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Lutto e senso di colpa: come affrontare il momento dell'addio

Come ci si prepara al momento dell’eutanasia o della morte naturale? E come si preparano i veterinari per sostenere le famiglie. Lifeanimal ha parlato con un comportamentalista
Autore:
Giulia Pezzolesi
aggiornato il
23/01/2026

La morte del proprio animale domestico è un lutto che molti non sono in grado di affrontare da soli; una perdita che può generale sensi di colpa, soprattutto se la decisione viene presa dai proprietari. “La morte, a volte, fa meno male della vita. Per questo non dobbiamo averne paura”. Se un mito oltre il tempo come Jim Morrison sosteneva di non spaventarsi davanti alla morte, molto spesso siamo terrorizzati dall’affrontare quel momento. Soprattutto se si tratta dei nostri amici animali, veri e propri componenti della famiglia.

Come prepararci a questo lutto? Ne abbiamo parlato col dottor Franco Fassola, veterinario comportamentista, esperto in Medicina Comportamentale, Tanatologo e Counselor Sistemico Relazionale. La sua attività clinica è dedicata all’accompagnamento di famiglie con un animale morente. Un lavoro in team con la Dott.ssa Barbara Alessio, psicologa clinica, psicoterapeuta e tanatologa, esperta nell'elaborazione del lutto e nel supporto psicologico durante il distacco.

La morte del proprio animale domestico è una questione spinosa che riguarda un po’ tutti. Come ci si prepara al momento dell’eutanasia o della morte naturale?

“E’ necessario che i proprietari dell’animale si preparino aiutati dai veterinari. Il veterinario non può solo avere il compito di “fare l’ultima puntura” ma deve anche saper accompagnare i familiari psicologicamente. Deve innanzitutto essere chiaro sin da subito sulle condizioni dell’animale e sul da farsi. Saper consigliare la strada migliore ed essere trasparente. Dire apertamente che da lì a poco saranno rimasti pochi momenti da passare insieme”.

Come si supera la colpa? Cioè la decisione che, a volte, noi prendiamo per loro, per non farli soffrire?

“Il senso di colpa si supera parlandone. E’ fondamentale guardasi intorno, sfogarsi e capire che non si è gli unici ad aver scelto per l’animale. Altri padroni hanno fatto lo stesso. Per mettere in comunicazione le persone tra loro abbiamo creato gruppi d’ascolto tra chi ha perso un animale. In questo modo la storia di ognuno si condivide e insieme è più facile dirsi: "E’ stata la scelta giusta. Prima o poi sarebbe successo". Anche la condivisione sui social può essere utile. Non ci si deve vergognare del lutto di un animale. Durante uno di questi Deth café, (caffè dove si parla di un lutto) una signora ha raccontato la sua esperienza che mi ha molto colpito. Non aveva mai avuto animali, a differenza di una sua cara amica che perde il suo animale domestico. In quei momenti la signora non ha accolto la sua sofferenza, non l’ha compresa. Risultato: ha perso quell’amicizia. Capirà l’errore solo anni dopo, quando si trova a perdere un animale anche lei. Capisce che non avrebbe dovuto trattare in modo superficiale la sua amica. E’ bene non sottovalutare una perdita perché potrebbe portare anche a conseguenze più gravi".

Dottor Franco Fassola

Per esempio un lutto patologico, cioè prolungato? Un recente studio inglese sostiene che è possibile…

“Sì è vero, uno studio avvalla questa tesi, perché il lutto di un animale può far emergere altre problematiche dimenticate e quindi trasformarsi in uno stato di malessere prolungato (in medicina si definisce patologico dopo 6/7 mesi)”.

Abbiamo parlato della preparazione dei proprietari. Invece per i veterinari?

“Noi veterinari lavoriamo molto su noi stessi per essere in grado di accogliere con affetto la famiglia dell’animale. Abbiamo dei gruppi dove tra noi ne parliamo perché sono decisioni pesanti da prendere. E qui si apre anche il tema di chi non si sente di fare l’eutanasia, non è scontato che tutti i veterinari la facciano. In America ci sono cliniche che si occupano solo dell’assistenza al fine vita perché è una “materia specifica” e anche gli operatori che lo fanno sono specializzati”.

C’è una storia, in tutti questi anni, che l’ha colpita e ricorda con affetto?

“Sì, riguarda un cane malato. Di lì a un mese sarebbe morto ma insieme ai padroni siamo riusciti ad “accompagnarlo” con una terapia per circa 30 giorni. I proprietari hanno avuto tutto il tempo per salutarlo e per restare con lui ancora un po’. Hanno potuto riflettere su cosa significava quella perdita per loro. L’hanno metabolizzata poco a poco. Più si riesce a strutturare il momento di “accompagnamento” alla morte, meglio è”.

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