E' stato individuato a Milano, il primo caso umano europeo di influenza aviaria da virus A(H9N2). A comunicarlo è il Ministero della Salute, spiegando che si tratta di una persona fragile, con patologie concomitanti, contagiata fuori dall’Europa e ora ricoverata per una forma definita a bassa patogenicità.
Secondo quanto riferito dal Ministero, il contagio sarebbe avvenuto in un Paese extraeuropeo. La Regione Lombardia ha individuato e notificato il caso, facendo scattare subito il coordinamento con il Ministero, l’Istituto superiore di Sanità e la rete dei laboratori di riferimento nazionale. Si tratta di un caso isolato e non vi sarebbe evidenza di trasmissione interumana, tuttavia, sono state inoltre avviate l’indagine epidemiologica e le verifiche sui contatti, nell’ambito delle normali attività di prevenzione e sorveglianza.
Cos'è l'influenza aviaria
Dal 1998 a oggi sono stati diagnosticati circa 170 casi umani nel mondo, quasi tutti legati a contatti diretti con volatili infetti, senza che il virus abbia mai acquisito la capacità di trasmettersi stabilmente tra le persone. Identificata per la prima volta in Italia più di un secolo fa, l'influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell'influenza di tipo A, che può essere a bassa o ad alta patogenicità. Diffusa in tutto il mondo, l'influenza aviaria è in grado di contagiare pressoché tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogeniche e contagiose che generano epidemie acute. Se causata da una forma altamente patogenica, la malattia insorge in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi.
La paura della pandemia
La paura di una nuova pandemia, originata da un passaggio del virus aviario all’uomo, ha messo in moto una serie di misure straordinarie prevenzione in tutto il mondo. Dal punto di vista biologico e virologico, l’H9N2 presenta caratteristiche di particolare interesse per la comunità scientifica. Sebbene i sintomi nell’uomo siano generalmente lievi con una virulenza decisamente inferiore rispetto ai ceppi H5N1 o H7N9, il virus ha mostrato nel tempo mutazioni che ne hanno aumentato l’affinità per i recettori delle alte vie respiratorie umane. Il rischio principale risiede nel potenziale pandemico: l’H9N2 circola ampiamente nelle popolazioni avicole di Asia e Africa occidentale, agendo spesso come “donatore” di segmenti genici per altri virus influenzali attraverso processi di riassortimento genetico.
Prevenzione e monitoraggio
Per i biologi e i professionisti sanitari, l’episodio ribadisce la necessità di potenziare la sorveglianza One Health, integrando i dati della sanità animale e umana. Monitorare le mutazioni genomiche per intercettare precocemente segnali di adattamento all’uomo. Investire nella diagnostica differenziale per i casi di sindromi respiratorie sospette in viaggiatori provenienti da zone endemiche. Sebbene il rischio immediato sia nullo, l’attenzione resta alta a livello globale per prevenire che nuovi salti di specie possano trovare il sistema sanitario impreparato.








