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Randagi e tracciabilità Sinac: il ministero Sanità chiude agli esperti

A sorpresa la Direzione generale della Sanità animale riununcia a confrontarsi con gli allevatori sui "buchi neri" del sistema di tracciabilità Sinac. Il caso
Autore:
Fabio Carosi
aggiornato il
23/03/2026

Dopo oltre un anno di sollecitazioni rivolte alla Direzione generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari (Dgsaf) sui "rischi di una normativa elaborata senza adeguate competenze nel settore degli animali da compagnia" e un incontro fissato per il 25 marzo "l'appuntamento è stato annullato senza motivazione e senza rinvio".

La denuncia del Gac

Lo afferma il Gruppo allevatori cinofili (Gac) spiegando che "il nostro obiettivo è la tracciabilità, altrimenti si finisce per favorire commercio illegale e randagismo e non si controllano i rischi sanitari". Il Gac chiede l'intervento del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato affinché "laddove lo Stato sbaglia, abbia l'umiltà di correggere e garantire il rispetto del lavoro etico di un intero comparto".

Lazio e Piemonte lavorano insieme agli allevatori

L'associazione ricorda che c'erano stati anche tavoli istituzionali con Regione Piemonte e Regione Lazio "per la revisione delle rispettive leggi sul benessere animale" e che sembrava essersi "finalmente aperto un canale di confronto anche con il ministero della Salute". "Meno di un mese fa, all'indomani dell'annuncio della imminente pubblicazione del Sinac (il Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia) - racconta Attilio Presta, presidente del Gac - la Dgsaf ci ha finalmente riconosciuti come portatori di interesse, inviandoci in visione la bozza del regolamento. Dopo averla analizzata, abbiamo chiesto un incontro con il direttore generale Filippini e trasmesso in anticipo le nostre osservazioni, come richiesto. Due giorni dopo, l'annullamento dell'incontro".
Le osservazioni dell'Associazione riguardavano principalmente "l'efficacia del sistema di tracciamento previsto dal Sinac, che non inciderebbe sui reali fattori di rischio per la salute pubblica: il commercio illegale di cuccioli da e verso l'Italia e il randagismo strutturale fenomeni che rappresentano le vere fonti di diffusione di zoonosi e del ritorno di malattie ormai eradicate".

Cosa dice la direttiva Europea

"La direttiva europea 429/2016 - ricorda Presta - affida agli operatori un ruolo centrale nella prevenzione sanitaria e introduce un cambio di paradigma. In Italia, invece, il recepimento (D.lgs. 134/22) è stato calato su un impianto normativo vecchio anche di 90 anni, che continua a confondere l'allevamento con la mera detenzione, ignorando completamente il benessere etologico delle specie e delle razze. Il risultato è un sistema che penalizza gli allevamenti - primo presidio di prevenzione - e lascia aperte falle enormi proprio dove si annidano i rischi reali". Il Gac aveva proposto correttivi tecnici e implementazioni più rigide, anche a costo di maggiori oneri per gli allevatori, "per senso di responsabilità e per evitare un fallimento annunciato della tracciabilità". Per l'associazione, l'annullamento dell'incontro rappresenta un segnale preoccupante.

I perché del confronto mancato

"È grave - afferma Presta - che un'amministrazione centrale dello Stato chiuda la porta agli stakeholders per proteggere se stessa. È la conferma di uno Stato che non vuole affrontare davvero i problemi legati alla salute pubblica e al benessere animale. Noi non abbiamo la forza di una lobby, ma abbiamo competenza e trasparenza. Chi le possiede entrambe non teme il confronto". "L'epilogo di questa vicenda - conclude l'associazione - dimostra che le nostre osservazioni hanno colpito nel segno. Se il benessere animale e la salute pubblica fossero davvero priorità, la DGSAF non avrebbe alcun motivo per sottrarsi al confronto".

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