Rischia di morire con una pianta velenosa, la medicina tradizionale non le dà speranza, “risorge” con le cellule staminali. Itaca è una labrador cioccolato di poco più di tre anni, vivacissima, muscolosa, un piccolo vulcano che erutta energia. Il 21 aprile 2025 Itaca, dopo averla ignorata dalla nascita, decide di assaggiare le invitanti bacche rosate che la pianta femmina di Cycas produce abbondantemente nel suo cuore sulla sommità.

Purtroppo non vomita subito, sarebbe stata la soluzione, non dà alcun segnale di malore fino a quando, qualche giorno dopo, inizia a stare male. Viene portata d'urgenza in una clinica veterinaria. Purtroppo ormai una parte di quelle bacche sono state digerite, le bucce vengono trovate nelle feci. Le viene indotto il vomito, ma ormai c’è ben poco da rigettare.
La vita di Itaca è appesa a un filo
Il veterinario informa il proprietario della estrema gravità di quanto accaduto, e, senza tanti giri di parole, spiega che la mortalità per avvelenamento da Cycas è elevata, non esistono antidoti né farmaci, l’azione del veleno è lenta ma inesorabile. I valori del sangue AST, ALT e ALP di Itaca schizzano a circa trenta volte i valori ritenuti normali, la bilirubina è fuori range. Itaca è strana, con lo sguardo allucinato, ma non ha perso le sue energie continuando a scodinzolare, viene ricoverata diversi giorni, le vengono praticate numerose flebo, somministrati tutti i possibili farmaci detossicanti e integratori, persino iniezioni di plasma, nei confronti della quali ha avuto rigetto. Le analisi continuano a peggiorare ulteriormente nelle due settimane successive, poi inizia un miglioramento. Ma ben presto è chiaro che non è il momento di cantare vittoria.
Infatti non è finita lì, dopo circa un mese e mezzo dall’avvelenamento, quando ci si inizia a illudere di averla scampata, nel giro di 24 ore il suo addome diventa improvvisamente gonfio e duro. Di nuovo corsa in clinica: Itaca ha una ascite: presenza di liquidi nell’addome, provenienti dalla vena porta che, per l’appunto, dovrebbe trasferire al fegato i liquidi da processare e purificare, ossia sangue proveniente dall’intestino, milza e pancreas. Il fegato, danneggiato a livello cellulare, si comporta come una spugna irrigidita, non è più in grado di accogliere i fluidi i quali cercano altre strade dove capita. Il pericolo più imminente è quello che l’eccessiva presenza di liquidi nell’addome bloccasse il movimento del diaframma e di conseguenza arrivasse la morte per soffocamento. E allora le infilano una cannula nell’addome e via con il drenaggio (aveva già circa 5 litri nell’addome), per scongiurare il pericolo più imminente. Ma ovviamente, non avendo risolto la causa, nei giorni successivi l’addome ricomincia a gonfiarsi inesorabilmente. Il fegato, pur in grado di rigenerarsi se danneggiato parzialmente, si era danneggiato oltre le sue capacità rigenerative, in pratica oltre una soglia di non ritorno.
Mesi di calvario tra ricoveri e analisi
Da quel momento inizia il calvario, notti insonni per cogliere i primi segnali di un possibile affaticamento respiratorio, mentre durante il giorno consulti presso altri veterinari nel disperato tentativo di trovare soluzioni. Purtroppo i medici consultati erano tutti concordi che non ci fosse una terapia diversa ossia una terapia di supporto ma non risolutiva: i risultati delle analisi non sono compatibili con la vita, sembrava fosse solo questione di tempo, la famiglia i sarebbe dovuta preparare ad addormentarla dolcemente per sempre. Alti e bassi nei due mesi seguenti, un passo avanti e due indietro. A fine luglio di nuovo un drenaggio per tenerla in vita, ha ormai nove litri di liquidi nell’addome, quasi un terzo del suo peso.

Poi, si apre un nuovo miracoloso spiraglio: al proprietario di Itaca viene segnalato il nome di un veterinario, il dottor Marco Polettini, che si occupa di infusione di cellule staminali, insieme al suo braccio destro, la dottoressa Lavinia Pellegrini. Nonostante le perplessità, i pregiudizi, nei confronti di questa branca della medicina che mal si adatta alla sperimentazione con metodo scientifico e che stenta ad avere riconoscimenti ufficiali dal sistema sanitario nazionale, il proprietario di Itaca, ormai disperato, decide di tentare anche questa strada.
Il "miracolo staminiali" e la guarigione
Il 31 luglio Itaca viene visitata dal dottot Polettini che le preleva una semplice siringa di sangue, da cui vengono estratte queste misteriose cellule staminali, che le vengono iniettate il giorno dopo. Dopo qualche giorno in cui il suo addome ha continuato a crescere c’è una inversione di tendenza; inizia a perdere quasi un centimetro di circonferenza addominale al giorno. Ogni giorno, ogni giorno, per tutto il mese di agosto. I primi giorni di settembre vengono ripetute le analisi e il controllo ecografico: inspiegabilmente, da diverse angolazioni, il veterinario non trova una sola goccia di liquido nell’addome, il suo peso da 39 kg è tornato a 30 kg, le analisi per la prima volta mostrano valori perfettamente nella norma. Senza apparenti spiegazioni.
A distanza di più di un mese le analisi risultano tutte praticamente perfette, l'ecografia e una analisi dei liquidi biliari decretano che Itaca è guarita. In quattro mesi le spese per esami, farmaci, drenaggi, visite e consulti vari ammontano a circa 4mila euro, ossia 10 volte il costo della terapia di staminali. Itaca è nella sua famiglia, accanto alla sorella Golden retriever. Max, il proprietario, non ha accettato di perdere un cane di tre anni, nel pieno delle sue forze, ed ha fatto tutto il possibile, scientificamente o non scientificamente provato. Oggi hanno vinto.








