Come sarebbe un mondo completamente privo di animali? Senza cani e gatti che rendono felici i padroni con il loro amore disinteressato, ma anche senza uccelli che volano liberi nel cielo, cavalli che galoppano con andatura maestosa ed api che impollinano i fiori? Senza dubbio, un posto così sarebbe ben triste.
I piccoli Maia e Mati, però, protagonisti del romanzo-favola D'un tratto nel folto nel bosco dello scrittore israeliano Amos Oz, non possono esserne consapevoli. Sì, perché vivono in un villaggio dove gli animali mancano da un tempo lontano, molto prima che loro nascessero, quindi non li hanno mai visti. Ne hanno sentito parlare, certo; a scuola, la maestra Emanuela ogni tanto racconta di quando era giovane e poteva accarezzare il pelo soffice dei suoi mici e loro, beati, le facevano le fusa. Nel villaggio tanti, però, sospettano che la maestra dica bugie.

Maya e Mati: "Gli animali forse, sono un'invenzione?"
Come se non bastasse l'assenza degli animali, il villaggio ha un altro, grave problema. La sera, gli abitanti interrompono qualunque attività stiano facendo e si rintanano nelle loro case, stando attenti a chiudere bene le imposte perché nessuno possa spiare la loro intimità. E quando arriva un rumore dall'esterno si guardano tra loro terrorizzati, sperando che le pareti sottili delle loro dimore siano sufficienti a proteggerli da qualcuno che, evidentemente, li terrorizza.
Maya e Mati, però, non vogliono più continuare a vivere nella paura. Vogliono addentrarsi nel bosco, dove dicono che si nasconda una presenza malvagia. E soprattutto, vogliono scoprire se gli animali siano solo un'invenzione della maestra, o se esistano davvero.
Una favola adatta a grandi e piccini
"D'un tratto nel folto nel bosco" è una favola meravigliosa, commovente, emozionante, e per questo adatta a grandi e piccini. Il suo autore, Amos Oz, con l'opera ha dato un'ulteriore prova del suo incredibile talento letterario, tanto che viene naturale domandarsi il motivo per il quale non gli sia stato mai conferito il premio Nobel.
I pregi del romanzo sono talmente tanti che nel parlarne c'è solo l'imbarazzo della scelta. Innanzitutto la scrittura, soave al punto che quando l'autore descrive l'atmosfera incantata dei boschi, ma anche il rapporto tra gli esseri umani e gli animali, si ha la sensazione di leggere una poesia.
Alcuni personaggi, poi, sono indimenticabili, specialmente quelli dei due bambini, che hanno più intelligenza e cuore dei loro genitori e non accettano il clima di ipocrisia e pregiudizio verso chi è "diverso" instaurato dagli abitanti del paese.

E invece, nella storia gli unici adulti che valgono qualcosa, sono proprio quelli considerati da tutti come "animali". Tra di loro, la figura più riuscita è quella di Almon il pescatore, che dopo anni e anni che non vede il suo cane lo ricorda con un affetto commovente, come se se ne fosse appena andato. Incantevole anche il personaggio della maestra Emanuela, che cerca di risvegliare le coscienze di grandi e bambini parlando degli animali, che poi sono i veri protagonisti della favola. Oz li descrive con incredibile maestria, perché la sua sensibilità gli ha permesso di coglierne l'essenza, quella di esseri dotati di sentimenti ed emozioni come gli esseri umani, solo molto più fedeli di questi ultimi.
E sono proprio agli animali che, con il loro comportamento, danno l'esempio e fanno capire quale messaggio lo scrittore israeliano abbia voluto comunicare attraverso la sua opera. Lasciando il villaggio, infatti, gli animali si rifiutano di vivere in un ambiente ipocrita, dove gli esseri umani non ricordano più il significato della parola amore. Così, dimostrano che nessuno può essere felice in un posto dove chi non segue le convenzioni viene messo al bando. Chi è saggio, se ne va. A noi umani spetta l'ardua missione di cambiare le cose, se ci riusciamo.








