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Regolamento Sinac, allevatori: “Ministero senza competenze"

L'associazione allevatori Gac contesta la bozza di regolamento sulla tracciabilità scritta dal ministero della Salute. Si apre una battaglia
Autore:
Attilio Presta
aggiornato il
10/03/2026

Animali da compagnia, il GAC contro la bozza Sinac: “Norme scritte senza competenze. La Direzione Generale della Sanità e del Farmaco (Ministero della Salute) deve sentirsi in imbarazzo per la deroga proposta da Enci”. La fase attuale del confronto sul Regolamento Sinac (Sistema identificazione nazionale animali compagnia) è quella della trasmissione delle bozze agli stakeholder per la raccolta delle osservazioni. Ma dal Gruppo Allevatori Cinofili (GAC) arriva una critica durissima: “Non è più il momento delle correzioni tecniche, bensì quello di portare competenze a un’amministrazione che, secondo l’associazione, ha già normato un settore che non conosce e che non ha voluto coinvolgere. Un’impostazione che, per il GAC, ha prodotto un danno strutturale all’allevamento italiano e che oggi mette in discussione la credibilità stessa della Direzione Generale di Giovanni Filippini”.

"La bozza di regolamento nasce da carenze di conoscenze tecniche"

Il GAC sostiene che la bozza in consultazione “non possa rimediare a un’impostazione nata da una carenza di conoscenze tecniche sulla gestione degli allevamenti, settore che la normativa europea considera parte integrante del sistema di prevenzione sanitaria. L’associazione denuncia che il sistema sanitario veterinario nazionale continua a resistere al cambio di paradigma richiesto dall’UE, un cambio che richiede competenze specifiche che non sarebbero presenti negli uffici che hanno redatto le norme e tanto meno in quelli territoriali, abituati per anni a considerare gli allevamenti “usando il metro”, mentre oggi sono chiamati a valutare oggettivamente il rischio sanitario e il benessere etologico delle specie e delle razze ospitate”.

"Gli allevatori sono un presidio sanitario"

Il GAC sottolinea inoltre “che la vera tracciabilità degli animali da compagnia, quella che tutela la salute pubblica e che vede negli allevatori etici un presidio sanitario, riguarda soprattutto il randagismo commercializzato e le importazioni illegali di cuccioli dall’estero, fenomeni che rappresentano i principali vettori di malattie già eradicate in Italia e oggi in preoccupante riemersione”. Per l’associazione, concentrare l’attenzione sugli allevamenti etici mentre si lasciano aperti varchi nei flussi non controllati significa indebolire l’intero sistema di prevenzione.

Le accuse dirette a Enci

A rendere il quadro più critico, il GAC punta il dito contro “i tentativi di Enci, che avrebbe proposto una deroga definita “giuridicamente insostenibile e che - afferma l’associazione - l’amministrazione deve sentirsi in imbarazzo ad aver anche solo valutato. Una pressione interpretata come espressione di interessi di parte, non di un approccio tecnico coerente con gli obiettivi europei e con la tutela della salute pubblica”.

 

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