Pupille verticali, orizzontali e circolari: uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha rivelato la sorprendente correlazione tra nicchia ecologica e forma della pupilla di un animale. I ricercatori dell'Università della California, Berkeley, in collaborazione con l'Università di Durham nel Regno Unito, hanno analizzato gli occhi di 214 specie terrestri arrivando alla conclusione che la forma della pupilla è un forte predittore della nicchia ecologica, cioè definisce se l’animale è una preda o un predatore. In base alla forma della pupilla, le specie esaminate sono state divise in tre gruppi: pupilla verticale, circolare e orizzontale.
Chi ha la pupilla verticale
Gli animali che hanno pupille a fessura verticale sono piccoli predatori da agguato attivi sia di giorno che di notte, che cacciano vicino al suolo, come gatti, volpi, molti serpenti e coccodrilli. In condizioni di scarsità luminosa, questo tipo di fessure consente una maggior dilatazione della pupilla per far entrare molta più luce; nel gatto ad esempio c’è una variazione tra contrazione o miosi e dilatazione o midriasi di 135 (a differenza dell’occhio umano che subisce una variazione di appena 15 volte). Questo conferisce un vantaggio ai cacciatori crepuscolari e notturni. Le pupille con fessura verticale, inoltre, permettono di valutare con estrema precisione la distanza necessaria per balzare su una potenziale preda.

Chi ha la pupilla circolare
Le pupille circolari, presenti anche nell’uomo, sono collegate a predatori che hanno occhi lontani dal suolo, quindi più alti, ed attivi, cioè animali che non tendono agguati ma che inseguono attivamente le loro prede, come ad esempio lupi, cani e grandi felini. In questo caso il campo visivo non è particolarmente ampio ma la visione risulta nitida anche a lunga distanza; sono ottime per la visione generale diurna.

Chi ha la pupilla orizzontale
Le pupille a fessura orizzontale, invece, sono caratteristiche delle prede, solitamente erbivore e con occhi posizionati ai lati della testa, come capre, pecore, cervi e cavalli. Questo tipo di pupilla da un lato offre una visione panoramica con angoli ciechi minimi, consentendo di individuare il movimento di potenziali predatori anche lateralmente, e dall’altro permette di mantenere il terreno a fuoco durante la fuga. Un altro vantaggio delle pupille allungate orizzontalmente è che limitano la quantità di luce abbagliante che proviene dal sole, consentendo di vedere meglio il terreno per la ricerca di cibo. Secondo questa descrizione quando l’animale abbassa la testa per brucare, le pupille si inclinerebbero seguendone il movimento e diventerebbero verticali. Ma non è quello che accade. Per verificarlo, Banks e Love, i due coautori dello studio, hanno trascorso molte ore in zoo e fattorie ad osservare i diversi animali. "Effettivamente, quando capre, antilopi ed altre prede al pascolo abbassavano la testa per mangiare, i loro occhi ruotavano per mantenere l'allineamento orizzontale delle pupille con il terreno" ha affermato Banks. Questo meccanismo si chiama ciclovergenza: gli occhi possono ruotare fino a 50° in modo che le pupille rimangano parallele al terreno.

Lo scopo è l'armonia
Il team di ricercatori ha poi analizzato le relazioni evolutive della forma della pupilla tra le specie esaminate, arrivando alla conclusione che in natura nulla si evolve per caso ma è tutto finalizzato a garantire una perfetta armonia tra animale e habitat. "Se un animale diventa notturno, è probabile che sviluppi una pupilla verticale, se diventa diurno, ha una pupilla rotonda. […] I cambiamenti sono associati alla loro nicchia ecologica" ha detto uno dei coautori. Gli scienziati hanno sottolineato che questa ricerca si è concentrata sulle specie terrestri ma in studi futuri prevedono di esaminare forma e posizione degli occhi ed associazioni evolutive tra specie acquatiche, aeree ed arboricole.








