La morte di un animale da compagnia è un dolore che non si può spiegare. Chi l’ha provato lo sa. Come ci si sente nel momento dell’abbandono, quando ciò che riempiva le tue giornate, all’improvviso se ne va. Non c’è più. Non ci sarà mai più. Per sempre. Quando Princess, la mia cavalla olandese compagna di vita se n’è andata, mi sono spesso sentita molto sola. Anche se non la vedevo tutti i giorni, il pensiero di lei riempiva le mie giornate. La immaginavo correre libera nel suo paddock insieme agli altri cavalli, mangiare carote e dormire sempre in piedi. In quindici anni insieme non l’ho mai vista seduta o stesa. Troppa l’adrenalina in corpo, troppa la sua voglia di sentirsi nel mondo e parte del mondo. Non c’era tempo di rilassarsi, come fanno molti suoi simili.

Il dono, arriva Chicco
Dopo di lei avevo scelto di non comprare un altro cavallo, un po’ per paura di non essere ancora pronta ad amare, un po’ per i miei impegni lavorativi. Ma dentro di me sapevo di voler prendermi cura, ancora una volta, di qualcuno. E così, è arrivato lui, un tenero asinello amiatino di nome Chicco (razza originaria del monte Amiata, in Toscana). Non avevo mai avuto a che fare con un asino. Non conoscevo l’infinita dolcezza che sa regalare. Del resto, chi si prenderebbe in casa un asinello? Bè, io l’ho fatto e non me sono assolutamente pentita, anzi. Mi ha insegnato a non aver paura di guardarci dentro, alla fine tutti siamo frangibili e piccoli, tutti abbiamo bisogno di qualcuno per sopravvivere ed essere felici.
La storia, da randagia ad animale di famiglia
La storia di Chicco, come quella di tanti “randagi”, comincia tre anni fa. Apparteneva a un contadino delle campagne marchigiane. Non si sa come ci fosse arrivato ma il contadino dice che per lui è solo un peso, mangia tutto quello che trova, non serve a nulla, non è domato. Vuole sbarazzarsene. E così arriva a casa di una nostra conoscente di Pesaro. Lì vive in un grande terreno con quattro cavalli. Diventano inseparabili. Gli asini, infatti, soffrono tantissimo la solitudine, vogliono sempre stare in compagnia. Ma sono anche animali molto delicati e vanno curati ogni giorno. Sono soggetti a pesanti dermatiti, soprattutto d’estate. Il corpo di Chicco era completamente ricoperto di macchie, non aveva quasi più il pelo in alcuni parti del corpo perché si grattava in continuazione. La vecchia proprietaria non poteva occuparsene avendo un bimbo piccolo da gestire. Mia mamma viene a sapere che volevano darlo via. Guarda caso, era proprio il giorno del mio compleanno, il 2 aprile. E così Chicco arriva come mio regalo del cuore.



La nuova vita
Lo portiamo nel maneggio di famiglia, a Fano. L’idea era quella di farlo vivere in un grande paddock insieme ad un pony chiamato Teresina. Ma appena li mettiamo insieme Chicco scappa e si infila nel recinto dei cavalli! Quella piccola peste voleva stare con loro perché così era stato abituato, a vivere in branco. Piangeva, ragliava fortissimo non appena cercavamo di separarlo da loro. Dopo qualche giorno, però, si abitua alla presenza di Teresina e ora fanno tutto in simbiosi, mangiano il fieno attaccati sotto la capannina, giocano a rincorrersi, non si separano mai.
Dal primo giorno della sua nuova vita, abbiamo vinto piccole sfide quotidiane. Pochi giorni dopo il suo arrivo, inizia a piovere fortissimo. Decidiamo di mettere tutti i cavalli in box, anche Chicco e la pony. Peccato che non ci fosse verso di farlo entrare in quei quattro metri quadrati. Per lui era una cosa nuova ed era spaventato. Testardo come un asino, in tutto e per tutto. Si impunta davanti al box e resta lì fermo immobile. Dopo vari tentativi e con un po’ di cibo ce l’abbiamo fatta. Ora quando c’è tempo brutto entra tranquillamente senza fare storie. È molto intelligente, impara subito i comandi. Ha un cuore tenero, adora i bambini, si fa fare di tutto. Odia i cani che lo inseguono e provano a mordergli la codina. È capace di infinite tenerezze. Quando vado a prenderlo si appoggia con tutto il muso all’insù nella mia pancia e sta lì fermo finché non lo riempio di carezze. La cosa che più mi colpisce, però, è l’estrema voglia di stare a contatto con le persone. Appena ci si allontana, comincia a ragliare perché non vuole essere lasciato solo. Anche quando montiamo i cavalli vicino al suo recinto, lui si scatena, inizia a correre e raglia come a dire: “Hei, sono qui prendete anche me!” Non avevo mai visto un animale così socievole e dolce con le persone. Lui vorrebbe stare con te sempre, non ti lascerebbe mai, ha un bisogno estremo di creare un rapporto con l’essere umano. A volte, quando lo porto a mangiare l’erba, a differenza di tutti gli altri cavalli, lui non bruca con voracità ma resta immobile a fissarti: “Non mi importa di mangiare, voglio solo stare qui con te. Non mi serve altro per essere felice”. Nella mia testa quello che si ripete è questo. Una frase semplice che noi umani, a volte, non ci sogneremmo mai di pensare.

Asino da lavoro? No, da compagnia
È incredibile quanta sensibilità si nasconda in un animale che per secoli è stato considerato solo “da lavoro” invece che “da compagnia”. Odia l’acqua. Quando è arrivato per tre mesi abbiamo dovuto lavarlo con un sapone specifico per la dermatite che lo ha guarito in pochissimo tempo. Ma ogni doccia era una lotta. Forse perché non era mai stato abituato prima. Oltre ad essere docile e affabile con tutti, è un concentrato di energia. Quando lo porti alla longia e lo liberi nel campo in sabbia si rotola restando steso e sembra una cotoletta. Poi inizia a galoppare e sgroppare come un puledro! Tira le orecchie indietro e via!
Oltre all’inguaribile romanticheria del suo carattere c’è una profonda testardaggine in lui. Certo, lo impone il carattere genetico. Se dice no è no, non puoi combatterci. Un giorno non voleva più rientrare nel recinto. Sono stata mezz’ora a tirarlo ma nulla. L’ho lasciato lì davanti legato e lui, per protesta, nemmeno mangiava l’erba, stava fermo con aria di sfida. Poi lo stalliere lo ha attirato col del mangime ed è entrato. Una tempesta di caparbietà e furbizia. Capisce quello che non deve fare ma sa che verrà perdonato e quindi disobbedisce.
Molte persone, quando gli dico che ho preso un asino, sgranano gli occhi: “Un asino!!! E che te ne fai?”. La realtà è che non me ne faccio nulla. Ma a volte, forse, tutti abbiamo bisogno del nostro “nulla” per sopravvivere e ricostruirci un po’ di insana e illusoria felicità.








