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Botti letali Capodanno: mai una multa per tutelare gli animali negli ultimi 5 anni. Comuni fuffa

I divieti fissati dai sindaci sistematicamente ignorati e trasformati in inviti. Zero sanzioni e gravissimi effetti sulla fauna
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
18/12/2025

L'inosservanza delle ordinanze dei sindaci è la vera costante metropolitana: quando la tradizione ignora la legge e la salute

Nonostante anni di appelli, divieti categorici e sanzioni salate, la notte di San Silvestro si conferma, nelle quattro principali metropoli italiane, come il momento di massima inadempienza civica nei confronti delle ordinanze comunali sui fuochi d'artificio. Torino, Milano, Roma e Napoli, pur con approcci giuridici differenti, hanno fallito nel far rispettare i divieti, trasformando l'ordinanza sindacale in un mero e inascoltato avviso.

L'analisi degli ultimi cinque anni (2020-2025) mostra un quadro sconfortante, dove il buon senso e la normativa vengono sistematicamente ignorati.

Torino: Il Comune ammette la "totale violazione"

Torino, città storicamente sensibile al benessere animale, ha sempre imposto un divieto assoluto nel periodo natalizio e in particolare a San Silvestro. Nonostante la chiarezza delle norme, le fonti comunali e i resoconti locali riconoscono apertamente la "totale violazione" delle stesse. L'inosservanza di massa ha reso vane le sanzioni amministrative, che pure prevedono multe fino a 500 euro.

Milano: i "botti proibiti" trasformati in un invito blando

A Milano, il percorso è stato più complesso. Un divieto generalizzato introdotto nel Regolamento per la qualità dell'aria è stato bocciato dal Tar Lombardia (Tribunale Amministrativo Regionale), che ha ritenuto l'atto un eccesso di potere del Sindaco in una materia di competenza statale. A seguito di questa sentenza, l'amministrazione ha ripiegato in alcuni anni su un blando "invito a evitare" botti e petardi, rinunciando di fatto alla repressione e lasciando che l'inosservanza dilagasse, come testimoniato dai picchi di inquinamento da PM10 registrati da ARPA.

Roma: il divieto all'italiana: "categorico" senza multe

Roma Capitale ha adottato con costanza un divieto categorico, spesso esteso fino all'Epifania, con l'obiettivo di tutelare il vasto patrimonio storico e la sicurezza pubblica. La vastità del territorio e la forte consuetudine radicata, specialmente nelle aree più periferiche, rendono tuttavia difficile un controllo capillare. Il risultato è una diffusione capillare dell'inosservanza, con migliaia di segnalazioni di spari nonostante le ordinanze.

A Napoli la "guerra" resta un fenomeno di massa

Napoli rappresenta l'esempio più eclatante di inadempienza. Sebbene le ordinanze sindacali (quando presenti) abbiano vietato l'uso di materiale pirotecnico, soprattutto nelle aree centrali, l'utilizzo di botti, petardi e fuochi d'artificio illegali è un fenomeno di massa. La stampa locale ha parlato senza mezzi termini di "ordinanza disattesa come era prevedibile", sottolineando la netta prevalenza della tradizione sullo strumento giuridico.

Il fallimento del diritto

L'inosservanza è aggravata da una fragilità di fondo delle norme comunali, spesso messe in discussione dalla giustizia amministrativa: i TAR hanno più volte ribadito che la disciplina degli esplosivi rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. Il Sindaco può intervenire solo con "ordinanze contingibili e urgenti" per pericoli circoscritti e immediati (Art. 50 e 54 del TUEL). Un divieto generalizzato su tutto il territorio comunale, per un periodo prolungato, viene spesso percepito dai giudici come un eccesso di potere e un'invasione di competenza. Questo indebolimento normativo a monte riduce l'autorità dell'ordinanza, fornendo un alibi indiretto a chi decide di non rispettarla e complicando il lavoro delle Forze dell'Ordine. La conseguenza più drammatica dell'inosservanza ricade sugli animali, motivazione chiave di molte ordinanze (in particolare a Torino e Roma).

Gli effetti sulla fauna non solo urbana

L'udito degli animali è amplificato: i botti, che possono superare i 190 decibel (dB), provocano negli animali domestici (cani e gatti) e nella fauna selvatica (uccelli, ricci, volpi) shock, attacchi di panico e tentativi di fuga incontrollati, da considerare i 400 decessi per infarto di cani e gatti stimati ad ogni primo dell’anno. Nelle aree Nelle aree urbane delle quattro città, la fauna selvatica è la vittima più invisibile ma, numerosa. Uccelli come storni e passeri, spaventati, strappati al sonno, si alzano in volo in massa, perdendo l'orientamento si schiantano al suolo o contro ostacoli. Il risultato sono collisioni fatali con cavi elettrici, finestre e palazzi, portando alla morte per trauma. Mammiferi come ricci e volpi fuggono dai loro rifugi e, in preda al panico, attraversano strade con esiti spesso fatali.

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