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Il futuro di un gatto? E' scritto nel microbiota della mamma

Il microbiota intestinale è la prima eredità che una madre trasmette ai suoi cuccioli, il primo dono che un gatto riceve nella sua vita
Autore:
Silvia Bonasegale
aggiornato il
02/04/2026

Ogni leccata è medicina. Ogni poppata costruisce neuroni. Ogni contatto fisico tra la gatta e i suoi cuccioli appena nati non è solo un gesto istintivo di cura, è un trasferimento biologico preciso, millenario, scritto nell'evoluzione dei felini. Al centro di tutto c'è un ecosistema invisibile: il microbiota intestinale.
Ciò che accade nelle prime ore, nei primi giorni, nelle prime settimane di vita di un cucciolo di gatto non è secondario alla sua storia futura. È la sua storia futura. La composizione del microbiota che si forma in quella finestra temporale critica influenzerà la digestione, il sistema immunitario, la risposta allo stress, l'equilibrio emotivo e il comportamento del gatto per tutta la vita adulta. E tutto comincia dalla madre

Il microbiota della gatta gestante si prepara al parto

Durante la gravidanza, l'ecosistema batterico intestinale della gatta non rimane fermo. Cambia in modo attivo, orientato a ottimizzare la trasmissione dei propri microrganismi ai cuccioli che nasceranno. Aumentano i batteri capaci di produrre sostanze nutritive utili, cambia la composizione chimica del muco intestinale, si modificano le difese della parete intestinale. Il corpo della madre si prepara, tra le altre cose, a fare da donatore microbico.
Questo processo non è casuale. È funzionale. Il microbiota materno è il primo inoculo batterico che il cucciolo riceverà. E la modalità con cui avviene quel primo incontro, il tipo di parto, ne determina in modo profondo la qualità e la composizione.

Conoscere il microbiota della madre prima del parto: perché è importante

Se il microbiota della gatta è il punto di partenza della salute del cucciolo, allora valutarlo prima del parto diventa un atto di medicina preventiva concreta.
L'analisi del microbiota della gatta gestante, attraverso un semplice campione fecale analizzato con tecnologia di sequenziamento genico, permette di capire in anticipo quale ecosistema batterico verrà trasmesso ai cuccioli. Non solo quanti e quali batteri sono presenti, ma soprattutto se stanno svolgendo le funzioni giuste: produrre le sostanze protettive per la mucosa intestinale, modulare il sistema immunitario, sintetizzare le molecole che influenzano il sistema nervoso.
Se il test rivela uno squilibrio, una riduzione dei batteri simbionti, un eccesso di batteri potenzialmente infiammatori, una carenza nelle funzioni metaboliche chiave, è possibile intervenire con anticipo: con una dieta mirata, con prebiotici specifici che nutrono i batteri benefici, o con probiotici selezionati che ripristinino l'equilibrio. Tutto prima che il cucciolo nasca. Quello che si costruisce nell'intestino della madre nelle ultime settimane di gravidanza diventerà, letteralmente, il punto di partenza biologico di ogni cucciolo della cucciolata.

Parto naturale e parto cesareo: due inizi biologicamente diversi

I numeri, in questo caso, raccontano tutto. Negli studi sulla trasmissione batterica tra madre e neonato nei mammiferi, i nati per via naturale ricevono dalla madre circa il 74% dei propri batteri intestinali. Nei nati da cesareo, questa percentuale crolla al 12%. Non è una sfumatura: è un divario biologico con conseguenze misurabili per tutta la vita.
Nel parto naturale, il cucciolo percorre il canale del parto e viene colonizzato dai microrganismi materni in una sequenza precisa e vantaggiosa. I primi batteri a colonizzare l'intestino sterile del neonato sono prevalentemente batteri simbionti — quelli che proteggono la mucosa intestinale, educano il sistema immunitario e producono sostanze fondamentali per lo sviluppo neurologico. La diversità batterica del cucciolo è alta fin dalla nascita, e questa ricchezza si traduce in maggiore stabilità nelle settimane successive.
Un dato importante, spesso sottovalutato: non è il microbiota del canale del parto il contributo più rilevante, ma quello intestinale e rettale della madre. La vicinanza anatomica durante il parto naturale permette il trasferimento di un intero set di batteri intestinali che fungono da fondamenta per la salute digestiva del neonato. È letteralmente l'intestino della madre a costruire l'intestino del figlio.
Il parto cesareo interrompe questa sequenza. Il cucciolo non attraversa il canale del parto. La sua prima colonizzazione batterica avviene per via cutanea e ambientale: batteri della pelle, dell'aria, delle superfici circostanti. Il profilo microbico che si forma è strutturalmente diverso: mancano i batteri anaerobi fondamentali che la natura aveva previsto come primo mattone. Questa assenza non rallenta solo la maturazione digestiva: ritarda lo sviluppo del sistema immunitario intestinale, aumentando la vulnerabilità a infiammazioni e squilibri nelle fasi successive della vita.
Non si tratta di demonizzare il cesareo, che in molti casi è un intervento necessario e salvavita. Si tratta di capire che ogni nascita non fisiologica porta con sé un debito microbico che può, e deve, essere riconosciuto e affrontato.

Non conta solo come nasce: contano anche l'ordine di nascita e il sesso

La ricerca porta un dato ulteriore, spesso ignorato nella pratica quotidiana. Non è solo la modalità del parto a influenzare il microbiota iniziale del cucciolo: anche l'ordine di nascita e il sesso del neonato hanno un impatto misurabile.
I primogeniti nati da madri al primo parto mostrano spesso una presenza inferiore di certi batteri protettivi rispetto ai cuccioli di madri con più parti alle spalle. L'esperienza riproduttiva della madre arricchisce la qualità del microbiota trasmissibile: una madre alla seconda o terza cucciolata ha un ecosistema intestinale più maturo e più pronto al trasferimento. I maschi, poi, tendono a mostrare una diversità batterica leggermente inferiore nelle prime fasi rispetto alle femmine.
Sono informazioni preziose per chi alleva gatti: permettono di identificare i cuccioli a maggiore rischio di squilibrio batterico anche in assenza di un cesareo.

Il colostro: molto più che nutrimento

Nelle prime 24-48 ore di vita, il cucciolo si nutre di colostro. Tutti sanno che il colostro è ricco di anticorpi. Pochi sanno che è anche un ecosistema microbico liquido.
Il colostro materno contiene anticorpi, fattori di crescita che stabilizzano la parete intestinale del neonato, sostanze che nutrono selettivamente i batteri simbionti, e batteri vivi trasmessi attivamente dalla mammella al cucciolo durante ogni poppata. Questo avviene attraverso un percorso biologico straordinario: i batteri dell'intestino della madre migrano verso le ghiandole mammarie nelle fasi perinatali, per essere depositati nel latte ad ogni allattamento.
L'assenza di colostro materno è tra le condizioni neonatali a più alto impatto sulla salute futura. Nessun sostituto del latte, per quanto ben formulato, riesce a replicare questa dimensione biologica viva.

Il latte artificiale: necessario, ma non neutro

In situazioni di rifiuto materno, assenza di latte o morte della madre, i sostituti del latte sono uno strumento indispensabile. È giusto usarli. Ma è altrettanto importante sapere cosa comportano sul piano microbico, per poter intervenire in modo consapevole.
La ricerca su cuccioli di gatto ha dimostrato che l'alimentazione con latte artificiale altera significativamente la traiettoria di sviluppo batterico intestinale. I cuccioli allattati artificialmente mostrano una composizione microbica diversa rispetto a quelli allattati dalla madre, con uno sbilanciamento nelle sostanze prodotte dai batteri intestinali, in particolare quelle che proteggono la mucosa e regolano l'infiammazione.
I sostituti del latte possono sostenere una crescita soddisfacente sul piano del peso, ma il profilo microbico che costruiscono è funzionalmente diverso da quello che il latte materno avrebbe formato. Non è una condanna: è un punto di partenza che richiede attenzione e, quando possibile, un supporto nutrizionale e probiotico mirato.

Il leccamento: un gesto che vale quanto una terapia

La gatta lecca i cuccioli subito dopo la nascita e continua a farlo con frequenza nelle prime settimane. Stimola la digestione del neonato, lo aiuta a regolare la temperatura corporea, favorisce l'eliminazione delle urine e delle feci nei primissimi giorni. Ma c'è una dimensione che spesso sfugge: ogni leccata deposita batteri.
La bocca della madre è un ambiente microbico ricco. Il trasferimento di batteri durante il leccamento contribuisce alla colonizzazione della pelle e delle mucose del cucciolo, costruendo un ecosistema batterico che va ben oltre l'intestino. Più la madre lecca, più il cucciolo riceve. Non solo. Il leccamento ha un effetto diretto sul sistema nervoso del cucciolo. La stimolazione tattile prolungata nei neonati abbassa il livello di risposta allo stress, rende il sistema biologico di allarme meno reattivo e più calibrato. E questo effetto è mediato, almeno in parte, proprio attraverso i cambiamenti che il contatto fisico materno induce nel microbiota intestinale del cucciolo nelle prime settimane di vita.
Una madre che lecca poco, stressata, con un microbiota impoverito, trasmette un ecosistema fragile. Le conseguenze non si vedono subito. Si vedono mesi dopo.

L'ossitocina della gatta: un legame con il microbiota

L'ossitocina è l'ormone del legame, del parto, dell'allattamento. Il microbiota intestinale è in grado di influenzarne la produzione: una gatta con un ecosistema intestinale sano ed equilibrato tende a produrre livelli ottimali di questo ormone, favorendo il contatto con i cuccioli, il grooming costante, l'allattamento regolare.
C'è però una caratteristica del gatto che vale la pena conoscere. A differenza di molti altri mammiferi sociali, nel gatto alti livelli di ossitocina non sempre si traducono in maggiori cure materne, specialmente in contesti di gruppo o di stress ambientale. Il gatto è un animale originariamente solitario, e questa natura si riflette anche nei meccanismi ormonali. Questo rende ancora più importante che la madre arrivi al parto con un microbiota equilibrato, perché è da quell'equilibrio biologico che dipende, in parte, la sua capacità di accudire la cucciolata in modo costante e sereno.

Il rifiuto materno: spesso ha radici biologiche, non caratteriali

Il rifiuto materno è un evento che chi alleva gatti conosce bene, e che spesso viene letto come un problema di carattere della madre. Nella maggior parte dei casi, invece, ha radici biologiche precise.
Uno dei meccanismi più comuni è legato alla temperatura corporea dei cuccioli. Nella prima settimana di vita, i gattini non riescono a regolare autonomamente il calore del proprio corpo. Se si raffreddano, per qualsiasi motivo, smettono di muoversi e non riescono ad attaccarsi alla mammella. La madre percepisce il cucciolo freddo come non vitale, e tende a rifiutarlo. Non è crudeltà: è un meccanismo evolutivo antico di risparmio energetico. Quando questo accade, il cucciolo non riceve leccamento, non riceve batteri materni, non riceve il calore del contatto fisico. La disbiosi intestinale che ne segue aggrava ulteriormente il suo stato di debolezza in un circolo che si autoalimenta. Riconoscere precocemente questo meccanismo, e intervenire sul riscaldamento del cucciolo prima ancora che sulla madre — è spesso la chiave per interrompere il ciclo.

Quando la madre non c'è: cosa si può fare

I cuccioli allevati a mano, separati dalla madre nelle prime ore o nei primi giorni, non ricevono nessuno di questi trasferimenti microbici. Il risultato è un intestino colonizzato in modo non fisiologico, con una varietà batterica ridotta e funzioni metaboliche alterate.
Si può rimediare, almeno in parte. L'uso di probiotici specie-specifici nelle prime settimane di vita ha mostrato risultati concreti nel mitigare gli effetti della separazione materna: alcune ceppi batterici somministrati per via orale aiutano a costruire un ecosistema intestinale più simile a quello che la madre avrebbe trasmesso, con benefici sia sulla salute digestiva sia sull'equilibrio neurologico del cucciolo. Il trapianto di microbiota fecale (FMT) da donatrice sana è uno strumento ancora in fase di studio nei gatti, ma con risultati promettenti per i cuccioli con disbiosi grave.
Non sono soluzioni definitive. Ma sono strumenti reali, disponibili oggi, che possono ridurre significativamente il debito microbico di un cucciolo che ha avuto un inizio difficile.

Le conseguenze che non si vedono subito

La disbiosi neonatale non si chiude con le prime settimane di vita. Proietta i suoi effetti sulla salute dell'animale in modo silenzioso, spesso non riconoscibile fino a mesi o anni dopo. I gatti con una storia di squilibrio microbico nelle prime settimane mostrano un rischio maggiore di sviluppare problemi digestivi cronici in età adulta. Sul piano metabolico, i cuccioli nati con basso peso che crescono rapidamente in un ambiente microbico povero tendono più facilmente verso l'accumulo di grasso e i disturbi legati all'obesità. Ma è sul piano comportamentale che gli effetti a lungo termine sono forse i più sottovalutati: grooming compulsivo, aggressività verso le persone, paura dei conspecifici, difficoltà di socializzazione: quadri che spesso vengono letti come problemi di carattere o di gestione, e che invece affondano le radici in un'instabilità microbica che risale alle primissime settimane di vita.

Il microbiota materno è un'eredità, non un caso

Quello che emerge dalla ricerca è un cambio di prospettiva profondo. Il microbiota non è un dettaglio biologico secondario. È la prima eredità che una madre trasmette ai suoi cuccioli, prima ancora del colore del pelo, della struttura ossea, del temperamento genetico.
Un microbiota materno sano, vario, ricco di batteri simbionti in piena attività, è la condizione di partenza per un cucciolo che avrà le risorse intestinali, immunitarie e neurologiche per affrontare la vita. Un microbiota materno impoverito - da diete scorrette, da stress cronico, da uso eccessivo di antibiotici, da condizioni di allevamento non ottimali - trasmette una fragilità biologica che il cucciolo dovrà compensare, spesso senza averne gli strumenti.
Analizzare il microbiota della gatta prima del parto, intervenire dove necessario con nutrizione mirata e supporto probiotico, monitorare i cuccioli nelle prime settimane: non è un lusso per allevatori attenti. È il primo atto di cura verso una vita che ancora non è nata.

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