegaso, nonché esperto di neuroetica.

Cavalli come animali da compagnia non fonte di protetine
In risposta ad un lettore, che sosteneva "quello che uno vuol mettersi nello stomaco non è affare dello Stato", commentando la proposta di legge firmata Michela Brambilla, e che “l'animalismo è un errore madornale del nostro tempo, poiché “gli animali non hanno sensibilità né capacità di pensare o provare sentimenti né, quindi, la dignità che viene loro ascritta dagli animalisti. L’animale vive nelle tenebre e nell’incoscienza, è un fascio inconsapevole di istinti”, il professor Lavazza spiega che “la motivazione centrale della norma è etica e risiede nella tutela del benessere animale. I cavalli non dovrebbero essere visti come bestiame da portare in tavola, ma come esseri senzienti caratterizzati da una lunga relazione speciale con l’essere umano, animali da compagnia piuttosto che fonte di proteine”.
"I diritti di ciascun individuo"
Basta per convincere il lettore? Scrive Lavazza: “L’animalismo è un movimento recente che prende sul serio la capacità di tutti gli esseri senzienti di provare esperienze soggettive (dal dolore a emozioni più complesse), seppure in gradi differenti. Se prima difendevamo le specie a rischio di estinzione come entità collettive, ora vediamo che ciascun individuo ha un valore e un diritto a non essere danneggiato, che è poi la forma basilare di status morale”.
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