
Pedigree, si o no? Intanto traduciamo dall'inglese: è il certificato genealogico che vale per tutti gli animali la cui specie è ufficialmente riconosciuta: quindi cani, gatti, equini e bovini e ovini. L'obiettivo? La conservazione di determinate caratteristiche dovuto alla selezione che l'uomo ha fatto. Chi pensa al colore del manto o all'ampiezza del cranio vede solo il “lato estetico”, ma ciò che conta è la "carta d'identità genetica", che certifica l'assenza di malattie ereditarie
Tralasciando cavalli, equini, bovini, ostentare un cane con pedigree senza saperlo leggere è sconsigliato. Ecco allora una guida alla lettura di un documento che ha principalmente valore sanitario e che, per chi decide di rivolgersi ad un allevatore, è una patente ufficiale riconosciuta dall'Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) che deve essere rilasciata e che è considerata uno strumento di trasparenza nel rapporto tra proprietario e allevatore.
Cosa c'è scritto
Nella “patente canina” o carta d’identità genetica c'è la storia dell'esemplare: la genealogia comprensiva di antenati sino alla quarta generazione, la presenza o meno di patologie come le diverse displasie e in che gradi di classificazione e nella “pagina genealogica” i “titoli” estetici guadagnati sul campo. Per chi ambisce ad un cucciolo campione di bellezza nazionale o internazionale, c'è un'apposita tabella che ripercorre il curriculum sempre sino alla quarta generazione.
Quando i dettagli diventano fondamentali

Premesso che l'allevatore deve richiedere ad ENCI il rilascio del Pedegree attraverso il Modello “B” entro 90 giorni dalla data del parto, nei moduli deve comparire, come allevatore, colui che è realmente proprietario della madre al momento del parto. Se così non è, c’è un problema.
Fatta la legge, trovato l'inganno
Purtroppo, possono esistere situazioni in cui qualcuno cede la proprietà della madre in anagrafe canina, ma continua a trattenere il pedigree, spesso per evitare che il privato faccia cucciolate o ancora peggio per iscriverle a nome del proprio allevamento anche se addirittura gestite da altri. Risultato? Confusione, irregolarità e in alcuni casi veri e propri raggiri. Ciò può essere ancora più frequente quando l’allevatore è anche titolare di affisso (il “cognome” dell’allevamento) al solo fine di aumentarne il valore in accordo con chi aveva comprato il cucciolo presso il suo allevamento o quando quel cane è stato ceduto ad altri al solo fine di rientrare nelle autorizzazioni sanitarie da sempre basate sul numero di cani di proprietà.
Diversamente, quando un cucciolo porta nel nome un affisso o un suffisso ufficiale, significa solo una cosa: deve proviene da un allevamento riconosciuto e tracciabile che è proprietario della fattrice. È un dettaglio che vale oro, perché racconta serietà, responsabilità e un lavoro fatto alla luce del sole.
L’anagrafe canina: il controllo semplice che ti evita problemi
Oltre al pedigree, ogni cane è registrato in anagrafe canina tramite microchip. Le cucciolate devono quindi essere registrate in anagrafe a nome del proprietario della fattrice il quale, successivamente ai 60 giorni di età, se cede il cucciolo deve presentare in Anagrafe canina un passaggio di proprietà (che deve esservi sottoposto completo di tutti i dati e dovete firmare) e rilasciare al nuovo proprietario un attestato di avvenuta trascrizione. Incrociare i dati dell’anagrafe con quelli del pedigree è un piccolo passo che permette di verificare chi è il vero proprietario della madre, chi ha reamente gestito e cresciuto la cucciolata e chi ha titolo per richiedere il pedigree (che diventerà sul pedegree l’allevatore) e se tutto è coerente e regolare.
Una verifica che chiunque può fare chiedendo all’allevatore il certificato di iscrizione in anagrafe canina, che viene rilasciato nel momento in cui viene inserito il microchip ad ogni cucciolo, e che fa la differenza tra un acquisto sicuro e un acquisto a rischio.
Le scorciatoie
Meglio evitare situazioni come cucciolate “in conto terzi”, dove i cuccioli nascono in casa di privati ma l’allevatore si tiene i documenti, o promesse vaghe (“poi te lo do”, “arriva più avanti”, “tanto è sicuro”) e pedigree che non combaciano con i dati reali della madre. Infine, solo l’ENCI, attraverso il Modello B e la richiesta di attestato di inoculazione del microchip, può garantire la correttezza delle registrazioni verificando che i dati siano coerenti anche in anagrafe canina.
Le tre verifiche che ogni acquirente dovrebbe fare
Oltre il lato affettivo, chi decide di acquistare da un allevatore, deve prendere visione del pedigree in originale, controllare l’anagrafe canina della madre e accertarsi che il cucciolo porti l’affisso dell’allevamento, solo laddove risulta proprietario della madre
Scegliere bene per tutelare il cane, non solo se stessi
Scegliere un allevatore serio non è solo una garanzia per chi compra: è un gesto di rispetto verso il cane e verso l’intero mondo della cinofilia. Con un po’ di consapevolezza in più, si possono evitare falsi allevatori, scorciatoie pericolose e situazioni poco chiare — e garantire al proprio futuro compagno un inizio di vita pulito, tracciato e sicuro.





